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Ragione e fraternità

PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. “Come si combattono populismo e negazionismo”
4 minuti di lettura

Caro Michele Serra, sono un vecchio militante di sinistra e sono tormentato dal dubbio che il declino della sinistra, anche a livello globale, sia ineluttabile. Ho paura che la situazione del mondo, per la sovrappopolazione, il cambiamento climatico, l’inquinamento, l’insufficienza delle risorse, sia divenuta incompatibile con i principi dell’illuminismo di uguaglianza, libertà e fraternità su cui si fondano le democrazie liberali: il progresso civile, che si riteneva inarrestabile, si sta bloccando, con la conseguente avanzata della barbarie. I rapporti interpersonali, sociali e fra Stati sembrano sempre più improntati alla forza, alla violenza e alla guerra. Questo imbarbarimento non può che aprire la strada all’affermazione e all’espansione, a livello politico, delle forze di destra e al declino, inevitabile, della sinistra. Spero di sbagliarmi e mi auguro di essere contraddetto.

Mario Sansonetti

Caro Michele Serra, sono un vecchio militante di sinistra e sono tormentato dal dubbio che il declino della sinistra, anche a livello globale, sia ineluttabile. Ho paura che la situazione del mondo, per la sovrappopolazione, il cambiamento climatico, l’inquinamento, l’insufficienza delle risorse, sia divenuta incompatibile con i principi dell’illuminismo di uguaglianza, libertà e fraternità su cui si fondano le democrazie liberali: il progresso civile, che si riteneva inarrestabile, si sta bloccando, con la conseguente avanzata della barbarie. I rapporti interpersonali, sociali e fra Stati sembrano sempre più improntati alla forza, alla violenza e alla guerra. Questo imbarbarimento non può che aprire la strada all’affermazione e all’espansione, a livello politico, delle forze di destra e al declino, inevitabile, della sinistra. Spero di sbagliarmi e mi auguro di essere contraddetto.

Mario Sansonetti

Caro Sansonetti, mi piacerebbe avere argomenti solidi, e incontrovertibili, per contraddirla. Temo, invece, che la sua “angoscia politica” abbia buone ragioni: l’ordine di grandezza dei problemi che ci stanno di fronte è tale da suscitare in moltitudini di persone una grande insicurezza, nella quale mette facili radici l’emotività tipica della comunicazione social. Ne consegue l’attrazione per le risposte “facili” e semplificate: credere che le soluzioni sbrigative e brutali siano vincenti. Non è solo la sinistra, è la democrazia in sé che rischia di sembrare, a queste moltitudini, un impiccio. Una rottura di scatole. Nell’illusione che, abolite o ridimensionate le regole che limitano i poteri del capopopolo, alcuni problemi possano essere risolti con i modi bruschi (l’immigrazione), altri (il cambiamento climatico) cancellati grazie al comfort del negazionismo. Il populismo, in fin dei conti, è un “pensiero magico”. Si fonda sull’idea che i problemi del mondo siano frutto di un complotto di poche lobby malvage (fu il fascismo, per primo, a inventarsi il nemico perfetto “demo-pluto-giudaico-massonico”) e che per risolverli basti che il popolo, buono per natura, scelga un capo valoroso che lo conduca alla vittoria. Poi, ovviamente, si va a sbattere contro il muro, perché la realtà è molto diversa, più dura e più subdola della caricatura che ne fa la propaganda. Ma è proprio la natura illusoria di questo sentimento politico, anzi impolitico, simile in tutto il mondo, che deve darci la forza e il coraggio per tenere ferme le idee della democrazia, che sono le sole in grado di governare una società complessa e di reggere le sorti della civiltà. Dunque non bisogna perdersi d’animo. Bisogna controbattere colpo su colpo, reggere la sfida: le risposte illusorie sono destinate, una dopo l’altra, a fallire. Ancora non sappiamo a quale prezzo (di quante guerre e di quante catastrofi dovremmo essere testimoni), ma la destra populista è destinata a perdere. La ragione e la fraternità sono i soli attrezzi che possono aggiustare il mondo. Il fanatismo e la divisione lo sfasciano.

