La matricola ha il pancione, l’Università la aiuta così
di Claudia BrunettoPalermo. Per Marina Galia, 31 anni e due figli, scegliere d’iscriversi all’università è stata una scommessa. Mamma e moglie, ha dovuto lottare contro il retaggio del patriarcato per riprendersi i suoi spazi e studiare. Tanto che durante la pandemia si collegava con il computer dall’auto per seguire le lezioni perché nessuno potesse dirle che “rubava tempo ai suoi figli”.
Per gli oltre 700 genitori-studenti come lei, dai 30 ai 56 anni, l’Ateneo di Palermo si è attrezzato con una carta che ne tutela i diritti e li sostiene nello studio e nella genitorialità. È uno dei pochi mega atenei statali in Italia che propone un servizio integrato per questi studenti speciali: dall’agevolazione sulle tasse ai programmi su misur…
Palermo. Per Marina Galia, 31 anni e due figli, scegliere d’iscriversi all’università è stata una scommessa. Mamma e moglie, ha dovuto lottare contro il retaggio del patriarcato per riprendersi i suoi spazi e studiare. Tanto che durante la pandemia si collegava con il computer dall’auto per seguire le lezioni perché nessuno potesse dirle che “rubava tempo ai suoi figli”.
Per gli oltre 700 genitori-studenti come lei, dai 30 ai 56 anni, l’Ateneo di Palermo si è attrezzato con una carta che ne tutela i diritti e li sostiene nello studio e nella genitorialità. È uno dei pochi mega atenei statali in Italia che propone un servizio integrato per questi studenti speciali: dall’agevolazione sulle tasse ai programmi su misura. In una decina di atenei statali su tutto il territorio nazionale sono previste alcune forme di sostegno come le “stanze rosa” per l’allattamento delle mamme-studentesse. A Palermo il cambio di passo è scattato nel 2020.
«Dopo una lezione sulla violenza sulle donne» dice Giuseppina D’Addelfio, professoressa ordinaria di Pedagogia generale e filosofia dell’educazione, «ci siamo resi conto che tante mamme avevano bisogno del nostro aiuto per studiare e non ci siamo tirati indietro. Il numero oggi è cresciuto e ci sono anche molti papà nel gruppo».
Un percorso che spesso i genitori-studenti affrontano con tutta la famiglia. «La mia è stata una scelta contro tutti e contro tutto», dice Galia, «ho voluto ribellarmi alla mia condizione familiare e agli ostacoli che c’erano attorno a me. Adesso, però, sono tutti dalla mia parte: i miei figli, mio marito, i miei genitori, aspettano tutti il giorno della mia laurea».
C’è chi porta i bimbi con sé durante le lezioni come Carlotta Faldetta, 32 anni, che ha un piccolo di 11 mesi; chi si fa accompagnare dal marito che durante il tempo delle lezioni gironzola per i viali dell’ateneo con i figli. «Quando sono diventata mamma i miei genitori non volevano che tornassi all’università, abbandonata dopo il liceo, così ho cominciato a lavorare, ma mi mancava sempre qualcosa. Ho fatto di tutto per ricominciare gli studi e alla fine sono stata proclamata dottoressa in Scienze dell’educazione con la mia secondogenita in braccio, all’indomani del parto cesareo».
Il prossimo passo, a Palermo, sarà attivare spazi allattamento con fasciatoi in vari punti dell’università. «Siamo partiti e non ci fermeremo, i genitori-studenti sono un valore aggiunto», dice D’Addelfio.
Sul Venerdì del 26 gennaio 2024