Rita Payés voce e trombone che incantano
di Giuseppe VidettiQuesta è una new entry nel panorama internazionale. Rita Payés, catalana, trombonista e cantante, ha 24 anni, single, una figlia di quasi tre anni e un notevole appeal internazionale: il fenomenale Jon Batiste l’ha voluta come ospite nel suo recente e celebratissimo World Music Radio (nel brano My Heart).
Giovanissima, ma già con una lunga carriera alle spalle. A 13 anni era già alla corte di Joan Chamorro, un’autorità del jazz made in Spain, sassofonista, insegnante di musica e infaticabile concertista. Rita aveva 15 anni e stava per pubblicare l’album d’esordio quando la vidi in concerto: ero andato per intervistare la collega Andrea Motis (trombettista e cantante) in un jazz club di Barcellona, ma accadde che quella sera fu la “gregaria” Rita Payés a lasciarmi senza parole: non solo per l’abilità di trombonista, ma soprattutto per la facilità con cui – timbro imparentato con Billie Holiday, Helen Merrill e Anita O’Day – cantava standard americani e classici della bossa nova.
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Questa è una new entry nel panorama internazionale. Rita Payés, catalana, trombonista e cantante, ha 24 anni, single, una figlia di quasi tre anni e un notevole appeal internazionale: il fenomenale Jon Batiste l’ha voluta come ospite nel suo recente e celebratissimo World Music Radio (nel brano My Heart).
Giovanissima, ma già con una lunga carriera alle spalle. A 13 anni era già alla corte di Joan Chamorro, un’autorità del jazz made in Spain, sassofonista, insegnante di musica e infaticabile concertista. Rita aveva 15 anni e stava per pubblicare l’album d’esordio quando la vidi in concerto: ero andato per intervistare la collega Andrea Motis (trombettista e cantante) in un jazz club di Barcellona, ma accadde che quella sera fu la “gregaria” Rita Payés a lasciarmi senza parole: non solo per l’abilità di trombonista, ma soprattutto per la facilità con cui – timbro imparentato con Billie Holiday, Helen Merrill e Anita O’Day – cantava standard americani e classici della bossa nova.
La sua voce, infantile, malinconica e sgranata, è in grado di creare grandi suggestioni; ascoltate Quién lo diría nel secondo dei due album incisi con sua madre Elisabeth Roma (Como la piel, 2021), campionessa di chitarra classica (c’è dentro anche un piccolo sipario per il trombone). Qualcuno, esagerando, ha scritto che il registro di Rita spazia dall’angoscia all’agonia, il che potrebbe anche essere un complimento giacché non sono i trallallero trallallà a far durare le canzoni in eterno.
Vero è che molte delle sue composizioni sono in sintonia con grandi drammaturgie sonore come Alfonsina y el mar e con certe penetranti melodie di Chico Buarque; canzoni in cui tra musica e poesia c’è molta intimità. Se volete una conferma del suo talento, ascoltate anche Estrelas y raiz, che Rita canta a cappella con la veterana (e virtuosa del canto) Silvia Pérez Cruz. Vi stupirà.
Sul Venerdì del 16 febbraio 2024