Un italiano su dieci soffre di insonnia: i rischi e i rimedi
di Silvia BencivelliLa lista degli insonni è lunga, e dentro c'è di tutto. Attrici travolte dalla celebrità come Marilyn Monroe. Artisti come Vincent van Gogh, che inzuppava il cuscino di canfora per stordirsi. Presidenti come Bill Clinton, che un giorno a un giornalista confessò: "Gli errori che ho fatto nella mia vita, li ho fatti perché ero stanco". E proprio in questo elenco sta il primo problema dell'insonnia: non sappiamo esattamente quante persone riguardi. Perché è poco diagnosticata, complice anche la tendenza a pensarla poco più di un fastidio, conseguenza di problemi di cui non sempre abbiamo contezza o voglia di parlare. Al contrario, per gli esperti l'insonnia è un vero problema medico, di cui si cominciano a capire origini e meccanismi e che si può affrontare sempre meglio.Cominciamo dalle definizioni. L'insonnia è uno dei 68 disturbi del sonno identificati nell'ultima classificazione …
La lista degli insonni è lunga, e dentro c'è di tutto. Attrici travolte dalla celebrità come Marilyn Monroe. Artisti come Vincent van Gogh, che inzuppava il cuscino di canfora per stordirsi. Presidenti come Bill Clinton, che un giorno a un giornalista confessò: "Gli errori che ho fatto nella mia vita, li ho fatti perché ero stanco". E proprio in questo elenco sta il primo problema dell'insonnia: non sappiamo esattamente quante persone riguardi. Perché è poco diagnosticata, complice anche la tendenza a pensarla poco più di un fastidio, conseguenza di problemi di cui non sempre abbiamo contezza o voglia di parlare. Al contrario, per gli esperti l'insonnia è un vero problema medico, di cui si cominciano a capire origini e meccanismi e che si può affrontare sempre meglio.Cominciamo dalle definizioni. L'insonnia è uno dei 68 disturbi del sonno identificati nell'ultima classificazione internazionale (ICSD-International Classification of Sleep Disorders). È il più frequente, ma va distinto dalle "parasonnie" (il sonnambulismo, gli incubi...) e dalle altre "dissonnie", in cui la quantità, la qualità o il ritmo del sonno sono alterati per varie ragioni: problemi di respirazione, jet lag, abuso di alcol e così via.
La definizione
L'insonne per definizione dorme male, spesso e da tanto tempo, ed è insoddisfatto del proprio sonno: come Clinton, gli attribuisce molti dei suoi problemi diurni. "Non si è insonni se si dorme poco durante un periodo particolare" precisa Caterina Lombardo, professoressa di Psicologia all'Università La Sapienza di Roma. "Né si è insonni se si hanno stili di vita irregolari. Tantomeno si è insonni se si dorme poco senza sentirne il peso". Quindi la diagnosi dipende sostanzialmente dalla dichiarazione di una prolungata e inspiegabile sofferenza personale. Ci sarebbe, sì, una tecnica strumentale, la polisonnografia, però non raggiunge la stragrande maggioranza degli insonni. Ed è a partire da qui che le cose stanno per cambiare. "Sono allo studio sistemi comodi" spiega Ugo Faraguna, professore di Fisiologia all'Università di Pisa "capaci di fare un monitoraggio su tempi più lunghi". Faraguna è allievo di uno dei più grandi esperti mondiali di sonno, il neurofisiologo Giulio Tononi, con cui ha studiato all'Università del Wisconsin: tornato in Italia, ha fondato la startup Sleepacta che sta mettendo a punto uno strumento di monitoraggio da polso. "È un normale braccialetto sensorizzato, modificato per permettere al medico uno screening accurato del sonno". La novità non è solo strumentale. "Oggi solo il 7 per cento degli insonni ha una diagnosi" prosegue "la diffusione di questi sistemi permetterà un cambiamento culturale". Per Faraguna, cioè, impareremo a trattare il sonno come la pressione arteriosa: a misurarlo spesso e a rivolgerci al medico se qualcosa non va.
