Così Serge Gainsbourg unì il reggae alla Marsigliese
di Giuseppe VidettiQuesto è un inchino al potere del reggae giamaicano, che Bob Marley aveva portato alle stelle nella seconda metà degli anni 70 del secolo scorso, generando una contaminazione globale che investì certamente il mondo del rock (tutti i punkster, Elvis Costello, Police, Culture Club, Paul Simon, Mick Jagger), ma anche della disco music (Grace Jones) e del nascente hip hop (Grandmaster Flash, Afrika Bambaataa).
Persino Serge Gainsbourg (1928-1991), il più audace e dissacrante dei cantautori francesi (sì, quello della scandalosa di Je t’aime…moi non plus con Jane Birkin) – un provocatore doc, protagonista della scena musicale parigina dal 1957 – dovette suo malgrado ammettere che il reggae era assai più dangereux delle sue ballate erotiche. Si cosparse il capo di cenere e andò a sciacquare i panni in… Giamaica.
A Kingston, accompagnato dai migliori musicisti dell’isola (Sly Dunbar, Robbie Shakespeare e Le I-Threes, le coriste di Bob Marley, con sua moglie Rita, Judy Mowatt e Marcia Gri…
Questo è un inchino al potere del reggae giamaicano, che Bob Marley aveva portato alle stelle nella seconda metà degli anni 70 del secolo scorso, generando una contaminazione globale che investì certamente il mondo del rock (tutti i punkster, Elvis Costello, Police, Culture Club, Paul Simon, Mick Jagger), ma anche della disco music (Grace Jones) e del nascente hip hop (Grandmaster Flash, Afrika Bambaataa).
Persino Serge Gainsbourg (1928-1991), il più audace e dissacrante dei cantautori francesi (sì, quello della scandalosa di Je t’aime…moi non plus con Jane Birkin) – un provocatore doc, protagonista della scena musicale parigina dal 1957 – dovette suo malgrado ammettere che il reggae era assai più dangereux delle sue ballate erotiche. Si cosparse il capo di cenere e andò a sciacquare i panni in… Giamaica.
A Kingston, accompagnato dai migliori musicisti dell’isola (Sly Dunbar, Robbie Shakespeare e Le I-Threes, le coriste di Bob Marley, con sua moglie Rita, Judy Mowatt e Marcia Griffiths) incise il suo quattordicesimo album, Aux armes et caetera (1979). Tutta qui la provocazione? Una versione dub della sua intramontabile Javanaise? Gainsbourg si era finalmente sottomesso a qualcuno? Nient’affatto, le parole di Aux armes et caetera, che lui recita con la inconfondibile voce ubriaca su una sontuosa progressione reggae, erano direttamente mediate dalla Marseillaise, l’inno nazionale francese.
Le critiche furono spietate (fu anche minacciato di morte), il successo enorme. Ancora più vibrante la versione live incisa l’anno dopo a Le Théatre du Palace: in coda legge al pubblico il testo originale, rispondendo a chi l’aveva accusato che «La Marseillaise nasce come testo rivoluzionario, e dunque c’è poco da scandalizzarsi se associato a Peter Tosh e Bob Marley».