Il Venerdì

Monte Tarinè, non toccate quel titanio

https://goo.gl/maps/2ANonKDEFm9mRaqp9

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VIAGGI DA FERMO La cima dell’entroterra ligure nasconde una grande miniera. Che devasterebbe un parco naturale
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Dietro questo casolare dell'entroterra ligure la strada si sdoppia per salire fino in cima al monte Tarinè, 932 metri sul livello del mare nel Parco naturale regionale del Beigua, in provincia di Savona. Come racconta un bel reportage di Michela Bompani sul Venerdì in edicola, sotto la cima del monte è accertata l'esistenza di un giacimento di titanio, uno dei più grandi d'Europa, stimato tra i nove e i venti milioni di tonnellate di minerale. Abbastanza da suscitare l'entusiasmo del ministro del Made in Italy Adolfo Urso, che – pur confondendo in un primo tempo il titanio con il litio – ha inserito il sito ligure nell'elenco delle miniere da aprire o riaprire per assicurare all'Italia l'autonomia nelle forniture di terre rare e "materie prime critiche".

Per sfruttare il giacimento, noto da decenni, occorrerebbe però aprire una cava a cielo aperto, spianare la montagna, accumulare e smaltire scorie, aprire a un traffico continuo di mezzi meccanici. Insomma stravolgere un ambiente naturale protetto anche dall'Unesco. Gli abitanti dei comuni vicini – nonché decine di associazioni ambientaliste, gli scout e la stessa regione Liguria – si oppongono da sempre alla miniera. Chi protesta fa notare che il titanio non è affatto una "terra rara", ma anzi è tra i materiali più diffusi nella crosta terrestre. E che diversi studi provano come scavare in quelle rocce libererebbe anche ingenti quantità di amianto, pericolosissimo per la salute. Non stupisce che su Google Maps un utente abbia marcato la cima – per ora ancora intatta – con la scritta "Monte Tarinè libero".

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