Solo ad aprile, a più di un anno dall'inizio della guerra in Ucraina, Google Maps ha aggiornato le mappe satellitari di Mariupol, la città martire sul Mar d'Azov, la prima a essere conquistata dai russi. Le immagini qui sopra si riferiscono al complesso siderurgico Azovstal, assediato per mesi e come si vede praticamente raso al suolo. Ma non è il solo: secondo un rapporto delle Nazioni Unite in città sono andati distrutti il 90 per cento dei palazzi residenziali e il 60 per cento delle abitazioni indipendenti. Almeno 1.500 sono state le vittime civili (altre stime parlano di 10 mila) e fino a 350 mila abitanti hanno lasciato la città.
E stanno arrivando i russi. Almeno così riporta Bumaga, un sito indipendente che da San Pietroburgo ha dovuto trasferirsi in Georgia, ripreso in inglese dall'altro sito clandestino Meduza e da lì anche da qualche organo di stampa italiano. Bumaga ha notato che su VKontakte, il Facebook russo, ci sono un centinaio di gruppi di annunci per acquisti, vendite e affitti di case o terreni a Mariupol (per i russofoni o chi ha pazienza con Google Translate, qui c'è un link), e scrive di aver contattato qualcuno degli utenti interessati. C'è Olesya, di Omsk, che dice che comprare casa a Mariupol – anche da ristrutturare, naturalmente – sarebbe un ottimo investimento, e che sotto «l'ala della Russia» la città avrà un futuro radioso. C'è Eldar, fiducioso che i confini siano ben sorvegliati dalle forze armate, e che la guerra stia per raggiungere la sua «logica conclusione». E c'è Irina di Krasnoyarsk, in Siberia, secondo cui a Mariupol l'aria è buona, gli immobili costano poco e le prospettive di lavoro per suo marito, che fa l'elettricista, sono allettanti. Tutti si dicono certi che Mariupol stia per diventare una località balneare molto apprezzata, tutti ammettono di non esserci mai stati. E a me viene in mente quell'espressione forse abusata, forse citata troppo spesso a sproposito: quella sulla banalità del male.
Russia, come se niente fosse: 13 km di coda per andare al mare in Crimea
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