I bambini, le guerre
e un film sul razzismo

Caro Serra, ricordo un film su un processo per lo stupro su una bimba di colore da parte di suprematisti bianchi. Un avvocato, nell’arringa, chiedendo alla giuria di chiudere gli occhi mentre descriveva in modo crudo tutte le violenze subite dalla piccola, concludeva dicendo: ora immaginate che la bimba sia bianca! Ora chiudete gli occhi, e immaginate che le migliaia di bambini uccisi e violentati dalla guerra siano occidentali o israeliani.

Maurizio Partenope

Si chiama: due pesi, due misure, e vale da sempre, purtroppo. Ogni raggruppamento di umani tende a considerare più doloroso il proprio dolore, più inaccettabile la propria paura, più da proteggere i propri bambini. Nulla è più fragile e inapplicato di tutte le forme di umanitarismo, a partire dal Vangelo, ovvero quei sistemi di pensiero per i quali l’umanità, non la Nazione o la classe sociale o la confessione religiosa, è la sola condizione comune riconosciuta. Anche l’internazionalismo proletario ha fatto una brutta fine sotto i colpi di Stalin.

Ma Sinner dovrebbe giocare
per il Principato

Gentile Serra, stiamo cavalcando alta l’onda dell’entusiasmo: dopo Alberto Tomba, Valentino Rossi, Federica Pellegrini è esplosa la Sinner mania. Tutto meritato, un ragazzo molto giovane, tecnicamente bravissimo e tenace. Si è imposto a suon di vittorie, tutte conquistate con maestria, impegno e grande capacità di concentrazione. Gareggia non solo come professionista, ma anche con la maglia dell’Italia e ci ha riportato a vincere la coppa Davis, dopo tanti anni e dopo Panatta. Smaltita la sbornia, visti i commenti e le interviste: questo giovane atleta meritatamente multimilionario di fatto è un cittadino monegasco e paga là le sue tasse. Finché è un professionista niente da obiettare, ma è giusto che ci rappresenti come nazione? Non sarebbe meglio che rappresentasse il Principato di Monaco? Non è una domanda oziosa e anche se il nostro regime fiscale è da migliorare, non dobbiamo fare passare che con i soldi, così come con la maestria, si possa fare e si compri tutto. Come far capire il valore di pagare le tasse ed anche il merito e la stima per chi lo fa? Come è possibile chiudere entrambi gli occhi verso chi sceglie di vivere in un altro Paese?

Stefano Severi

Caro Severi, i campioni dello sport vivono dentro una grande bolla fatta di agonismo, di allenamenti, di viaggi e di poco altro. O hanno la fortuna di essere circondati da persone molto attente all’etica, o diventano macchine da soldi costruite e gestite per esserlo. Da soli, difficilmente hanno la forza di capire quanto lei mi scrive. E temo che la maggioranza degli italiani, alla domanda sui nostri connazionali con cittadinanza a Monaco per convenienza fiscale, risponderebbe: “Fanno benissimo. Difendono i loro soldi”. Fior di governanti e di leader politici definiscono le tasse “mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Perché proprio un tennista dovrebbe avere la forza di smentirli?

In piedi sul tavolo
e nessuno interviene

Caro Serra, nell’Amaca intitolata Le scarpe sul tavolo (22 dicembre 2023), a proposito del video che immortala l’energumeno zompato sul tavolo della presidenza del Consiglio comunale di Palermo, lei scrive che “le tensioni in Parlamento, fino allo scontro fisico, ci sono sempre state, ma eccezionali, e subito sedate dai commessi.

Qui non si vede nessuno intervenire, nessuno bloccare il bruto, mostrare il cartellino rosso”. In realtà nel video un commesso si vede, ma si guarda bene dal fare il suo lavoro. Lui è lì a documentare in maniera icastica il parassitismo immarcescibile che regna in Sicilia, strangolata da una classe politica assai mediocre e fallimentare sul piano economico, politico e morale.

Lorenzo Catania

Caro Catania, se intende dire che eletti ed elettori (deputati e commessi, potenti e loro dipendenti) si assomigliano, temo che abbia perfettamente ragione. E non solo in Sicilia.

Sul Venerdì del 5 gennaio 2024

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