Negli studi-museo di James Cameron: "Entrare, vi racconto i miei segreti"
di Roberto CrociLos Angeles. "Acqua è vita. Spero di essere in grado di studiare l'oceano prima che sia distrutto, pensate che ogni volta che ci immergiamo, si vede e scopre qualcosa di nuovo, diventiamo nuovi esploratori". Parola di James Cameron, il regista più tecnologicamente all'avanguardia di Hollywood, appassionato di ambientalismo e oceani, un interesse pluridecennale portato sullo schermo con The Abyss (1989) e Titanic (11 Oscar che segnarono la nascita della sua Digital Domain, società di effetti speciali) e perfezionata nell'ultimo capitolo della saga Avatar: La via dell'acqua, al terzo posto nella classifica dei maggiori incassi di tutti i tempi battendo anche lo stesso Titanic: in vetta c'è il primo Avatar.
Bastano queste poche parole per inquadrare il personaggio, che incontriamo ai Lightstorm Entertainment Studios di Manhattan Beach, ufficialmente con la scusa della presentazione del 4K Blu-ray Ultra HD del film, in uscita il 29 giugno. Ne approfittiamo per visitare questo luogo speciale dedicato ai capolavori del regista, accessibile solo su invito, dove sono religiosamente conservati molti oggetti di scena dei suoi film, compresi Terminator e Alita, da lui scritto e prodotto per la regia di Robert Rodriguez. A metà tra studio di produzione e museo, non appena si entra si viene accolti da due statue blu a grandezza naturale di Jake Sully e Neytiri (Sam Worthington e Zoe Saldana) sul pianeta Pandora, accanto ai quali ci sono i rispettivi gioielli, calzature, costumi e suppellettili, oltre a uno scaffale pieno di altri busti.
"Questa è la sezione Na'Vi", spiega Cameron, "con la sedia a rotelle di Jake, la tuta AMP del Colonnello Quaritch, sculture 3-D di Thanator, i busti di Zoe e dei nuovi figli, di Sigourney Weaver, alcuni modelli per la depurazione oceanica... Sono strumenti narrativi che ci ricordano che tocca a noi lottare per salvaguardare l'acqua dolce e salata del nostro pianeta. Oltre a balene, delfini e squali, stiamo perdendo anche le barriere coralline per via dell'anidride carbonica che si dissolve nell'oceano. Siamo pieni di risorse, dovremmo svegliarci e non aspettare di avere le spalle al muro per apportare i cambiamenti necessari per salvare il mondo. Avatar: La via dell'acqua è un appello alla salvaguardia del nostro pianeta, vuole provocare un senso di indignazione contro lo sfruttamento umano nei confronti dell'ambiente. Sto investendo in un'azienda che produce proteine di piselli per l'alimentazione vegana, perché credo che la nostra sopravvivenza futura si basi sull'eliminazione totale del consumo di animali. Faccio del mio meglio per lavorare nel modo più sostenibile possibile, per esempio il nostro set era completamente vegano, non si può fare la morale alle compagnie petrolifere e poi mangiare hamburger...".
Tecniche innovative
È tale la sua passione per gli oceani che dopo il primo Avatar Cameron ha completato, per primo, un'immersione in solitaria nella Fossa delle Marianne: "Era un esperimento per continuare il lavoro di Jacques Cousteau e andare oltre. Diceva che se non si ama il mare non si ama se stessi: siamo tutti sulla stessa barca. L'acqua rimane per me un mistero affascinante, e per Avatar: La via dell'acqua abbiamo creato una vasca gigantesca lunga 40 metri, larga 20 e profonda 10, in cui abbiamo girato la maggior parte del film. Abbiamo dovuto capire come girare sott'acqua e soprattutto a pelo d'acqua, volevo che il pubblico vivesse l'esperienza di essere sommerso con gli attori, non volevo fare tutto con effetti speciali. Nessuno aveva mai utilizzato la tecnica della performance capture in acqua e non avremmo potuto farlo senza che il cast imparasse ad immergersi in apnea. Abbiamo creato un complicato sistema di generatori di corrente con enormi eliche che possono pompare un milione di galloni d'acqua in meno di un minuto e creare una colonna d'acqua di tre metri, per consentire agli attori e stuntman di eseguire le loro acrobazie. Abbiamo dovuto realizzare nuove telecamere che potessero creare immagini Imax 3D subacquee senza distorsioni. Uno dei grandi progressi tecnologici che abbiamo fatto nei sequel sono le performance facciali, nel primo film usavamo una sola telecamera per registrare il volto di una persona, mentre ora ne utilizziamo due ad alta definizione che ci permettono di catturare una fedeltà molto più elevata, consentendo al team di mappare i volti degli attori, catturare ogni emozione, lacrima e sorriso".
L'importanza del budget
Continuiamo la visita nell'enorme hangar e notiamo vari scheletri di Terminator: "Per me", spiega Cameron, "lo scopo del sequel era di far commuovere il pubblico per la 'morte' del T1000, che nel film precedente era invece disprezzato e temuto. La saga è un vero arco cinematografico". Poco più in là c'è l'imponente e terrificante replica a grandezza reale della "Queen", la "Regina" di Aliens - Scontro finale. Subito dopo Mr. Cameron si ferma, per presentarci il pezzo forte: il transatlantico Titanic, imponente, massiccio, sia il modello usato per le riprese in acqua, che il relitto fotografato nel documentario; e poi la Renault Coupé de Ville e la famosa collana Heart of the Ocean. Sentendolo parlare è chiaro il suo amore per il cinema. "Facevo parte di un piccolo gruppo di artisti ossessionati dai film di fantascienza. Quando uscì Guerre stellari tutti volevano essere George Lucas, ma nessuno sapeva come farlo. Io ed alcuni amici avevamo una bella idea per un piccolo cortometraggio, dove c'era un po' di tutto, dalle animazioni a effetti speciali rudimentali, ci siamo ingegnati, abbiamo fatto dei test in 16mm e finito il corto con una raccolta fondi che è arrivata a 500 mila dollari. In quel momento capii due cose: che avrei potuto produrre e dirigere film che mi appassionavano, e che c'era un mercato inesplorato per sperimentare con nuove tecnologie".
Il futuro della saga
Ora maneggia budget da 350 milioni. "Serve esperienza. Titanic è stato una grande lezione, non avevamo calcolato alcune spese e per riparare ho rinunciato al mio stipendio. Ora, prima di girare, coinvolgiamo tutti i responsabili per sapere esattamente tutti i costi. Per Avatar: La via dell'acqua non abbiamo costruito prima di sapere esattamente quanto sarebbe costato". E sorride parlando del futuro della saga: "Abbiamo scritto Avatar 3, 4 e 5. Abbiamo già girato il primo atto di Avatar 4 perché alla fine è previsto un taglio temporale: avevamo bisogno di filmare tutti i bambini prima che diventassero grandi".