Il Venerdì

Le statue di Bruxelles e il potere del trattore

Foto di Yves Rouyet, da X
Foto di Yves Rouyet, da X 

VIAGGI DA FERMO Gli agricoltori vandalizzano un monumento davanti al Parlamento europeo. Ma in pochi si indignano per la “cancel culture”

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Place du Luxembourg è un'elegante piazza di Bruxelles, a due passi dall'Espace Léopold, sede del Parlamento europeo nella capitale belga. Al centro c'è un monumento ottocentesco che raffigura John Cockerill, imprenditore di origine inglese e pioniere dell'industria siderurgica e delle ferrovie. Da ieri quel monumento non è più come lo vediamo sulla schermata di Google Street View: una delle statue alla base, che raffigura l'operaio meccanico Beaufort, è stata divelta e data alle fiamme dagli agricoltori giunti a Bruxelles con mille trattori per protestare contro i leader riuniti per il Consiglio europeo.

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Ora, non voglio assolutamente addentrarmi nei torti e nelle ragioni dei coltivatori che, in tutta Europa, stanno protestando contro la politica agricola dell'Unione. Né mi esprimerò sul valore estetico delle statue di place de Luxembourg, o sull'opportunità di continuare a celebrare con un monumento John Cockerill, di cui sinceramente fino a stamattina non avevo mai sentito parlare, e come me credo anche la grande maggioranza dei manifestanti (anche se continua a dare il nome a una grande azienda attiva nel campo dell'energia e degli armamenti, ma questo è un altro discorso: o è lo stesso?). Mi sembra però che, per il vandalismo degli agricoltori, politici, giornalisti e forze dell'ordine stiano mostrando una comprensione molto maggiore (a place du Luxembourg ci sono stati solo quattro fermi) di quella riservata ad altri episodi, anche meno violenti. Come le opere d'arte imbrattate (ma non certo in maniera indelebile) dagli attivisti per il clima. O le statue di schiavisti e colonialisti rimosse negli Stati Uniti o in Inghilterra, e non sempre da folle inferocite, ma per decisione di autorità pubbliche democraticamente elette. Quanti arresti, quanti processi, quante leggi speciali, quanti allarmi sulla "cancel culture che vorrebbe distruggere le testimonianze della nostra storia"? E invece per il povero operaio Beaufort, "cancellato" dagli esponenti di una categoria che conterà parecchio alle prossime elezioni europee, nemmeno una lacrimuccia.

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