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“Qui nessuno è una star”: la formula di Wes Anderson per farsi amare

il regista americano Wes Anderson (54 anni). Asteroid City, in sala dal 28 settembre, è il suo 11° lungometraggio (Courtesy of Roger Do Minh/Pop. 8)

 
Da Adrien Brody a Scarlett Johansson, ancora una volta il regista americano ha messo insieme un super cast per il suo Asteroid City. Come ci riesce? Lo abbiamo chiesto ai protagonisti
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«Ho debuttato al cinema con Wes Anderson in Rushmore quando avevo 17 anni e con lui ho girato otto film. Ci conosciamo da 25 anni e praticamente per me è come un fratello. È stato il primo adulto, a parte forse i miei genitori, a farmi una domanda e a essere interessato alla mia risposta. E penso che sia questa curiosità innata che ha per le persone e in particolare per gli attori, oltre al suo stile unico, a far sì che tutti vogliano lavorare per lui». Jason Schwartzman riassume in poche parole come sia possibile che il 54enne regista di Houston, creatore di film-mondi originali pieni di personaggi eccentrici come I Tenenbaum, Grand Budapest Hotel e Le avventure acquatiche di Steve Zissou, riesca a raccogliere attorno a sé cast di interpreti che, se fossimo in Nba, assomiglierebbero ogni volta all’All Star Game (stavolta ci sono tra gli altri Tom Hanks, Tilda Swinton, Willem Dafoe, Steve Carell, Margot Robbie).

Avevamo incontrato l’attore al festival di Cannes, insieme a parte del ca…

«Ho debuttato al cinema con Wes Anderson in Rushmore quando avevo 17 anni e con lui ho girato otto film. Ci conosciamo da 25 anni e praticamente per me è come un fratello. È stato il primo adulto, a parte forse i miei genitori, a farmi una domanda e a essere interessato alla mia risposta. E penso che sia questa curiosità innata che ha per le persone e in particolare per gli attori, oltre al suo stile unico, a far sì che tutti vogliano lavorare per lui». Jason Schwartzman riassume in poche parole come sia possibile che il 54enne regista di Houston, creatore di film-mondi originali pieni di personaggi eccentrici come I Tenenbaum, Grand Budapest Hotel e Le avventure acquatiche di Steve Zissou, riesca a raccogliere attorno a sé cast di interpreti che, se fossimo in Nba, assomiglierebbero ogni volta all’All Star Game (stavolta ci sono tra gli altri Tom Hanks, Tilda Swinton, Willem Dafoe, Steve Carell, Margot Robbie).

Avevamo incontrato l’attore al festival di Cannes, insieme a parte del cast di Asteroid City, undicesima pellicola di Anderson, che arriva al cinema il 28 settembre. «Un giorno Wes mi ha chiamato» racconta ancora Schwartzman «dicendomi che voleva realizzare qualcosa di nuovo e speciale. E che voleva affidarmi un doppio ruolo: Augie, un fotoreporter di guerra fresco vedovo che negli anni 50 arriva nella cittadina in mezzo al deserto del titolo con i quattro figli, per la premiazione del maggiore in un concorso per invenzioni scientifiche, e quello di Jones, l’attore che lo interpreta». Subito infatti, in un gioco metacinematografico, scopriamo dalle parole del presentatore interpretato da Bryan Cranston che in realtà il film, ambientato nel deserto, è l’adattamento televisivo di uno spettacolo teatrale scritto dal drammaturgo Conrad Earp (Edward Norton). E così il gioco di finzione e il dietro le quinte si svolgono in parallelo. A un certo punto del film però, durante la cerimonia di premiazione, arriva un extraterrestre e così la cittadina viene blindata dall’esercito che mette tutti in quarantena, costringendo le persone a familiarizzare.

