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Donne e Chiesa, ecco chi sono le nuove suore

1958, due suore, circondate da giornalisti e fotografi, lavano i panni durante il conclave. David Lees/Getty Images 
Sempre meno italiane scelgono la vita religiosa. Ma conquistano ruoli che fino a pochi anni fa erano inimmaginabili. Oggi studiano, fanno le ingegnere e le avvocate. E a volte presiedono le funzioni domenicali, come accade a Pescorocchiano
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Pescorocchiano (Rieti). Suor Maria innesta la retromarcia e fa manovra in una discesa fangosa in bilico su una balza, come se niente fosse. Primo luogo comune archiviato: ci sono suore che non sfigurerebbero nei rally. Tra i borghi sparsi del Cicolano non si stupiscono: da anni vedono suor Maria arrivare in auto anche con la neve, col ghiaccio e con la nebbia. E non fanno una piega nemmeno quando la vedono salire sull'altare e presiedere la funzione domenicale, compresa la lettura del Vangelo e l'omelia: si canta il Gloria, si proclamano le Letture, poi arrivano il Credo, le preghiere dei fedeli, il Padre Nostro, la pace, la comunione e l'invocazione finale della benedizione. Tutto affidato a una donna. E non è uno scisma.

Nei borghi dove le suore sostituiscono i preti: “La domenica guidano loro la liturgia”

L'immagine della suora velata, tutta rosario, grembiule e ramazza in mano per spazzare chiese …

Pescorocchiano (Rieti). Suor Maria innesta la retromarcia e fa manovra in una discesa fangosa in bilico su una balza, come se niente fosse. Primo luogo comune archiviato: ci sono suore che non sfigurerebbero nei rally. Tra i borghi sparsi del Cicolano non si stupiscono: da anni vedono suor Maria arrivare in auto anche con la neve, col ghiaccio e con la nebbia. E non fanno una piega nemmeno quando la vedono salire sull'altare e presiedere la funzione domenicale, compresa la lettura del Vangelo e l'omelia: si canta il Gloria, si proclamano le Letture, poi arrivano il Credo, le preghiere dei fedeli, il Padre Nostro, la pace, la comunione e l'invocazione finale della benedizione. Tutto affidato a una donna. E non è uno scisma.

Nei borghi dove le suore sostituiscono i preti: “La domenica guidano loro la liturgia”

L'immagine della suora velata, tutta rosario, grembiule e ramazza in mano per spazzare chiese e saloni parrocchiali, evidentemente è superata. Le italiane che scelgono la vita religiosa sono sempre meno, è vero. Ma stanno conquistando nuovi ruoli nella Chiesa.Qui siamo in provincia di Rieti, a un'ora e mezza d'auto dal Vaticano, ma la situazione ormai è simile a quella delle terre di missione in Africa e Amazzonia: c'è un solo parroco, che è polacco e deve dividersi tra sette chiese in altrettante frazioni del paese di Pescorocchiano. E allora il vescovo ha delegato Maria Moretto e Carla Valente, suore (senza velo) della congregazione di Gesù Buon Pastore, a guidare la liturgia: manca solo la consacrazione perché quella, insieme alla confessione, resta ancora prerogativa esclusiva dei sacerdoti maschi.

I fedeli non si lamentano: hanno imparato da tempo, ormai, che ci sono suore brave a predicare almeno quanto i preti. E non sono i soli ad esserne convinti. Il numero di maggio di Donna, Chiesa, Mondo, mensile dell'Osservatore Romano, ospita l'intervento della benedettina Magorzata Borkowska, autrice di un libro che ha dato una scossa all'ambiente consacrato: dopo cinquant'anni di vita religiosa, la monaca ha deciso che bisognava dire la verità ai predicatori uomini. E cioè "che le suore che li ascoltano sono capaci di qualche pensiero proprio" e ne hanno abbastanza di preti che "dopo aver dato una scorsa a un volume di Tanquerey in seminario, credono di essere pienamente qualificati a insegnare a queste donne". L'effetto tra sacerdoti e frati, spiega, è stata "una sorpresa simile a quella di Balaam quando la sua asina non solo ha iniziato a parlare ma - orrore! - ha avuto l'ardire di rivelarsi più saggia di lui".

La prima volta

Borkowska ha 84 anni, eppure sembra l'interprete più schietta di una nuova generazione di consacrate insofferenti degli stereotipi. "Alla donna è stata negata per secoli la cultura, quindi nella Chiesa ci si è assuefatti a una posizione di subalternità che adesso, però, è diventata anacronistica", commenta Nicla Spezzati. Anche lei è una suora: religiosa delle Adoratrici del sangue di Cristo, due lauree, diverse docenze nelle università pontificie. Soprattutto, è una delle prime donne ad aver avuto un ruolo di autorità nella Curia vaticana: nel 2011 papa Francesco la nominò sottosegretaria al Dicastero per la vita consacrata, sulla scia di quanto aveva fatto Giovanni Paolo II con suor Enrica Rosanna. "Eravamo la novità" ci dice suor Nicla "quando siamo arrivate ci guardavano con sospetto, si chiedevano cosa avremmo combinato. Però è stato un passaggio importante, ha inaugurato una strada che è stata seguita anche nelle diocesi: a Trani, ad esempio, adesso c'è una suora come vicaria episcopale".

