I fantasmi edipici del potere assoluto
di Vittorio LingiardiL’ho visto a Venezia, entrando in sala quasi per caso, attratto da qualche termine letto nella sinossi: Indonesia rurale, casa disabitata, carcere, padre. Film d’esordio dello sconosciuto Makbul Mubarak, ha un titolo che apre ogni mondo: Autobiography. Molto contento di averlo visto, pensavo che – così introverso, esotico, trasversale a più generi – non avrebbe trovato una distribuzione. Quando ho letto che dal 4 aprile sarà nei nostri cinema (col sottotitolo Il ragazzo e il generale), tra me e me mi sono congratulato con i distributori. Rakib, adolescente con padre in prigione e fratello all’estero, fa il custode di una villa abbandonata, casa magnetica e misteriosa di proprietà di Purna, generale in pensione di ritorno in città per candidarsi sindaco. In un rapporto attraversato da tensioni silenziose, Rakib diventa il factotum di Purna e Purna il suo mentore. Finché un giorno un manifesto elettorale viene vandalizzato e Rakib si mette sulle tracce del colpevole: da qui in poi è vio…
L’ho visto a Venezia, entrando in sala quasi per caso, attratto da qualche termine letto nella sinossi: Indonesia rurale, casa disabitata, carcere, padre. Film d’esordio dello sconosciuto Makbul Mubarak, ha un titolo che apre ogni mondo: Autobiography. Molto contento di averlo visto, pensavo che – così introverso, esotico, trasversale a più generi – non avrebbe trovato una distribuzione. Quando ho letto che dal 4 aprile sarà nei nostri cinema (col sottotitolo Il ragazzo e il generale), tra me e me mi sono congratulato con i distributori. Rakib, adolescente con padre in prigione e fratello all’estero, fa il custode di una villa abbandonata, casa magnetica e misteriosa di proprietà di Purna, generale in pensione di ritorno in città per candidarsi sindaco. In un rapporto attraversato da tensioni silenziose, Rakib diventa il factotum di Purna e Purna il suo mentore. Finché un giorno un manifesto elettorale viene vandalizzato e Rakib si mette sulle tracce del colpevole: da qui in poi è violenza. L’Autobiography del titolo è almeno in parte quella del regista, figlio di un funzionario fedele al regime del dittatore Suharto. Ma è anche quella dell’Indonesia, della sua dittatura sanguinaria durata più di trent’anni, dal 1965 al 1998. Due autobiografie che insieme compongono un’indagine perturbante sull’adolescenza nella miseria sociale, il bisogno di fedeltà, la fame di padre, i fantasmi edipici evocati e coltivati dal potere assoluto. Bapakisme (bapak, padre) è una parola indonesiana a metà tra patriarcalismo e paternalismo. Era molto in voga negli anni feroci di Suharto, chiamato “padre dello sviluppo” e celebrato come genitore autorevole a cui affidarsi. Possiamo quindi dire che Autobiography è anche un film sulla trasmissione del patriarcato, il culto del capo e il gioco di specchi che riflette le vite delle prede e del predatore.
Sul Venerdì del 29 marzo 2024