L’unione fa la forza

«La cosa curiosa è che noi stessi abbiamo provato qualcosa di simile ai personaggi», spiega Rupert Friend che ha esordito alla corte di Anderson nel precedente The French Dispatch, e che qui interpreta un cowboy cantante. «Il set è stato costruito vicino a Madrid (tra i villaggi di Chinchón e Colmenar de Oreja, ndr) e abbiamo alloggiato in un monastero sconsacrato lì vicino, trovandoci a spostarci tra questi due luoghi». Tuttavia non è stata tanto la pandemia a spingere la produzione a radunare tutti gli attori insieme, ma il regista stesso. «Wes è convinto che l’unico modo di fare cinema sia quello di comportarsi come una compagnia teatrale: si sta tutti insieme, si familiarizza e ci si aiuta l’un l’altro», ci spiega Hope Davis, che in questo film è la madre di uno dei ragazzini premiati. «Durante la lavorazione mi ha raccontato che in Le avventure acquatiche di Steve Zissou ognuno a fine giornata andava in hotel per conto proprio, e il processo collaborativo ne ha sofferto, tanto da giurare a se stesso di non ripetere mai più quell’esperienza. Perché stare insieme, cenare e parlare di come è andata la giornata, aiuta a creare qualcosa di profondo». «Per questo i suoi film sono come arazzi, fatti di tanti contributi, senza il classico meccanismo del protagonista e dell’antagonista», aggiunge Friend. «Inoltre non c’è gerarchia nei suoi set, non ci sono roulotte per le star, e lui fa in modo che si creino quelle relazioni vere tra colleghi che sugli altri set solitamente non accadono». «Questo riguarda non soltanto gli attori, ma anche i collaboratori più stretti di Wes, come lo scenografo Adam Stockhausen o la costumista Milena Canonero. E questo cementa la fiducia degli uni nei confronti degli altri», spiega Adrien Brody, che interpreta il regista.

«Questo film è l’omaggio di Wes alle arti performative: tv, cinema e teatro», ci dice Bryan Cranston «ma più che a un regista teatrale io lo paragonerei a un direttore d’orchestra. Tutti noi siamo gli orchestrali, concentrati ciascuno sulla propria partitura, ma non sappiamo con esattezza fino alla fine come tutti i nostri strumenti verranno assemblati. In questo senso mi pare significativo un passaggio del film: a un certo punto Augie va dal regista e gli dice che non è sicuro di aver capito la storia. E il regista risponde: non devi capirla, ma continuare a raccontarla. Per me le vite dei personaggi di Asteroid City, e il processo per realizzarlo, rispecchiano un po’ la nostra esistenza: la affrontiamo senza sapere quel che accadrà, chi ne farà parte e come andrà a finire, ma continuiamo ad andare avanti e ogni giorno raccontiamo la nostra storia».

Orologiaio matto

A guardare le inquadrature simmetriche e ricchissime di dettagli che hanno fatto amare Wes Anderson ad artisti e designer, e la manieristica fissità dei personaggi, che permette ad esempio ad Augie e alla diva Midge Campbell (Scarlett Johansson) di parlare di questioni di cuore azzerando le emozioni, con l’usuale effetto di spiazzamento che i fan del regista amano tanto, si immaginerebbe che lavorare con lui sia come essere puri ingranaggi nelle mani di un precisissimo orologiaio. «In realtà è tutto il contrario» spiega Schwartzman. «Anche se fai un ciak che è molto buono, Wes ti lascia sempre spazio per aggiungere qualcosa, una battuta oppure un modo di muoverti particolare, che è solo tuo. Le sue sceneggiature sono eccellenti, ma nelle battute c’è molto spazio per aggiungere dettagli. Ed è come se lui fosse guidato dalla curiosità di trovare qualcosa di inaspettato insieme agli attori».

«Nonostante prima delle riprese illustri a tutto il cast il film con uno storyboard in cui lui stesso dà voce a tutti i personaggi» spiega Brody «è pronto a sfruttare ogni imprevisto. Come quando giravamo Il treno per il Darjeeling e il convoglio fu bloccato da una vacca che si era piazzata sui binari. Stavolta il set era molto controllato, ma le sorprese sono nate soprattutto dall’interazione tra gli attori». «Non c’è un momento in cui Wes ti faccia sentire a disagio» racconta Davis a proposito del clima che si respira al lavoro. «Mi è capitato anni fa di girare una scena importante con un regista. A lui non piaceva quel che stavo facendo e non ha esitato ad allontanarsi dal set scuotendo la testa, in modo che tutti vedessero. Mi ricordo che ero paralizzata e volevo fuggire. Wes è l’esatto opposto, tratta tutti con rispetto, non urla mai, ama i suoi collaboratori». «Al punto che cura meticolosamente ogni dettaglio» commenta Steve Park, anche lui chiamato a incarnare il genitore di un ragazzino premiato. «Ogni sera dispone i posti a tavola in modo sempre diverso perché tutti possano conoscersi, e sceglie personalmente il menu insieme allo chef».

Pochi giorni prima dell’uscita di Asteroid City, Anderson porterà alla Mostra di Venezia il mediometraggio (37 minuti) La meravigliosa storia di Henry Sugar: «È l’adattamento di quattro storie per adulti di Roald Dahl» spiega Friend, tra gli interpreti insieme a Ralph Fiennes, Benedict Cumberbatch e Ben Kingsley. «Sono sicuro che sorprenderà il pubblico, anche perché stavolta sullo schermo mancherà l’ottimismo che caratterizza i suoi film».

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