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Lavori, polemiche e proteste: come Parigi si prepara alle Olimpiadi

Una manifestazione del collettivo Le Revers de la médaille: denuncia l’impatto delle Olimpiadi sulle fasce svantaggiate della popolazione  (Getty images)

 
Nuove linee del métro, piste ciclabili, persino bagni nella Senna: a sei mesi dalla cerimonia di apertura, gli organizzatori e il presidente Macron si mostrano orgogliosamente ottimisti. I parigini, un po’ meno. Reportage
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Parigi. Le ruspe e gli operai sono ancora al lavoro, ma si comincia a intravedere la prospettiva tra le palazzine che accoglieranno gli atleti. «Era importante ritrovare lo sguardo sulla Senna, ho disegnato tutti i viali perpendicolari al fiume» spiega Dominique Perrault. L’architetto e urbanista ha reinventato cinquantadue ettari a nord di Parigi, a cavallo di tre comuni (Saint-Denis, Saint-Ouen e L’Île-Saint-Denis). Una zona industriale dismessa, dove si era insediata la sfortunata Città del Cinema immaginata da Luc Besson, progetto faraonico di studios che non è mai decollato. Da queste parti molti film si girano con scenografie vere, nelle torri di case popolari, davanti ai posti dello spaccio: quando si tratta di raccontare la Francia più violenta e povera basta venire qui. È il famigerato Dipartimento 93, che porta con sé lo stigma economico e sociale di francesi di seconda o terza generazione mai davvero integrati.

Parigi 2024, ma non solo. Saranno anche i Giochi della banlieue…

Parigi. Le ruspe e gli operai sono ancora al lavoro, ma si comincia a intravedere la prospettiva tra le palazzine che accoglieranno gli atleti. «Era importante ritrovare lo sguardo sulla Senna, ho disegnato tutti i viali perpendicolari al fiume» spiega Dominique Perrault. L’architetto e urbanista ha reinventato cinquantadue ettari a nord di Parigi, a cavallo di tre comuni (Saint-Denis, Saint-Ouen e L’Île-Saint-Denis). Una zona industriale dismessa, dove si era insediata la sfortunata Città del Cinema immaginata da Luc Besson, progetto faraonico di studios che non è mai decollato. Da queste parti molti film si girano con scenografie vere, nelle torri di case popolari, davanti ai posti dello spaccio: quando si tratta di raccontare la Francia più violenta e povera basta venire qui. È il famigerato Dipartimento 93, che porta con sé lo stigma economico e sociale di francesi di seconda o terza generazione mai davvero integrati.

Parigi 2024, ma non solo. Saranno anche i Giochi della banlieue. A Perrault non piace questo termine che evoca rivolte incendiarie – le ultime nel luglio scorso dopo che un ragazzo era stato ucciso a un controllo di polizia. L’architetto snocciola numeri. Parigi dentro le mura ha due milioni di abitanti. Nella cerchia limitrofa ce ne sono dieci milioni. La banlieue è povertà, esclusione, criminalità, ma anche – sostiene Perrault – serbatoio di gioventù, vivaio di tendenze, culture, diversità. «Sono ottimista, qui c’è il nostro futuro» commenta l’urbanista, che parla di un’eredità dei Giochi che va oltre le case, i negozi, gli uffici che saranno consegnati ai residenti del nuovo quartiere quando saranno finite le competizioni olimpiche. «I Giochi saranno un acceleratore di trasformazione verso il Grand Paris, l’idea di una metropoli che dovrebbe finalmente inglobare le sue periferie» aggiunge, citando per esempio il reticolo di oltre sessanta stazioni di métro che apriranno nel prossimo anno nella cinta intorno alla capitale.

Nel suo discorso di fine anno, Emmanuel Macron è apparso con le bandiere delle nazioni olimpiche alle spalle. «Sarà l’anno dell’orgoglio francese» ha promesso il capo dello Stato, e non si riferiva solo alle medaglie che sperano di conquistare gli atleti di casa. Macron vuole fare dei Giochi uno dei momenti politici più forti del suo secondo mandato. Il leader resta altamente impopolare in una parte dell’elettorato e qualcuno ricorda i fischi dagli spalti quando si è presentato ai Mondiali di rugby. Nell’entourage del Presidente, molti invece sono convinti che la tregua olimpica funzionerà anche per Macron quando scatterà la “magia dei Giochi”, e la Francia sarà sotto gli occhi del mondo.