 

Un'altra spinta papa Francesco l'ha data poche settimane fa: il sinodo programmato per ottobre, pur essendo un'assemblea di vescovi, ammetterà per la prima volta al voto una rappresentanza di laici e religiosi che dovrà essere costituita per metà da donne. Ovvio, il cammino verso l'emancipazione femminile ecclesiastica resta ancora lungo. Claudia Grenga è l'economa generale delle suore della Carità di Santa Giovanna Thouret, una congregazione di missionarie diffusa in trenta nazioni. Ci racconta la telefonata ricevuta da un vescovo: le chiedeva il supporto delle suore per le pulizie da fare in una struttura religiosa. La sua risposta è stata cortese ma inequivocabile: "Certo eccellenza, se vuole posso darle il numero di un'impresa professionale alla quale ci rivolgiamo anche noi".

Velo e pallone

Non c'è da stupirsi che l'impostazione maschilista della Chiesa cattolica incida anche sul calo delle vocazioni femminili. "È sicuramente un fattore" ammette Giovanni Dalpiaz dal suo punto di vista di uomo, di religioso e soprattutto di sociologo. Camaldolese, priore dell'abbazia di San Giorgio a Bardolino sul Garda, è considerato uno dei massimi studiosi della vita nei conventi e nei monasteri: "La suora nella società contemporanea non ha più un corrispettivo nel quale identificarsi. Un tempo le religiose tenevano pulite le chiese, accudivano ai sacerdoti, educavano i bambini, sulla falsariga di quanto le laiche facevano con le proprie case, i propri mariti, i propri figli. Adesso i ruoli nella società sono cambiati, mentre nella Chiesa la posizione femminile resta subordinata: non ci può essere una premier donna. E nemmeno una leader dell'opposizione".

Per ora le sorelle d'Italia devono accontentarsi di un piccolo parlamento che è proprio a due passi dal Senato, nel centro di Roma: l'Usmi, Unione delle superiore maggiori d'Italia, è l'organismo che fa da raccordo tra i vertici di 580 congregazioni femminili, ma è solo una struttura consultiva, senza potere di intervento sulle questioni interne di ciascuna famiglia religiosa né sulle decisioni che riguardano la vita consacrata in generale. Qui, tra l'altro, si strutturano i percorsi d'eccellenza per formare le future suore e per specializzare quelle che hanno già pronunciato i voti.

A metà mattina, arrivando durante una pausa dalle lezioni, può capitare di trovare una dozzina di giovani col velo che giocano in cerchio, col pallone da volley, nell'elegante androne del palazzo. Suor Rosanna Costantini, una delle responsabili delle attività educative, le osserva con complice benevolenza: sono poche, dice, ma molto motivate nello studio.

Seguono corsi sulla pastorale, sulla spiritualità, ma anche sulla gestione delle risorse economiche, sulla comunicazione digitale, sull'ecologia. E sulle donne: "Insegniamo ad appropriarsi della bellezza dell'identità femminile presentando figure straordinarie del Novecento: sante come Edith Stein, ma anche icone femministe laiche come Marie Curie, la prima a conquistare il Nobel, Lidia Poët, la prima a diventare avvocata anche se non le fu concesso di esercitare. E Tina Anselmi, secondo la quale per cambiare il mondo devi esserci". Questo perché, spiega ancora suor Nicla Spezzati, "in passato la vita religiosa tendeva a opacizzare l'individualità femminile, ora invece si insegna che ogni donna può arricchire la Chiesa con la propria personalità".

Vatican Pool/Getty Images 

Sempre ammesso che non sia troppo tardi per recuperare il rapporto col genere femminile. Sono già passati undici anni da quando un saggio del teologo Armando Matteo lanciava l'allarme sul fatto che le donne si stanno allontanando dalla religione più rapidamente degli uomini. E, a maggior ragione, prendono le distanze dall'idea di dedicare la vita alla Chiesa.

All'Usmi hanno visto passare le generazioni dell'abbondanza, ora contano le novizie delle congregazioni italiane sulle dita delle mani: è l'osservatorio ideale per capire com'è cambiato il profilo delle italiane che ancora oggi scelgono di entrare in convento. "Arrivano in età più avanzata, 30 o 35 anni, c'è anche qualche quarantenne. E hanno un livello culturale alto: molte sono già laureate e quando si presenta qualche studentessa universitaria chiediamo sempre che completi il percorso arrivando alla laurea, anche se non ha attinenza con l'ambito religioso".

