Opera e rock nell’autunno di Peter Hammill
di Giuseppe VidettiLa copertina dell’album Over (1977) di Peter Hammill, che contiene la canzone Autumn
Questa andrebbe eseguita in un teatro d’opera. Voci come Peter Hammill (ha compiuto 75 anni il 4 novembre) non sono state forgiate per il mercato del pop, anche se l’hanno graffiato prima di esserne espulsi. E allora perché non coinvolgerle in progetti più alti? Si straparla come vecchi ubriaconi di riportare i giovani all’opera – la ricerca dell’unicorno – ma allora perché non farsi venire un’idea e guardarsi intorno alla ricerca di talenti “trasversali”, giacché Keith Jarrett, Patti Smith e Thom Yorke hanno fatto il pienone alla Scala, al Costanzi e allo Sferisterio?
Ma qui è di una canzone in sintonia con la stagione (una stagione della vita, in realtà) che vogliamo parlare, Autumn di Peter Hammill (dall’album Over, 1977). La voce e gli arrangiamenti non tradiscono l’età. L’orchestra, il violino di Graham Smith che s’intreccia con le note lancinanti del falsetto di Hammill, la complessità e la teatralità: sono quattro minuti larghi come un’opera. E il testo: bisturi che incide…
Questa andrebbe eseguita in un teatro d’opera. Voci come Peter Hammill (ha compiuto 75 anni il 4 novembre) non sono state forgiate per il mercato del pop, anche se l’hanno graffiato prima di esserne espulsi. E allora perché non coinvolgerle in progetti più alti? Si straparla come vecchi ubriaconi di riportare i giovani all’opera – la ricerca dell’unicorno – ma allora perché non farsi venire un’idea e guardarsi intorno alla ricerca di talenti “trasversali”, giacché Keith Jarrett, Patti Smith e Thom Yorke hanno fatto il pienone alla Scala, al Costanzi e allo Sferisterio?
Ma qui è di una canzone in sintonia con la stagione (una stagione della vita, in realtà) che vogliamo parlare, Autumn di Peter Hammill (dall’album Over, 1977). La voce e gli arrangiamenti non tradiscono l’età. L’orchestra, il violino di Graham Smith che s’intreccia con le note lancinanti del falsetto di Hammill, la complessità e la teatralità: sono quattro minuti larghi come un’opera. E il testo: bisturi che incide un tessuto che non può rimarginare: “Eccoci qui da soli / I bambini sono cresciuti e ormai fuori di casa / Vivono la loro vita, così dicono... / Mi pare tutto molto strano / Non capisco le loro scelte / Mi sorprendono sempre, i nostri bambini / E spesso mi chiedo perché mi fanno sentire di colpo / Così triste e vecchio”.
Hammill non aveva ancora trent’anni all’epoca. Vecchio dentro? Pessimista? Forse. Come voce dei Van Der Graaf Generator aveva sfoggiato un repertorio maturo ed erudito già dalla fine degli anni Sessanta; nel 1971 Nursery Crime dei Genesis e Pawn Hearts dei VDGG erano le punte di diamante del rock progressivo, ma fuori dalla band Hammill non ha avuto le stesse opportunità di Peter Gabriel. Come se tutto intorno a lui fosse invecchiato di colpo, proprio come descritto in Autumn, immaginando che le canzoni siano bambini. O è opera contemporanea?