Libri per l’estate: che cosa leggono le firme del Venerdì
di Michele Serra , Natalia Aspesi , Filippo Ceccarelli , Vittorio Lingiardi , Diego BianchiUn'illustrazione da un'edizione settecentesca del Don Chisciotte di Miguel de Cervantes (Getty Images)
Michele Serra: A noi due, Don Chisciotte
(Illustrazione di Gipi)
Consiglio un libro che non ho letto e dunque proverò finalmente a leggere: per favore non lasciatemi solo. È Don Chisciotte della Mancia, uno dei pochi romanzi “importanti” che mi hanno sempre respinto dopo poche pagine, come una salita troppo ardua, o come un cammino del quale non riuscivo a indovinare la destinazione. Mi sento ripetere da anni: ma come? Non hai mai letto il Don Chisciotte? È uno dei libri fondamentali della cultura occidentale! Cercherò di porre rimedio (non altrettanto farò con l’Ulisse di Joyce: a quello ho rinunciato in modo ufficiale e definitivo). Nella vita non si può fare tutto, ma troppi amici dei quali mi fido mi hanno spiegato che Don Chisciotte non è facoltativo. Una volta ogni tanto si deve obbedire.
Natalia Aspesi: Come eravamo brutti e poetici
Michele Serra: A noi due, Don Chisciotte
(Illustrazione di Gipi)
Consiglio un libro che non ho letto e dunque proverò finalmente a leggere: per favore non lasciatemi solo. È Don Chisciotte della Mancia, uno dei pochi romanzi “importanti” che mi hanno sempre respinto dopo poche pagine, come una salita troppo ardua, o come un cammino del quale non riuscivo a indovinare la destinazione. Mi sento ripetere da anni: ma come? Non hai mai letto il Don Chisciotte? È uno dei libri fondamentali della cultura occidentale! Cercherò di porre rimedio (non altrettanto farò con l’Ulisse di Joyce: a quello ho rinunciato in modo ufficiale e definitivo). Nella vita non si può fare tutto, ma troppi amici dei quali mi fido mi hanno spiegato che Don Chisciotte non è facoltativo. Una volta ogni tanto si deve obbedire.
Natalia Aspesi: Come eravamo brutti e poetici
(Illustrazione di Gipi)
Credo che non ci sia un libro più adatto di questo: Il signore di buona famiglia, che esce puntuale oggi, dopo aver fatto felici quasi cent’anni fa i suoi appassionati, prima nel 1934 e poi nel 1937. Del grande umorista e illustratore Giuseppe Novello un giornalista d’epoca, Paolo Monelli, scrisse: «La sua è la poesia della bruttezza, della scalogna, dell’invecchiare, dell’avere pochi quattrini, delle gioie goffe, poesie di parenti poveri, di bimbi brutti, di zitelle rinsecchite...». Ecco come eravamo in pieno fascismo, senza divisa e stivaloni di gomma, miseri infelici e ansiosi di piccole cose.
Filippo Ceccarelli: Cronache della vita vera
(Illustrazione di Gipi)
Niente dubbi: fuggire per le vacanze portandosi dietro I fuggitivi (Nutrimenti): isole, carceri, aragoste, libertà, il vento dell’Asinara, i pescatori di Ponza, le chiacchiere portuali, i rapporti di potere ridotti all’essenziale, l’irriconoscibile Italia alle prese con la modernità, la lieve foga del nuoto e anche un po’ di teologia. Con poetica sensibilità Marco Dell’Omo dimostra come le qualità di un vero scrittore – capacità descrittiva, interiorità dei personaggi e cruda spregiudicatezza nello scavarne i tormenti – niente abbiano a che fare con il lavoro di apprezzato cronista di Palazzo da lui svolto per più di trent’anni. La vita vera è là fuori e in questa fuga se ne sente il rumore, l’odore, il sapore amarognolo.
Diego Bianchi: L’ossessione della letteratura
(Illustrazione di Gipi)
A me, che ho sempre fatto fatica ad assimilare la critica letteraria come genere, l’idea di leggere un romanzo che ruota tutto intorno al mistero di un libro – al suo autore, alle recensioni, ai critici che ebbero modo di imbattercisi – e a un protagonista, scrittore a sua volta, che della ricerca di quel suo idolo farà missione di vita, sembrava al principio un po’ faticosa. Eppure La più recondita memoria degli uomini (e/o) di Mohamed Mbougar Sarr è davvero un librone: non tanto nel senso della mole (anche se 432 pagine non sono poche), quanto della sua capacità di presentarsi da subito come un classico. Devono averlo pensato anche i giurati del premio Goncourt, che due anni fa assegnarono al giovane scrittore senegalese il più ambito riconoscimento letterario francese. Se avete l’ossessione della letteratura, è il libro perfetto.
Vittorio Lingiardi: Quei registi confusi e felici
(Illustrazione di Gipi)
La “bella confusione” è anche quella che ti danza in testa dopo che hai finito di leggere le mille storie che fanno dell’ultimo libro di Francesco Piccolo un vortice di avventure. Inseguendo le storie di due grandi film, 8 ½ e Il Gattopardo, Piccolo ci fa capire, o meglio ci rivela, come Fellini e Visconti siano due stati della mente, due forme dell’inconscio, due estetiche e persino due sessualità. La confidenza
e la soggezione, il caos e la disciplina. Figure entrambe del tormento, opposte e complementari, nel loro confliggere incessante e vivo. La bella confusione (Einaudi) è un libro d’amore per il cinema, ma anche, pur non trattandola, per la psicoanalisi. Almeno quella che Fellini e Visconti hanno dovuto fare a se stessi per girare i loro due capolavori.
Sul Venerdì del 14 luglio 2023