Ci sono sorelle che sono medici, architette, economiste, avvocate. Maria Luisa Caruso, ad esempio, è ingegnera civile: ha lavorato per anni in uno studio di progettazione, poi è entrata anche lei nelle suore di Santa Giovanna Thouret, ha seguito il percorso di formazione teologica e ora la invitano a tenere corsi e seminari di sacra scrittura. Ma è rimasta ingegnera: progetta le opere che le suore realizzano in Africa e segue i lavori di ristrutturazione dei conventi in Italia.

"Le congregazioni hanno cambiato approccio" racconta suor Claudia Grenga. "Quando ero giovane io, bisognava dedicarsi alle attività dell'istituto religioso e se ce n'era qualcuna che non ti andava a genio, dovevi affrontarla lo stesso. Era una prova, ci dicevano. Adesso si assecondano le inclinazioni individuali, magari trovando il modo di calarle nel carisma della congregazione: ci sono giovani suore laureate in legge che diventano avvocate per difendere i poveri". D'altra parte, aggiunge suor Costantini, è quello che hanno fatto i fondatori degli ordini: "Coglievano i bisogni della società e facevano nascere opere per intervenire dove si poteva: ora che i tempi cambiano, è giusto cambiare anche le opere".

La cosa difficile è farlo capire in tutti i conventi. "Si può immaginare che la formazione di un'aspirante religiosa sia come una crociera, piena di esperienze e di colori. Poi però la comunità in cui si sbarca dopo la consacrazione rischia di essere tutt'altro", ci dice padre Dalpiaz. Per capire cosa significhi, serve qualche numero. I dati dell'Annuario pontificio dicono che la prospettiva di una vita religiosa attira le donne solo in alcune zone del mondo. E sono zone lontane dall'Europa.

In Italia il saldo tra perdite e nuove vocazioni è diventato negativo sin dagli anni Ottanta: quattro decenni di emorragia che hanno lentamente trasformato i conventi in case di riposo per suore anziane, dove tra l'altro il Covid è riuscito a insinuarsi e a imporre un ulteriore flagello. E così, se nel 1990 le suore sparse tra conventi e monasteri italiani erano 128 mila, nel 2000 si erano ridotte a poco più di 113 mila, nel 2010 erano crollate a 91 mila e nel 2020 ne erano rimaste appena 70 mila.

Il censimento vaticano non distingue quante siano straniere, ma una statistica riferisce che, già quindici anni fa, le religiose italiane nelle comunità erano il 98 per cento tra le ultraottantenni e solo il quaranta per cento tra le under 30. Vuol dire che, tra monasteri vuoti e congregazioni prosciugate, una neoconsacrata nella maggior parte dei casi si trova a convivere con sorelle straniere che spesso faticano a parlare italiano e con tante anziane per le quali la tradizione è un dogma. A partire dagli orari quotidiani. "È chiaro che la vita religiosa ha le sue regole, ma se una suora deve affrontare una mattinata di attività intellettuali, siamo sicure che sia fondamentale farla svegliare prima dell'alba per recitare le preghiere proprio alle 6?", ripetono all'Usmi quando incontrano le madri superiore.

Sull'orlo di una crisi

In questo contesto, se anche la fede resiste, c'è il rischio di finire in crisi da burnout: un problema che, come quello degli abusi fisici e psicologici, tra le suore si sta rivelando più diffuso di quanto si pensasse.

La fascia più esposta è attorno ai 40-45 anni: "È l'età in cui una donna vuole realizzarsi, gestire spazi e progetti" commenta suor Costantini. "Chi si trova in una comunità spenta, tra anziane che la trattano come una nipotina, può essere tentata di lasciare. Magari resta consacrata, ma sceglie una forma di vita laica fuori dai conventi". E non va meglio in clausura: la vita monastica sembra resistere meglio al calo vocazionale, ma già alla fine del noviziato le proporzioni si avvicinano a quelle dei conventi aperti e alla lunga affrontare la vita contemplativa può portare qualche crisi in più.

Spiega ancora padre Dalpiaz: "Chi va in monastero cerca Dio in modo radicale, staccandosi dalla modernità e dalle sue frenesie: si rinuncia a stare sempre connesse al web, persino alla privacy, perché c'è la badessa che gestisce la posta elettronica. È uno stile che non è per tutte. Ma oggi l'eccellenza della vita religiosa non si delinea più in termini solo di osservanza e separazione dal mondo. Ha volti diversi, si cerca anche nell'apostolato sulla frontiera della carità: tra i poveri, i dimenticati, nei luoghi sperduti". Magari arrivando a predicare in un piccolissimo borgo dopo una spericolata manovra nel fango.

Sul Venerdì del 26 maggio 2023