All’Araneta Coliseum di Manila l’Italia ha battuto le Filippine 90-83, avanzando così al secondo turno dei Campionati mondiali maschili di basket. La squadra di casa esce così malinconicamente, con zero vittorie, dal torneo. Eppure l’arcipelago asiatico è – insieme alla Lituania, l’unico Paese in cui la pallacanestro è lo sport più popolare (negli Stati Uniti, nonostante l’appeal mondiale dell’Nba, il football ha ancora più tifosi e spettatori). Ed è anche quello che ha più campetti pubblici, come questi rintracciati grazie a Google Street View tra le strade spesso anguste e malmesse della capitale.
Il motivo, spiegava qualche giorno fa un post di La Giornata Tipo, un bel sito dedicato al basket curato da Raffaele Ferraro, è che dal 1905 al ‘46 il Paese è stato una colonia degli Stati Uniti, tanto che la lega filippina di basket è la seconda più antica del mondo, dopo appunto l’Nba. Prima della débacle di oggi, la nazionale poteva vantare un quinto posto già alle Olimpiadi del ‘36 e una medaglia di bronzo ai Mondiali del ‘54, nonché ben cinque vittorie ai Giochi asiatici.
Su 114 milioni di filippini, almeno 40 milioni giocano o hanno giocato, e l’81 per cento si dichiara più o meno tifoso. Una passione che si portano dietro nei tanti Paesi in cui emigrano: sempre La Giornata Tipo spiega che in Italia, a Milano, Bologna, Roma, Firenze e altre 16 province, sono talmente tanti i filippini che giocano a basket che hanno un campionato CSI (Centro sportivo italiano) tutto loro. Vale la pena ricordare che l’altezza media di un maschio adulto filippino è di un metro e 63. Forza Filippine, sarà per la prossima volta.
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