In un rendering, la Senna e il centro di Parigi come saranno durante l’inaugurazione dei Giochi, il 26 luglio

 

I sogni di grandeur sono però accompagnati dalla paura di una débâcle su due fronti: sicurezza e mobilità. Non sono tanto gli impianti a preoccupare. Certo, nel Villaggio degli Atleti la costruzione dei marciapiedi è in ritardo, si discute su come far accettare alle delegazioni l’assenza di aria condizionata visto che, in onore al dogma ecologista, le palazzine ne sono sprovviste – ma ci si affida a sofisticate tecniche di autoregolazione della temperatura. Il grosso però è fatto. Le chiavi saranno consegnate al comitato organizzatore a fine febbraio. Come per il Centro acquatico di Aubervilliers, spettacolare nella sua intelaiatura concava in legno. Molte delle infrastrutture esistevano già – è stato uno dei punti di forza della candidatura parigina: lo Stade de France, i campi del Roland Garros, il Grand Palais restaurato per l’occasione dove si terranno le gare di scherma e taekwondo. Le operazioni di depurazione della Senna, poi, dovrebbero permettere ai triatleti di tuffarsi nel fiume davanti alla Tour Eiffel. Qualcuno ancora ne dubita, ma la sindaca Anne Hidalgo ha promesso di fare il primo bagno. Qualche gara sarà fuori Parigi, addirittura a Tahiti quelle di surf: la scelta della Polinesia si è rivelata più complessa del previsto, con comunità locali in rivolta, proteste di ambientalisti per una torre dei giudici costruita sulla barriera corallina e Hidalgo finita in uno scandalo dopo una costosa trasferta a cui ha aggiunto una vacanza in famiglia. Ma al netto delle polemiche, secondo Tony Estanguet, presidente del Comitato organizzatore dei Giochi, a fine dicembre l’84 per cento dei cantieri erano stati chiusi.

Cecchini e teste di cuoio

A turbare i sonni degli organizzatori è soprattutto la cerimonia di apertura del 26 luglio. Un piano senza precedenti, con oltre 150 imbarcazioni cariche di 10 mila atleti e delegazioni che sfileranno tra manovre azzardate sotto i ponti, cercando di evitare ogni minimo impatto che si trasformerebbe in un’immagine rovinosa di fronte al mondo. E sotto gli occhi di mezzo milione di spettatori, guardati a vista da almeno 35 mila fra gendarmi, poliziotti, teste di cuoio e cecchini pronti a entrare in azione se l’incubo di un atto terroristico dovesse materializzarsi. L’attualità, con due guerre in corso e le minacce di vari gruppi islamisti, non è proprio rassicurante. Ci saranno gli atleti israeliani e americani, ucraini e anche russi, visto che il Cio ha scartato un eventuale boicottaggio. Le riunioni di sicurezza con i servizi di intelligence di questi Paesi sono tesissime. L’ex prefetto di Parigi, Didier Lallement, aveva già comunicato la sua opposizione a una cerimonia fuori dallo stadio olimpico: «Follia», sosteneva. Nel frattempo però Lallement è stato rimosso e si procede come da programma, anche se dietro le quinte le autorità riconoscono che ci potrebbero essere «aggiustamenti» sul percorso delle delegazioni e sul pubblico ammesso sulle banchine del fiume. In caso di nuovi attacchi terroristici nei prossimi mesi – che nessuno esclude – il numero di spettatori potrebbe essere drasticamente ridotto.

Di sicuro non ci saranno i bouquinistes. Le celebri bancarelle di libri lungo la Senna saranno smontate per l’occasione. E molti parigini, almeno 30 mila, hanno pianificato la fuga tra fine luglio e agosto. In tanti ne approfitteranno per affittare le loro case a peso d’oro – Airbnb è uno degli sponsor dei Giochi – con la capacità alberghiera già satura nei normali periodi turistici. Da mesi gli attivisti del collettivo Le Revers de la médaille, il rovescio della medaglia, denunciano una “pulizia sociale” in corso. Le autorità avrebbero sgombrato migranti nei campi, ostelli dei lavoratori, senzatetto, lavoratori del sesso, persone che vivono nelle baraccopoli.

Un biglietto del metrò

A godersi i Giochi ci saranno pochi francesi, in tanti hanno lamentato i prezzi dei biglietti, quasi tutti esauriti. Muoversi in città sarà difficile, con diverse zone a circolazione limitata e perimetri in cui si accederà solo con Qr code. Non aiuta neanche l’annuncio che il biglietto del metrò sarà aumentato fino a 4 euro, una stangata che ha provocato l’ira dei parigini – anche se in teoria chi ha abbonamenti mensili o annuali non sarà toccato.

Di certo la mobilità è un altro dei punti dolenti con milioni di spettatori da trasportare oltre a 200 mila accreditati, fra i quali più di 10 mila atleti. Si calcola che le 14 linee di metrò, gli autobus, la Rer (metro regionale) e i tram dovranno trasportare cinque milioni di passeggeri al giorno, circa 500 mila in più della media quotidiana. A capo della Ratp, l’azienda dei trasporti parigina, è finito l’ex premier Jean Castex, alle prese con vertenze dei macchinisti che chiedono aumenti e bonus per il periodo olimpico. Nel Paese degli scioperi, una mobilitazione a sorpresa non è mai esclusa. Ma ci saranno le piste ciclabili: 415 chilometri costruiti negli ultimi anni. Uno dei lasciti dei Giochi più visibili nella capitale, insieme alla promessa che la Senna tornerà balneabile.

Sul Venerdì del 19 gennaio 2024

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