Chi avesse voluto viaggiare in treno da Palermo a Catania stamattina sul presto, informa Google Maps, poteva prendere l'Intercity delle 7.05 per Messina, arrivare lì alle 9.55, imbarcarsi su un regionale e giungere nel capoluogo etneo alle 12.13, cinque ore e otto minuti dopo. Per scendere a 4 ore e 28 bisognava attendere le 10.30 in modo da acchiappare, sempre a Messina, un regionale veloce che sarebbe arrivato alle 14.43. Oppure virare sull'altra tratta, quella che passa per il centro dell'isola, dove però a Dittaino (Enna) i treni si fermano e bisogna proseguire in autobus perché la linea è in ristrutturazione: in questo caso bastano tre ore e trentotto minuti.
Ma allora tanto vale prendere uno dei tanti bus privati che collegano le due città via autostrada, e che, traffico e cantieri permettendo, a volte riescono a ultimare il percorso (poco più di 200 chilometri) addirittura in meno di tre ore. Un battito di ciglia rispetto alle quasi 12 ore e ai quattro cambi che, come ricordava su Repubblica un articolo di Gioacchino Amato, occorrerebbero per andare da Trapani a Siracusa ai masochisti che volessero per forza optare per la strada ferrata. Intanto però, spiega sempre Amato, l'ammodernamento delle linee siciliane non potrà più essere finanziato con il Pnrr: troppi ritardi, i fondi sono stati stralciati e destinati altrove, i soldi andranno trovati in altre pieghe del bilancio, come avviene ormai da decenni. Quello che invece va a ritmo spedito, grazie all'attivismo ministro Salvini, è l'iter per il ponte sullo Stretto di Messina, almeno nella parte che riguarda i finanziamenti alla società che dovrebbe costruirlo e gli stipendi dei suoi futuri manager. Questione di priorità.
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