Il Venerdì

Nell'era Meloni l'"immaginario italiano" arruola Gramsci

Una caricatura di Antonio Gramsci sulla rivista L’Ordine Nuovo, da lui fondata (1921) (Fototeca Gilardi / Getty Images)
Una caricatura di Antonio Gramsci sulla rivista L’Ordine Nuovo, da lui fondata (1921) (Fototeca Gilardi / Getty Images) 
Francesco Giubilei, Alessandro Amorese, Emanuele Merlino studiano come costruire l'egemonia culturale della destra. Dicendo di ispirarsi anche al filosofo comunista
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Li chiamano "i tre moschettieri della destra" perché sono scesi in campo contro "l'egemonia culturale della sinistra", agitando non il moschetto, ma l'intero arsenale a disposizione: case editrici, fondazioni, centri studi e associazioni in linea con il nuovo spirito del tempo, il pensiero conservatore. Francesco Giubilei, Alessandro Amorese ed Emanuele Merlino, gli strateghi della battaglia culturale di Giorgia Meloni. I primi due sono editori, giacca e cravatta, aplomb di governo. Il terzo è un divulgatore storico vicino alla galassia editoriale nera più radicale.

Si conoscono da tempo e perseguono lo stesso obiettivo: creare una squadra di intellettuali che sfidi la cultura progressista. È stato Antonio Gramsci a suggerirglielo, o meglio la lettura del filosofo comunista che viene fatta nei salotti delle destre americane ed europee per teorizzare la necessità di un contropotere culturale che diffonda le loro idee nella società civile. "La lotta è prima ideologica che politica", dicono riuniti allo stesso tavolo dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Giubilei è suo consigliere, Amorese è capogruppo di Fratelli d'Italia in commissione Cultura alla Camera, Merlino è capo della segreteria tecnica del ministro. Ruolo che ha destato un certo scalpore perché è figlio di Mario, esponente di Avanguardia nazionale, indicato nelle prime indagini su piazza Fontana come neofascista infiltrato, poi assolto con formula definitiva.

Qualche settimana fa, in un hotel romano, sono entrati in azione organizzando gli "Stati generali della cultura nazionale", una strana adunata definita dal Manifesto una riunione di famiglia postmissina e dal Foglio "Dieci ore di pipe e bastoni". Loro se lo aspettavano ed erano stati attentissimi a scegliere le parole. In conferenza stampa avevano chiarito che il ministro Sangiuliano sarebbe stato l'ospite d'onore, ma non il regista della convention, "altrimenti ci sarebbe il logo del Mibact". E nel presentare il programma, una decina di panel e una settantina di relatori, avevano aggettivato tutto con molta cura. Dicevano "immaginario italiano", "pensiero nazionale", mai "di destra". "Non per nasconderci, ma perché il nostro è un lavoro pre-politico" hanno spiegato. Che nasce lontano, nelle retrovie del partito o tra le file degli  intellettuali d'area.

Istruzioni ai militanti

Alessandro Amorese, deputato toscano, militante politico fin da giovanissimo, già consigliere comunale a Massa, è la figura più in ombra tra i suoi colleghi. Eppure, ha un ruolo chiave. Dopo avere fondato Eclettica, casa editrice che ha in catalogo saggi sul Msi, titoli sullo squadrismo e romanzi sulle imprese aeree di Ettore Muti, l'aviere che guidò il Partito fascista all'inizio degli anni Quaranta, dirige il laboratorio delle attività editoriali di Fratelli d'Italia, snodo operativo della rete di marchi, scrittori e intellettuali che gravitano attorno al partito. È lui a firmare Controegemonia, il bollettino editoriale di Fratelli d'Italia che dà precise indicazioni ai militanti per organizzare festival e rassegne in grado di conquistare le teste e le pance degli elettori.  

In quella pubblicazione, già due anni fa, Merlino ribadiva l'importanza degli intellettuali d'area, "che creano suggestioni, vengono intervistati e possono rappresentare il partito, o le idee a noi vicine". Ma per farlo "devono acquisire una visibilità che i media mainstream non concedono" . Quarantaquattro anni, lavora per questo fuori e dentro il partito: responsabile delle attività culturali per biblioteche e centri culturali di Roma Capitale, autore e consulente per programmi Rai, ghostwriter per la vicepresidenza del Senato, ricercatore e divulgatore storico. Stando al curriculum, pubblicato sul sito del Mibact, sono due i suoi interessi principali: la Prima guerra mondiale e poi, nel secondo dopoguerra, le foibe, l'esodo di istriani, fiumani e dalmati. Con il Comitato 10 febbraio, associazione che prende il nome dal giorno del ricordo dei martiri delle foibe, dal 2011 a oggi ha organizzato circa duemila iniziative, riuscendo in quello che all'editoria di estrema destra non era mai riuscito: entrare nelle scuole pubbliche.

