Marco Bellocchio a Cannes con 'Rapito'
di Paola ZanuttiniGià nel 2002, con L'ora di religione, Marco Bellocchio sfiorava lo scabrosissimo tema del battesimo a tradimento. Somministrato al figlio del protagonista, ateo. Ma allora era un dettaglio, mentre oggi è il plot di Rapito e della vicenda umana e politica che il film racconta, quella di Edgardo Mortara, un bambino ebreo battezzato dalla cameriera gentile, cioè non ebrea, e prelevato a sei anni dalla sua famiglia, su ordine di Pio IX. Perché un cristiano non poteva essere educato dai giudei. Da questa storia vera e crudele è stato affascinato anche Steven Spielberg, ma poi, non trovando il ragazzino che avrebbe dovuto interpretare il piccolo Mortara, ha desistito. Bellocchio invece l'ha trovato, si chiama Enea Sala e ha uno sguardo che sembra un atto d'accusa contro gli adulti. Rapito debutta a Cannes e dal 25 maggio è nei cinema.
Già nel 2002, con L'ora di religione, Marco Bellocchio sfiorava lo scabrosissimo tema del battesimo a tradimento. Somministrato al figlio del protagonista, ateo. Ma allora era un dettaglio, mentre oggi è il plot di Rapito e della vicenda umana e politica che il film racconta, quella di Edgardo Mortara, un bambino ebreo battezzato dalla cameriera gentile, cioè non ebrea, e prelevato a sei anni dalla sua famiglia, su ordine di Pio IX. Perché un cristiano non poteva essere educato dai giudei. Da questa storia vera e crudele è stato affascinato anche Steven Spielberg, ma poi, non trovando il ragazzino che avrebbe dovuto interpretare il piccolo Mortara, ha desistito. Bellocchio invece l'ha trovato, si chiama Enea Sala e ha uno sguardo che sembra un atto d'accusa contro gli adulti. Rapito debutta a Cannes e dal 25 maggio è nei cinema.
La violenza del potere
Il 23 giugno 1858, 11 mesi e tre settimane prima che a Bologna finisca il potere del papa re, i gendarmi pontifici si presentano a casa di Salomone Mortara e Marianna Padovani: notificano che Edgardo è stato battezzato a loro insaputa e riferiscono che dovranno portarlo via per ordine dell'inquisitore. Al regista di I pugni in tasca una vicenda simile deve aver risvegliato antiche insofferenze. Chiedo conferma a Alberto Melloni, storico del cristianesimo che ha aiutato Bellocchio a inquadrare storicamente il caso Mortara. "La cifra di Marco è questa: al potere, qualsiasi potere, non basta che tu stia sotto, ma deve schiacciarti sempre più giù. È una posizione che da un lato coincide con i fatti ma, dall'altro, spinge più in profondità la domanda storica. Mettere gli ebrei in condizione di impotenza e sopravvivenza era la dottrina agostiniana dell'ebraismo: perché gli ebrei non si sono tutti convertiti al cristianesimo? Perché bisogna che ne resti una piccola quantità - sostiene Agostino - in vista del giudizio finale, così quella piccola parte, a nome di tutto l'ebraismo, vedrà l'errore commesso".
Melloni, che ha dato il suo apporto anche a Paolo Sorrentino per i suoi papi, era già stato consultato da Bellocchio ai tempi di Vincere, il film del 2009 sull'amante e il figlio segreto di Mussolini: "Poi siamo andati insieme a Cannes e siamo diventati amici. Anni fa mi ha detto che voleva occuparsi di Mortara, mi ha chiesto cosa ne sapevo e quel che sapevo gli ho detto. Da studioso, ho sempre ammirato una delle caratteristiche dei suoi film che toccano vicende storiche, da Vincere alla vicenda di Moro: c'è un rigore critico assoluto, non si concede licenze storiografiche né poetiche perché non ne ha bisogno".
Una conversione forzata
Questa conversione forzata non è l'unica nello Stato Pontificio e nemmeno in Italia, unico è il clamore internazionale che produce: venti articoli del New York Times, Napoleone III che esprime contrarietà, come pure due fratelli Rothschild, l'inglese e il francese. Ma tanta pressione rafforza Pio IX che, nel crepuscolo del suo potere temporale, si accanisce nella convinzione che gli si voglia far fare qualcosa di contrario al suo dovere. Intanto, il piccolo Edgardo cresce a Roma nella Casa dei catecumeni, creata per ospitare ed educare chi, per amore o per forza, si converte al cristianesimo. Vede un paio di volte o poco più i suoi genitori e, subito dopo che i bersaglieri sfondano Porta Pia, viene segretamente trasferito a Bressanone, all'epoca Austria. Poi va in Francia. Dove si fa prete e prende il nome di Pio in onore del Papa: lo considera il suo "padre adottivo". Effetti della grazia o di quella che un secolo dopo si chiamerà sindrome di Stoccolma? Si potrebbe optare per la seconda ipotesi, considerando che Pio passa parte della vita predicando agli ebrei d'Europa e d'America. Muore vecchissimo a Liegi, due giorni prima che arrivino i nazisti. E gli va bene perché l'avrebbero portato in un lager. Dice Melloni: "Lo sterminio era una questione genetica, non religiosa".
Processo all'inquisitore
Una volta cacciato il Papa da Bologna, nel 1860 si fa anche un processo all'inquisitore Pier Gaetano Feletti, il rapitore di Edgardo: si interroga la cameriera che l'aveva battezzato quando aveva pochi mesi temendo che una febbre lo uccidesse e lo spedisse nel limbo. Ha mantenuto il segreto per anni, ma poi l'ha fatto giungere alle orecchie di padre Feletti. Salomone Mortara insiste che suo figlio non poteva essere tolto ai suoi genitori prima dei sette anni che, nel diritto canonico, sono una prima maggiore età. Il medico smentisce che il bambino fosse in pericolo di vita. Le comari ricamano sull'immoralità della cameriera. Feletti disconosce l'autorità che l'ha arrestato, non si presenta in aula, né nomina un avvocato. La difesa d'ufficio sostiene che non ha commesso alcun reato, avendo agito in base alle leggi vigenti in quel momento a Bologna. Assoluzione. Appena spuntano le toghe, tanto simili alle tonache, il potere, laico o religioso che sia, si autoassolve?
Per lo storico la questione non è quella di un regime che ne protegge un altro, seppur antagonista. "Parliamo di una Bologna quasi carducciana, dissacrante, ci sono leggi eversive che portano via quasi tutto al clero però, alla fine, perché dare ragione a un ebreo? L'antisemitismo è l'unico punto di contatto fra il sistema clericale e quello anticlericale. Secondo alcuni penalisti, tecnicamente, ha ragione l'avvocato difensore, ma in realtà ha ragione il padre, sulla questione dei sette anni: volendo si poteva incastrare l'inquisitore, ma non lo si vuole incastrare troppo".
Una questione aperta
Il caso Mortara divide le coscienze da quasi due secoli, ha prodotto un'agiografia pallosissima, e irritante - vedi Il piccolo neofito, pubblicato su La civiltà cattolica già nel 1858 - e carsicamente riaffiorano le polemiche. Succederà anche con il film di Bellocchio? A Melloni non dispiacerebbe: "Spero riproponga a questo Paese i nodi della sua storia e la faciloneria con cui si è creduto di risolverli".