Hopper e Dylan Penn, figli di Sean, insieme in un film: "Lavorare con la famiglia? È bello ma a piccole dosi"
di Paola JacobbiIl nepotismo fa anche cose buone. Per esempio: il film Signs of Love in uscita l'11 maggio, con un cast di fitte parentele. Il protagonista è Hopper Penn, accanto a lui Dylan Penn, sua sorella. Sono i figli della coppia formata da Sean Penn e Robin Wright, che sono stati insieme quasi vent'anni. Inoltre, co-protagonista femminile del film è Zoë Bleu, figlia di Rosanna Arquette, anche lei tra gli interpreti.
Opera prima del regista-sceneggiatore Clarence Fuller, ambientato nella periferia di Philadelphia, tra skateboarder e delinquenti, Signs of Love è la storia di Frankie (Hopper Penn), spacciatore per necessità e dotato di buon cuore. La madre è morta di cancro, il padre è uno sciagurato sempre strafatto. Frankie si occupa come può di Patty (Dylan Penn), la sorella ubriacona, e del nipote, a cui vorrebbe regalare una vita normale. Incontra una ragazza non udente (Zoë Bleu): i segni d'amore del titolo alludono al …
Il nepotismo fa anche cose buone. Per esempio: il film Signs of Love in uscita l'11 maggio, con un cast di fitte parentele. Il protagonista è Hopper Penn, accanto a lui Dylan Penn, sua sorella. Sono i figli della coppia formata da Sean Penn e Robin Wright, che sono stati insieme quasi vent'anni. Inoltre, co-protagonista femminile del film è Zoë Bleu, figlia di Rosanna Arquette, anche lei tra gli interpreti.
Opera prima del regista-sceneggiatore Clarence Fuller, ambientato nella periferia di Philadelphia, tra skateboarder e delinquenti, Signs of Love è la storia di Frankie (Hopper Penn), spacciatore per necessità e dotato di buon cuore. La madre è morta di cancro, il padre è uno sciagurato sempre strafatto. Frankie si occupa come può di Patty (Dylan Penn), la sorella ubriacona, e del nipote, a cui vorrebbe regalare una vita normale. Incontra una ragazza non udente (Zoë Bleu): i segni d'amore del titolo alludono al linguaggio che lui impara ad usare per comunicare con lei ma anche ai sentimenti che, chissà, potrebbero guarire questo piccolo mondo malato.
Drammatico, emozionante, questo film indipendente e a basso budget mette in luce il talento dei fratelli Penn, ventinove anni lui e trentadue lei, due carriere nel cinema iniziate tra mille dubbi e rimaste volutamente sottotraccia. Nel frattempo, hanno fatto un po' di tutto: camerieri (entrambi), modelli (entrambi), studiato sceneggiatura (lei), imparato a fare le pizze (lui). Inevitabilmente, sono finiti a fare il mestiere di famiglia. Lui ha debuttato con il padre nel 2016 nel film The Last Face - Il tuo ultimo sguardo (2016), "anche se recitare, allora, era l'ultimo dei miei pensieri". Dylan aveva iniziato un anno prima, con una parte nell'horror Condemned.
Sono molto legati ai genitori, spesso li hanno anche seguiti nelle loro attività umanitarie. Anzi, nel momento in cui gli hanno proposto questo film, ormai quasi tre anni fa, Hopper stava proprio aiutando il padre che, con la sua associazione C.O.R.E. (Community Organized Relief Effort), specializzata in interventi in situazioni d'emergenza, aveva allestito delle strutture per fare i test per il Covid in giro per Stati Uniti.
Signs of Love è una storia di emarginati. Viene difficile pensare che i figli di due star del cinema possano essere credibili, eppure lo siete.
Hopper: "La mia vita non somiglia a quella di Frankie, ma ho conosciuto tanta gente che vive in quel modo. E nel personaggio ho portato un po' di me, dei miei dolori, ognuno di noi ne ha. Ti segnano e in qualche modo ti definiscono".
Dylan: "Entrare nel personaggio di Patty non è stato straniante come potrebbe sembrare. Qualunque siano le nostre origini, tutti combattiamo ogni giorno, tutti abbiamo problemi, più o meno simili, più o meno gravi, e tutti inneschiamo dei meccanismi per affrontarli. I traumi non hanno la più pallida idea di quanti soldi abbiamo in tasca".