Lo ha fatto con un libro a fumetti, Foiba Rossa, pubblicato da Ferrogallico, una casa editrice che rientra nella rete distributiva di Altaforte edizioni, vicina a Casapound, esclusa con clamore dal Salone del libro di Torino del 2019. Presentato in anteprima nel 2018 nella sala della Regina di Montecitorio, il fumetto è stato piazzato in migliaia di copie nelle scuole superiori italiane. La dimostrazione pratica del teorema di Controegemonia: facendo rete, coinvolgendo sindaci e assessori di amministrazioni amiche, si possono fare circolare idee e testi. Se poi si è al governo, scriveva Merlino, si può fare anche di più: "Finanziare festival, rassegne, presentazioni con autori nostri".

La voce dei conservatori

Se Merlino è il moschettiere che difende il passato, quello che ricorda chi sono e da dove vengono i Fratelli d'Italia, in grado di parlare anche con il variegato arcipelago della destra extraparlamentare, Francesco Giubilei è quello che guarda al futuro, l'intellettuale d'area più funzionale al progetto del grande partito dei conservatori che Giorgia Meloni sogna di costruire per avere in mano il Paese e ridurre all'irrilevanza Salvini e Forza Italia.

Trentuno anni, originario di Cesena, famiglia di medici, Leo Longanesi come stella polare, non ha tessere di partito in tasca. Dice che non gli interessa, preferisce i think thank, le fondazioni, le tribune televisive, i giornali e naturalmente le case editrici. Da giovanissimo (aveva sedici anni, coinvolse la nonna) fonda il marchio Historica e poi le edizioni Giubilei-Regnani. Oggi pubblica saggi critici su Roger Scruton, il filosofo britannico che metteva al centro del suo discorso la famiglia, le comunità, la fede, la nazione e in definitiva la difesa delle identità. E soprattutto Alain de Benoist, il fondatore della Nouvelle Droite, lestamente soprannominato "il Gramsci nero" che tra pochi giorni porterà al Salone di Torino. Lui stesso è autore di una decina di libri. L'ultimo è un pamphlet, in linea con il gramscismo di destra, che avanza proposte per abbattere l'egemonia culturale di sinistra e poi realizzare una politica culturale che permetta, ottenuto il consenso, di mantenerlo. Non solo: presiede Nazione Futura, il movimento di idee che sostiene i conservatori italiani e che, in occasione degli Stati generali della cultura, ha pubblicato una mappa delle "anime del pensiero nazionale". Dentro, fondazioni di finiana memoria come Fare futuro ma anche realtà più giovani come Cultura Identità di Edoardo Sylos Labini, settimanali di satira politica come Il Candido di Giovannino Guareschi, centri studi, associazioni e case editrici. Tra questi anche marchi "non conformi" come Passaggio al bosco, che fanno incontrare nei loro cataloghi Tolkien e Evola, la dottrina di Mussolini e gli allarmi per il presunto razzismo anti-bianchi.   

È a tutte queste "anime del pensiero nazionale" che nel famoso convegno romano si è rivolto con fare ecumenico il ministro Sangiuliano: "Tra le missioni del conservatore c'è quella di riaffermare la libertà e la pluralità delle idee contro il monolite del politicamente corretto". Applausi. Artisti, intellettuali e organizzatori culturali presenti in sala, non tutti passati per le vecchie sezioni missine, non pensavano però solo a Dante poeta della Patria o a Manzoni patriota del Risorgimento. Avevano anche un'altra preoccupazione, più concreta: entrare nei luoghi dove si costruisce l'immaginario, vale a dire festival, musei, accademie, film commission, teatri, istituzioni storiche, fondazioni. "Perché" dicono quelli che si sentono emarginati da decenni "non può essere che anche quando governa la destra sembra che ci sia sempre la sinistra".

E così Federico Mollicone, presidente della commissione cultura alla Camera, ha promesso un rinnovamento delle commissioni ministeriali che gestiscono i fondi pubblici. Basta feudi rossi, così come basta manager stranieri. Al regista Luciano Cannito che ha attaccato la governance dei grandi enti lirici italiani, tutti occupati da manager stranieri, "un caso unico di colonialismo in Europa", ha fatto eco il sottosegretario con delega allo spettacolo Gian Carlo Mazza: "Come se non esistessero italiani capaci di rivestire quel ruolo".

"Dobbiamo essere eretici" concludeva ai microfoni Merlino, mentre Giubilei mostrava l'antologia di Gramsci sull'egemonia culturale da lui pubblicata. Più in disparte, Amorese stringeva mani e ripeteva a tutti che ciò che manca a destra non è il pensiero, ma la sua comunicazione, una politica efficace che si può fare e sarà fatta partendo da qui, dalla rete che si sta creando. Uno per tutti, tutti per uno. La conquista della macchina culturale è entrata in una nuova fase.

Sul Venerdì del 12 maggio 2023