Dal primo luglio Bologna è diventata la prima grande città italiana con il limite di velocità nel centro urbano a 30 km/h. Una scelta ideologica, quella del sindaco Matteo Lepore? No, semplicemente di buonsenso. E buonsenso condiviso, visto che dal 2021 la stessa regola vige anche ad Olbia, in Sardegna, dove governa la giunta di centrodestra del sindaco Settimo Nizzi.
Il fatto è che ridurre il limite da 50 a 30 km/h in città non ha niente a che vedere con i partiti. Lo dimostrano i dati allegati a una proposta di legge per estendere questa norma a livello nazionale presentata in Parlamento lo scorso luglio, elaborata da Andrea Colombo, e promossa da associazioni come Legambiente, Kyoto Club, Fiab, Fondazione Michele Scarponi, Amodo, Salvaiciclisti, Clean Cities e Asvis.
Le statistiche dicono infatti che la velocità è la prima causa di incidenti mortali, e che il 73 per cento degli incidenti avviene in un centro urbano. Abbassando i limiti di velocità nelle città si riducono di un quarto le collisioni, del 63 per cento il numero di pedoni investiti, mentre la probabilità di un incidente mortale si riduce di ben 8 volte.
E come dimostrano le esperienze di Bruxelles, Graz e Valencia, questa norma è anche un volano socioeconomico, perché stimola i cittadini a vivere la città, la mobilità leggera e l’economia di quartiere, riducendo emissioni e consumi.
Secondo l’analisi costi-benefici del progetto Bologna Città 30, la nuova regola apporterà benefici per 19 milioni di euro, contro 10 milioni di costi, senza effetti negativi sui tempi di percorrenza, che aumenteranno mediamente di appena 12 secondi.
Ridurre il limite di velocità nei centri urbani è una scelta da #GreenHeroes, che fa bene ai cittadini, all’ambiente e all’economia. Una scelta che ci fa dire bravo al sindaco Lepore e alle amministrazioni che stanno andando nella stessa direzione.
Dal Venerdì del 22 settembre 2023