Da James Dean a Paul McCartney: quelli che amano stare dall'altra parte dell'obiettivo
di Michele SmargiassiNon chiamiamoli "fotografi per caso", non consideriamoli dilettanti eccellenti, non parliamo di hobby. Quando una celebrità del mondo dello spettacolo, una persona che ha concesso per mestiere la propria immagine a migliaia di fotocamere, il cui volto è stato catturato e replicato milioni di volte da professionisti, paparazzi e fan fotocellularizzati, quando una star "fotografata a morte" (disse di sé Eleonora Duse) passa dall'altra parte del mirino, è in gioco una specie di rivalsa, di nemesi, di contrappasso. Magari un rifugio, o un antidoto. Una ripresa di possesso di sé, un ritrovarsi. Così lo spiega ad esempio Jessica Lange, fotografa eccellente in un bianco-e-nero da anni Trenta: "È un'esperienza solitaria e privata, tutto l'opposto di quella che si vive sul set. È come scrivere o dipingere: puoi finalmente fare tutto da sola. Mentre il cinema è un'opera collettiva e l'att…
Non chiamiamoli "fotografi per caso", non consideriamoli dilettanti eccellenti, non parliamo di hobby. Quando una celebrità del mondo dello spettacolo, una persona che ha concesso per mestiere la propria immagine a migliaia di fotocamere, il cui volto è stato catturato e replicato milioni di volte da professionisti, paparazzi e fan fotocellularizzati, quando una star "fotografata a morte" (disse di sé Eleonora Duse) passa dall'altra parte del mirino, è in gioco una specie di rivalsa, di nemesi, di contrappasso. Magari un rifugio, o un antidoto. Una ripresa di possesso di sé, un ritrovarsi. Così lo spiega ad esempio Jessica Lange, fotografa eccellente in un bianco-e-nero da anni Trenta: "È un'esperienza solitaria e privata, tutto l'opposto di quella che si vive sul set. È come scrivere o dipingere: puoi finalmente fare tutto da sola. Mentre il cinema è un'opera collettiva e l'attrice non ha il controllo".
Gente d'immagine che vuole uscire dalla cornice dell'inquadratura. Guardare il mondo dall'altra parte, una volta tanto. Non si spiegherebbe una lista così lunga. E sorprendente. Puoi capire Patti Smith, che ha vissuto per anni in simbiosi con un grande irriverente della fotografia, Robert Mapplethorpe. Puoi capire David Byrne, che è stato anche regista. Ma diciamo la verità, che Leonard Nimoy, il dottor Spock di Star Trek, sia stato un fotografo di ottimo livello dell'era analogica, ci incuriosisce: il re della fantascienza vintage che torna alla tecnologia dell'Ottocento. Ma andate a guardare il suo curriculum, trabocca di libri e mostre e recensioni lusinghiere. Non è affatto un caso isolato. Dennis Hopper, il mito di Easy Rider, merita un posto di rispetto nella storia della fotografia almeno quanto in quella del cinema, vedere il suo Out of the Sixties per credere; e, sorpresa, chi fu a contagiarlo con la passione della fotocamera? Nientemeno che James Dean. Vogliamo parlare di Gina Lollobrigida? Ritrattista di celebrità a sua volta, talentuosa e abbastanza accanita da ottenere una seduta di posa esclusiva con Fidel Castro.
Sono "avventure di identità", spiega Elvire Perego in un curioso libro, Io non sono fotografo (edito in Italia da Contrasto), che raccoglie decine e decine di storie di queste passioni collaterali delle celebrità, spesso furtive, clandestine, rivelate a fatica. Scrittori, politici, filosofi, perfino sovrani e pontefici. La regina Elisabetta, Ernesto Che Guevara, Georges Simenon (che smise d'improvviso quando gli rubarono la Leica dal sedile dell'auto parcheggiata), Allen Ginsberg, lo Scià di Persia, Giovanni Verga, Claude Lévi-Strauss... Seconde vite creative di cui ci si schermisce volentieri, come se i "famosi per" si sentissero in imbarazzo ad esporsi in una attività secondaria in cui non si sentono così bravi. "Niente, sono solo cose che ho visto", questa è ancora Jessica Lange. Come se, per le star, il postino della fama potesse suonare una volta sola. Come se la sorte della gloria non potesse essere troppo spesso sfidata.
Ma alcuni lo sono davvero, bravissimi. Lenny Kravitz, ad esempio, viene da dire che abbia sbagliato carriera: le sue fotografie di strada, in un bianco-e-nero aggressivo, scoperte dal fotografo di moda Jean-Baptiste Mondino, sono state esposte ad Art Basel, e la Leica gli ha donato una fotocamera in copia unica dedicata a lui (rivestita di pelle di pitone). Drew Barrymore, la bambina di E.T., ha esposto al prestigioso Icp di New York. Viggo Mortensen di fotolibri ne ha pubblicati addirittura una mezza dozzina. Ok, sì, per qualcuno è davvero un hobby: come per Henry Winkler, il Fonzie di Happy Days, che ama fotografarsi mentre pesca con la mosca, e ne ha fatto un libro dal titolo molto fonzesco, Non ho mai incontrato un idiota in riva al fiume. Ma per molti è stato eccitante come entrare nello specchio di Alice (quella di Lewis Carrol, altro fotografo "per caso"). Candice Bergen sapeva già come si impugna una Speed Graphic quando ha interpretato la grandissima fotoreporter Margaret Bourke-White nel Gandhi di Attenborough. Per Richard Gere, che deve la sua carriera a un ritratto che Herb Ritts gli fece quando era sconosciuto, forse è una forma di riconoscenza.Mentre Brad Pitt e Brendan Fraser (straordinario in The Whale), tra un supernitido film hollywoodiano e l'altro, sembrano attratti dall'imperfezione delle fotocamere di plastica, il primo si diverte con la Lomo, il secondo con la Holga e ha scritto addirittura una guida al collezionismo di toy cameras. E che dire di Sean Penn, Jeff Bridges, Gary Oldman, Yul Brinner...? Davvero, un elenco troppo lungo per non vederci dietro una specie di segreto fenomeno di attrazione fatale.
Se passiamo ai musicisti, il caso è ancora più strano. Gli attori, in fondo, stanno ogni giorno davanti a una lente. I musicisti davanti a un microfono. C'è un salto sensoriale, tra vista e udito. Che ponte attraversano le rockstar per approdare alla sponda della fotografia? McCartney giura di essersi innamorato della fotografia prima che di una fotografa, Linda. Madonna è nota per essere un'appassionata, e molto competente, collezionista di fotografie di grandi autori. La stessa strada che ha seguito Graham Nash, divenuto infine editore di fotolibri, propri e altrui, di altissima qualità. Spesso sono passioni cominciate nell'attesa del backstage o nella noia delle trasferte delle tournée: così per il chitarrista dei Police Andy Summers, o per Brian May dei Queen, o ancora per Bryan Adams.
E se per Yoko Ono la fotografia è stata solo uno dei molti materiali della sua furia d'artista irregolare, Lou Reed il ribelle ci sorprende con uno sguardo inopinatamente classico su New York, il suo soggetto preferito, e perfino pastorale sul paesaggio americano. Le vie dell'immagine sono infinite: per Elisa "musica e fotografia sono la stessa cosa", ma Lucio Dalla, amico di Luigi Ghirri, si appassionò fotografando le evoluzioni di un passerotto sul selciato di piazza Maggiore. Tutti fotografi insospettabili: ma insospettabile è invece la natura della fotografia, l'inesauribile generosità con cui offre a chiunque, famoso o sconosciuto, un piccolo specchio da attraversare.