✕

Tennis. Quella pazza mania di rompere le racchette

John McEnroe nel 1981 a Wimbledon 
Talvolta i tennisti se la prendono con loro e le distruggono dopo colpi sbagliati. Ora un libro le vendica e racconta la storia di uno sport dal punto di vista delle “smashing rackets”
1 minuti di lettura

Che cosa c'è dietro una racchetta da tennis? E dietro una racchetta spaccata? Il tennis è uno sport che non prevede il contatto fisico e ogni azione è mediata dalla palla, uno sport fatto di regole ferree e esiti imprevedibili. Sport di concentrazione e silenzio. Ma anche di frustrazione e stress. Che al momento buono fa perdere la testa. A raccontarlo è proprio lei, la smashed racket, la racchetta scagliata a terra, battuta contro la fioriera, distrutta con la forza che altri riservano all'avversario.

Parla narrando la storia, il carattere, le manie di giocatori celebri, da Becker a Kyrgios, da Panatta a Fognini, che non ce l'hanno fatta a trattenersi, prendendosela con quello che dovrebbe essere il primo alleato. Parla in Smashing Rackets (Hoepli) attraverso le immagini del fotografo Filippo Trojano e le didascalie del giornalista Federico Ferrero. Ne viene fuori il ritratto di un McEnroe che litiga con le sue Dunlop Maxply di legno, di Mikha…

Che cosa c'è dietro una racchetta da tennis? E dietro una racchetta spaccata? Il tennis è uno sport che non prevede il contatto fisico e ogni azione è mediata dalla palla, uno sport fatto di regole ferree e esiti imprevedibili. Sport di concentrazione e silenzio. Ma anche di frustrazione e stress. Che al momento buono fa perdere la testa. A raccontarlo è proprio lei, la smashed racket, la racchetta scagliata a terra, battuta contro la fioriera, distrutta con la forza che altri riservano all'avversario.

Parla narrando la storia, il carattere, le manie di giocatori celebri, da Becker a Kyrgios, da Panatta a Fognini, che non ce l'hanno fatta a trattenersi, prendendosela con quello che dovrebbe essere il primo alleato. Parla in Smashing Rackets (Hoepli) attraverso le immagini del fotografo Filippo Trojano e le didascalie del giornalista Federico Ferrero. Ne viene fuori il ritratto di un McEnroe che litiga con le sue Dunlop Maxply di legno, di Mikhail Youzhny che si picchia la racchetta sulla testa ferendosi, di un Ivaniševic che, a Brighton, spacca ben tre fusti della sua Head Prestige Classic 600.

Un comportamento che ricorda le chitarre distrutte o incendiate da Pete Townshend degli Who o Jimi Hendrix alla fine dei concerti per suggellare la "maledizione" del rock, ma anche per marketing. "Abuso di racchetta" si chiama nel tennis ed è sanzionato con warning che, se ripetuti, portano alla squalifica. Anche se pochi rinunciano al gesto, catartico, di fare a pezzi l'artefice di un colpo sbagliato e ricominciare con un'altra racchetta senza colpe. Tra i pochi virtuosi che si sono astenuti: Rafa Nadal, a cui lo zio allenatore insegnò, a sei anni, che "rompere la racchetta è una mancanza di rispetto verso quei bambini poveri che non possono permettersi il materiale per giocare a tennis".