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In Brasile c'è una rana che si crede un'ape

Rana fruttariana (Xenohyla truncata) (Carlos Henrique de Oliveira Nogueira) 
È stata scoperta una specie, ribattezzata "fruttariana", che va di fiore in fiore nutrendosi di nettare anziché di insetti. E spostandosi impollina le piante
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Se il Brasile è tra i cuori verdi del mondo, un po' del merito è anche di una rana molto particolare: la Xenohyla truncata, detta anche la rana fruttariana perché, a differenza di quasi tutte le altre specie di rane, esclusivamente carnivore (e soprattutto insettivore), è ghiotta di nettare. E quindi nelle sue scorribande di fiore in fiore fa proprio come le api: impollina. Il suo segreto è stato scoperto dal gruppo guidato dal biologo Luis Felipe Toledo dell'Università di Campinas. "Ce ne siamo accorti per caso: stavamo effettuando uno studio della biodiversità degli anfibi nelle foreste pluviali di Bùzios, vicino a Rio de Janeiro, e abbiamo notato, analizzando le fotografie scattate durante la giornata, degli individui di questa specie che si tuffavano nelle corolle dei fiori, e poi ne uscivano con il capo cosparso di polline" spiega Toledo. "Allora le abbiamo filmate: si cibano del nettare, dei petali e …

Se il Brasile è tra i cuori verdi del mondo, un po' del merito è anche di una rana molto particolare: la Xenohyla truncata, detta anche la rana fruttariana perché, a differenza di quasi tutte le altre specie di rane, esclusivamente carnivore (e soprattutto insettivore), è ghiotta di nettare. E quindi nelle sue scorribande di fiore in fiore fa proprio come le api: impollina. Il suo segreto è stato scoperto dal gruppo guidato dal biologo Luis Felipe Toledo dell'Università di Campinas. "Ce ne siamo accorti per caso: stavamo effettuando uno studio della biodiversità degli anfibi nelle foreste pluviali di Bùzios, vicino a Rio de Janeiro, e abbiamo notato, analizzando le fotografie scattate durante la giornata, degli individui di questa specie che si tuffavano nelle corolle dei fiori, e poi ne uscivano con il capo cosparso di polline" spiega Toledo. "Allora le abbiamo filmate: si cibano del nettare, dei petali e dei frutti di due piante: l'albero da frutto del latte brasiliano (Cordia taguahyensis) e il giaggiolo paonazzo (Iris x germanica)".

Rana muschiata (Theloderma corticale) (Alamy / Ipa) 

Rissa a tre

Non disdegnano neppure gli insetti, ma è per i fiori che possono entrare anche in animata competizione tra di loro: "Abbiamo visto tre Xenohyla che si spingevano tra loro per impedire alle altre di mordere il fiore" racconta Toledo. Insomma, una rissa. Ma perché tanto accanimento? "Potrebbe essere solo un modo in più per ottenere energia, ma anche per trasferire delle tossine dalle piante alla loro pelle, magari a scopo di difesa". E questa non sarebbe una novità, il Brasile è ricco di rane velenose, spesso accomunate dall'avere la pelle vivacemente colorata. Vengono definite colorazioni aposematiche (dal greco: apó, "respingere", e sêma, "segnale") perché i predatori imparano ad associare i colori al gusto, sgradevole, o tossico, di un animale, così da tenersi alla larga da quella specie dopo averne assaggiato qualche individuo.

Ranitomeya summersi. (Alamy / Ipa) 

La scienza si è chiesta a lungo come abbiano fatto queste specie in technicolor, che quindi spiccano agli occhi dei predatori, a non essere sterminate, sopravvivendo anzi abbastanza a lungo perché i loro nemici naturali - nel caso delle rane soprattutto uccelli, serpenti e piccoli mammiferi - avessero il tempo di imparare a evitarle. Oggi è arrivata la risposta da uno studio pubblicato su Science da biologi canadesi. "Confrontando l'albero genealogico di oltre 1.400 specie di anfibi, soprattutto rane, abbiamo notato che il passaggio delle specie da una colorazione mimetica a colori aposematici (come quelli della Ranitomeya summersi) non avviene direttamente: c'è uno stadio intermedio nel quale coesistono una colorazione mimetica dorsale e una aposematica ventrale, che viene esibita solo quando la rana è in pericolo di vita" spiega il biologo Karl Loeffler-Henry, ricercatore alla Carleton University di Ottawa. "Il tempo ha poi reso queste rane completamente aposematiche. Ma esiste ancora qualche specie double face, come il rospo Melanophryniscus stelzneri che sul dorso è piuttosto mimetico e sul ventre invece sfoggia un rosso molto vivo e aposematico".

Non è detto comunque che il mimetismo sia sempre la difesa migliore. "Dipende troppo dai colori dell'habitat e quindi lega le rane a doppio filo al loro ambiente. Se sei una rana muschiata (Theloderma corticale), praticamente invisibile in mezzo al muschio, quando ti ritrovi in un ambiente fangoso o dove il colore predominante è quello della corteccia degli alberi, il camuffamento non funzionerà più e i predatori avranno buon gioco nell'individuarti" sottolinea Loeffler-Henry.


"La colorazione aposematica, invece offre maggiore adattabilità ad ambienti diversi e permette alle rane di spostarsi agevolmente e occupare nuove aree quando un luogo non è più abitabile per questioni di clima o disastri naturali". Un altro dato curioso che emerge dallo studio è che, in una stessa area geografica, le colorazioni aposematiche tendono a uniformarsi.

Modi per farsi notare

"È una sorta di "collaborazione" interspecie che consente di condividere il costo dell'educazione del predatore" dice Loeffler-Henry. "Se le colorazioni fossero tutte diverse, i predatori dovrebbero assaggiare molti più individui per specie prima di imparare a starne alla larga". Altri anfibi non cercano di sottrarsi alla vista dei predatori, ma al loro udito. È il caso della Hyperolius ukaguruensis, già ribattezzata dai biologi "la rana muta". "Questa specie appartiene al grande gruppo delle "rane di canna" che vivono in gran parte dell'Africa. Ma, a differenza delle altre non hanno il grosso sacco vocale che serve ad emettere richiami. Il gracidare delle rane serve soprattutto ai maschi per attirare l'attenzione delle femmine e farsi trovare in mezzo alla vegetazione. Una strategia utile all'accoppiamento, ma rischiosa perché attira anche l'attenzione dei nemici" spiega Christoph Liedtke, ricercatore alla Estaciòn Biologica de Doñana di Siviglia. "Per questo motivo in alcune specie i maschi usano altre caratteristiche, come sostanze afrodisiache sprigionate dalle ghiandole della pelle, o fisiche, come il colore o ornamenti vari". E proprio ornamentali sono le spine che i maschi di Hyperolius ukaguruensis esibiscono sulla gola, spiega Liedtke: "Hanno un ruolo importante nella comunicazione tra i sessi, soprattutto tattile: i maschi le  premono sulla schiena delle femmine quando cercano di accoppiarsi".

Sul Venerdì del 9 giugno 2023