Cibo. Peperoncini ripieni: il pensiero delle api ha il sapore di tonno
di Tommaso MelilliNegli ultimi decenni alcuni studiosi si sono alacremente appassionati a un concetto scivoloso e difficile da definire, che prende il nome di “mente alveare”. Più semplicemente, si tratta di cercare di dimostrare l’esistenza di qualche tipo di intelligenza collettiva: il termine è apparso per la prima volta negli anni 60, ma lo studioso che se ne è occupato di più è il francese Pierre Lévy.
In realtà, è un’idea che hanno sfiorato in molti nella storia del pensiero, e con ogni probabilità nasce dall’osservazione della natura, dal modo in cui piante e funghi si sviluppano in boschi e sistemi complicatissimi, da come inspiegabilmente gli uccelli riescono a muoversi in stormi immensi e spostarsi da un continente all’altro e, naturalmente, dal modo in cui le api costruiscono gli alveari e proteggono l’ape regina.
Negli ultimi decenni alcuni studiosi si sono alacremente appassionati a un concetto scivoloso e difficile da definire, che prende il nome di “mente alveare”. Più semplicemente, si tratta di cercare di dimostrare l’esistenza di qualche tipo di intelligenza collettiva: il termine è apparso per la prima volta negli anni 60, ma lo studioso che se ne è occupato di più è il francese Pierre Lévy.
In realtà, è un’idea che hanno sfiorato in molti nella storia del pensiero, e con ogni probabilità nasce dall’osservazione della natura, dal modo in cui piante e funghi si sviluppano in boschi e sistemi complicatissimi, da come inspiegabilmente gli uccelli riescono a muoversi in stormi immensi e spostarsi da un continente all’altro e, naturalmente, dal modo in cui le api costruiscono gli alveari e proteggono l’ape regina.
È più difficile però identificare con certezza le forme umane di intelligenza collettiva, che si possono riassumere – se ho capito bene – in due grandi gruppi: da una parte le scelte, invenzioni e decisioni che vengono prese da un gruppo di persone che si incontra, si conosce, e vive insieme; dall’altra le cose che vengono inventate in molti luoghi del mondo, distanti e non comunicanti tra loro, nello stesso momento. Al primo caso appartengono le leggi, i sindacati, e molte ricerche scientifiche. Al secondo caso, che prende il nome di scoperta multipla, appartengono, per esempio: il telefono, l’arte di far di conto, la fotografia a colori, il socialismo, il pane e la tendenza a preparare alla fine dell’estate i peperoncini con dentro il tonno. Almeno sei regioni italiane ne rivendicano la paternità come prodotto tipico locale, ma la pratica è diffusa da tempo sicuramente anche in Turchia, in Spagna e in Sudamerica.
Ricetta: peperoncini ripieni
Ingredienti per 4 persone, come antipasto:
500 gr di peperoncini tondi piccanti
100 gr di tonno o di sgombro sott’olio
4 filetti di acciughe
1 cucchiaio di capperi dissalati
2 cucchiai di prezzemolo tritato
Aromi a piacere
Olio, sale e pepe
Come procedere:
Con le forbici o con un coltellino, togliete il picciolo di ogni peperoncino e con uno scavino togliete i semi (idealmente uno scavino da pommes parisiennes, è più facile). Mettete a bollire un pentolino d’acqua salata e sbollentate i peperoncini 4 minuti. Dopodiché scolateli, raffreddateli sotto l’acqua fredda e lasciateli asciugare su un panno rivolti a testa in giù. Mentre asciugano preparate il ripieno: sgocciolate il tonno e frullatelo con il prezzemolo, le alici spezzettate, i capperi, e se piace un po’ di origano secco. Aggiungete un poco di olio a filo, come per montare una maionese, finché il tonno si farà omogeneo e cremoso. Assaggiate e correggete di sale e pepe se lo ritenete necessario. Riempite ogni peperoncino, irrorate con abbondante olio e mangiate nei tre giorni successivi.
Sul Venerdì del 1 settembre 2023