Lady Day canta l’amore interrotto
di Giuseppe VidettiL’album di Billie Holiday The Complete Commodore Records (1944) contiene la canzone I’ll Be Seeing You
Questa era una canzone che girava parecchio nell’aria quando Billie Holiday decise di inciderla, nel 1944 (all’epoca nessuno ne aveva ravvisato la somiglianza con il sesto movimento della Sinfonia N.3 di Mahler). Tommy Dorsey l’aveva già inclusa in repertorio, affidandola alla voce del giovane Sinatra (il crooner maturo l’avrebbe poi ripresa nel 1961 in una nuova, memorabile versione), ed era volata al quarto posto della classifica americana.
Come molti standard dell’epoca, era un’aria da commedia musicale (non di rado i musical s’ispiravano alle opere liriche), Right This Way (1938); una non proprio applauditissima – due settimane di repliche a Broadway (avrebbe avuto più fortuna nella colonna sonora del film Al tuo ritorno – titolo originale I’ll Be Seeing You, appunto – con Ginger Rogers, Joseph Cotten e Shirley Temple).
Di belle versioni, in o…
Questa era una canzone che girava parecchio nell’aria quando Billie Holiday decise di inciderla, nel 1944 (all’epoca nessuno ne aveva ravvisato la somiglianza con il sesto movimento della Sinfonia N.3 di Mahler). Tommy Dorsey l’aveva già inclusa in repertorio, affidandola alla voce del giovane Sinatra (il crooner maturo l’avrebbe poi ripresa nel 1961 in una nuova, memorabile versione), ed era volata al quarto posto della classifica americana.
Come molti standard dell’epoca, era un’aria da commedia musicale (non di rado i musical s’ispiravano alle opere liriche), Right This Way (1938); una non proprio applauditissima – due settimane di repliche a Broadway (avrebbe avuto più fortuna nella colonna sonora del film Al tuo ritorno – titolo originale I’ll Be Seeing You, appunto – con Ginger Rogers, Joseph Cotten e Shirley Temple).
Di belle versioni, in ottant’anni, ne sono state incise a dozzine, da Bing Crosby a Tony Bennett e Bublé, da Dinah Shore a Sarah Vaughan e Rickie Lee Jones, da Little Jimmy Scott a Iggy Pop (con Françoise Hardy) e Cat Power, da Eric Clapton a Willie Nelson passando per Rod Stewart e Mina, ma quella di Billie Holiday è un’altra storia. Fa parte di una session del periodo Commodore (secondo me, il migliore dell’artista) datata primo di aprile 1944, ma non è uno scherzo.
Lady Day trasporta la languida melodia a un livello superiore: I’ll Be Seeing You (Continuerò a vederti) non è più il canto malinconico di una momentanea separazione (tipo La lontananza di Modugno, per intenderci), ma l’esito di un destino di coppia ben più drammatico che non lascia prevedere alcun ritorno; la solitudine si consumerà nella spettrale desolazione dei luoghi che furono teatro di un amore interrotto da un evento drammatico – un abbandono o la morte. Se Mahler fosse stato ancora in vita, ne sarebbe rimasto stregato. Come noi.