Voi due avete già lavorato insieme, in un film diretto da vostro padre (Flag Day - Una vita in fuga) . Inoltre, Hopper ha anche girato un film accanto a vostra madre Robin (Devil's Peak).
Hopper: "Dopo Flag Day - Una vita in fuga ho suggerito io stesso Dylan per Signs of Love e per Devil's Peak sono stato io a proporre mamma ai produttori perché secondo me sarebbero state giuste, i fatti mi hanno dato ragione".
Dylan: "Quando Hopper mi ha coinvolta in Signs of Love non ho avuto dubbi. Ho amato subito tutto di questo progetto che tocca delle corde molto intime. Per me è veramente un film sull'amore, quell'amore che non si vede ma si sente. Una forma d'amore che non è né perfetta né 'carina'. L'amore che ci rende umani ma che, a volte, non basta a dare un senso alla propria vita".
Com'è lavorare con i parenti?
Hopper: "Lavorare con i miei genitori e con Dylan mi piace ma idealmente preferirei non farlo troppo spesso in futuro, perché trovo giusto mettermi alla prova anche senza di loro. Infatti adesso ho fondato la mia casa di produzione e cercherò di mandare avanti dei progetti senza di loro. Ne ho qualcuno già pronto per partire".
Dylan: "Lavorare con i parenti è più facile di quel che gli altri possano immaginare! Prima con mio padre e adesso con Hopper mi sono trovata bene, in fondo è tutta la vita che facciamo pratica, no? Trascorrere del tempo insieme, costruire qualcosa insieme è bello quando si è legati come lo siamo noi. Abbiamo fiducia l'uno nell'altra e questo crea subito serenità. Inoltre, abbiamo girato in venti giorni, in piena pandemia e tutta la troupe scoppiava di entusiasmo: stavamo lavorando, la vita continuava".
Hopper, perché vuole fare il produttore?
Hopper: "Ho notato che sui set la persona che sta meglio è il produttore: fuma una sigaretta in relax e risponde a qualche email (ride, ndr). E poi, per una volta sarò io a fare i provini agli altri. Detesto i provini".
C'è un'altra professione che avrebbe voluto intraprendere?
Hopper: "Ho sempre voluto diventare uno chef, infatti anche adesso lavoro in una pizzeria di Los Angeles. È un locale di proprietà del mio padrino John Lamonica, ci vengo da quando ero bambino. Uno dei cuochi mi ha insegnato e mi insegna a fare un sacco di cose buonissime, soprattutto della cucina italiana. Che cosa mi riesce meglio? Gli gnocchi. E mi sto allenando sull'amatriciana. Il mio sogno è venire a girare un film o una serie in Italia, tipo la seconda stagione di The White Lotus, uno dei miei programmi preferiti dell'ultimo anno".
Lei, Dylan, invece, che ha studiato per diventare sceneggiatrice, crede che smetterà di fare l'attrice?
Dylan: "Nemmeno io amo i provini. Preferisco scrivere e un giorno vorrei debuttare come regista. Però non smetterò di recitare, almeno per ora, perché penso che l'esperienza come attrice mi renda migliore anche come scrittrice. Mi piace pensare che ci sono ancora tante cose diverse che desidero e forse posso fare".
Quando avete capito che i vostri genitori erano famosi?
Hopper: "Avrò avuto cinque anni e sono stato un po' sul set di un film di mio padre, La promessa. La gente lo fermava per chiedergli una foto. Però di quel set ricordo soprattutto quanto fossi terrorizzato da Benicio Del Toro. È altissimo, aveva un'acconciatura inquietante per interpretare l'assassino e mi faceva molta paura. Invece, mi sentivo benone accanto a Jack Nicholson che mi faceva divertire".
I vostri genitori vi hanno spinto verso questo mestiere? O crescere nell'ambiente lo ha reso inevitabile?
Dylan: "Loro non ci hanno spinto, mai. Da piccoli siamo cresciuti in una piccola città lontana da Los Angeles e abbiamo frequentato scuole normalissime, con bambini normalissimi".
In famiglia, chi sono i più spiritosi?
Hopper: "Io e la mamma, noi siamo i clown, da sempre. Ci piace ridere e far ridere. Dylan e mio padre sono molto più seri di noi. Mio padre si sforza di essere spiritoso, senza riuscirci. Ogni tanto effettivamente ci fa ridere, ma solo quando non vorrebbe".