Le conseguenze
Il paragone tiene anche perché in questi anni sono diventati sempre più chiari i legami tra insonnia e sviluppo di malattie: "Non la consideriamo più solo conseguenza di alcuni problemi, ma causa" incalza Lombardo. Questo, anche perché conosciamo sempre meglio il nostro cervello: "Nel 2017 il Premio Nobel è andato a Michael Rosbash e alla scoperta dei meccanismi molecolari che regolano i nostri ritmi interni" ricorda Faraguna. In particolare, conosciamo meglio il sonno. "Nella matassa delle conoscenze attuali, la visione dominante è che il sonno serva a far riposare l'organismo", sintetizza Francesco Fanfulla, presidente dell'Associazione italiana Medicina del Sonno (https://sonnomed.it/). "Nel dettaglio si è visto che nel sonno si compie un processo fondamentale per la memoria: la "potatura" di molte connessioni tra neuroni stabilite durante il giorno, e la catalogazione di quelle utili alla conservazione delle informazioni importanti". Un'operazione di riordino sinaptico a cui si accompagna una pulizia di tipo biologico: "Si è scoperto il sistema glinfatico, che "lava" il cervello dai metaboliti tossici, e che di notte ha un'efficienza maggiore", prosegue Fanfulla. Tutto questo spiega l'associazione sempre più solida tra sonno carente e rischio di deficit della memoria e di malattie da decadimento cognitivo. "Non solo: oggi sappiamo che la stabilità e la continuità del sonno sono importanti anche per la funzione immunitaria" conclude Fanfulla: cioè chi dorme peggio è più cagionevole, soprattutto alle malattie virali.Infine, l'insonnia è oggi considerata anche un fattore di rischio diretto per disturbi molto diversi tra loro (psichiatrici, cardiovascolari, metabolici, persino oncologici). "La nostra ipotesi è che sia per l'attivazione di un processo infiammatorio generale" spiega Lombardo.
La regola delle tre "P"
Ma perché si diventa insonni? "Negli anni 90 venne proposto il modello delle 3P" prosegue "che oggi ha a suo supporto molti dati scientifici". Le tre P indicano tre tipi di fattori a cascata: la Predisposizione, cioè genetica e temperamento (il perfezionismo, la difficoltà a elaborare la frustrazione...), genere (le donne sono più predisposte) ed età (invecchiando il sonno peggiora). Poi ci sono i fattori Precipitanti: "Gli eventi stressanti aumentano l'attivazione fisiologica e frammentano il sonno, oppure alterano la funzionalità dell'orologio biologico centrale. Questo a sua volta interferisce con la capacità di regolare lo stress". Si entra così nella terza P, quella dei fattori Perpetuanti che portano alla cronicizzazione. Si comincia con i pensieri drammatici: "non riuscirò a dormire, domani sarò uno straccio". E si prosegue con comportamenti che lì per lì sembrano compensatori ma che in realtà peggiorano le cose: permanenze forzate nel letto, pisolini pomeridiani, abuso di caffè. Si calcola che ormai l'insonnia cronica interessi circa una persona su dieci. "È in aumento in tutto il mondo, soprattutto nelle classi sociali più disagiate. Quanto a noi italiani, dal dopoguerra abbiamo perso almeno un'ora di sonno" calcola Fanfulla. Sono tante le ragioni per cui è successo e la pandemia le ha peggiorate tutte: "È addirittura passata l'idea che dormire sia uno spreco di tempo".
Cattive abitudini
Come se non bastasse, i disordini del sonno ormai coinvolgono anche i bambini, che subiscono le cattive abitudini dei grandi. E per loro le conseguenze sono più complesse: "Studi di imaging hanno mostrato che i bambini che dormono meno hanno un'attenuazione dello sviluppo di alcune aree corticali" chiosa Fanfulla. E allora che si fa? "Si adotti uno stile di vita più regolare" sorride Lombardo. E aggiunge: "ma per l'insonnia cronica tutte le linee guida oggi prescrivono, in prima battuta, le terapie cognitivo-comportamentali". Faraguna conferma: "Le ricerche mostrano come questi trattamenti, operati da esperti della neurofisiologia del sonno, diano risultati duraturi".
Per l'insonnia episodica poi, da qualche mese ci sono nuovi farmaci, arrivati "grazie alle ultime scoperte sui neurotrasmettitori del cervello", prosegue Faraguna. I risultati delle prime sperimentazioni sono incoraggianti, ma è incoraggiante soprattutto il pendant virtuoso tra ricerca di base e clinica, che produce nuove soluzioni ai nostri problemi notturni. "Erano più di vent'anni che non arrivavano nuove molecole per l'insonnia" conclude Fanfulla "Ma il problema è che c'era poca attenzione sull'insonnia in generale". E se le cose stanno per cambiare, è arrivato il momento di darsi la sveglia.
Sul Venerdì del 16 giugno 2023