Padel, le coppie ora scoppiano
di Giuseppe Antonio PerrelliI Lennon & McCartney del padel si sono lasciati il 5 marzo 2024. I loro strumenti erano perfettamente accordati. Le anime no, stonavano l’una accanto all’altra. Ale Galán e Juan Lebrón, 27 e 29 anni, si sono divisi dopo aver mandato all’aria i vecchi spartiti del loro sport, come i due geni di Liverpool avevano fatto nella musica. Dal 2020, quando hanno deciso di far squadra insieme, i due spagnoli hanno modernizzato, spettacolarizzato e cannibalizzato il fratello un tempo minore del tennis: sono diventati Lebrón&Galán, un brand inimitabile.
Fin lì in una coppia senza mancini il giocatore di destra era puramente difensivo, bravo a recuperare le palle impossibili ma meno potente del compagno che, da sinistra, chiudeva gli scambi, schiacciando dal centro …
I Lennon & McCartney del padel si sono lasciati il 5 marzo 2024. I loro strumenti erano perfettamente accordati. Le anime no, stonavano l’una accanto all’altra. Ale Galán e Juan Lebrón, 27 e 29 anni, si sono divisi dopo aver mandato all’aria i vecchi spartiti del loro sport, come i due geni di Liverpool avevano fatto nella musica. Dal 2020, quando hanno deciso di far squadra insieme, i due spagnoli hanno modernizzato, spettacolarizzato e cannibalizzato il fratello un tempo minore del tennis: sono diventati Lebrón&Galán, un brand inimitabile.
Fin lì in una coppia senza mancini il giocatore di destra era puramente difensivo, bravo a recuperare le palle impossibili ma meno potente del compagno che, da sinistra, chiudeva gli scambi, schiacciando dal centro i pallonetti avversari. Lebrón ha stravolto le regole non scritte, comportandosi a destra come fosse a sinistra, con attacchi a rete, volée potenti e colpi risolutivi: l’hanno soprannominato “El Lobo” perché, quando smasha, la schiena inarcandosi disegna la figura di un lupo che ulula. Galán invece è “Galantico”, gioco di parole tra il cognome e i “Galacticos” del Real Madrid, squadra della sua città e del suo cuore.
Trentatré i tornei vinti dai frontmen del padel, spesso accompagnati dalle intemperanze di Lebrón, focoso e irascibile. Classico il suo gesto del “cavatappi”: braccia allargate a ogni errore di Galán, rimproveri plateali, lamentazioni continue. Col compagno capace sempre di lasciar correre, dall’alto di una eleganza alla Federer che ha spinto Armani a sceglierlo come testimonial del suo profumo. E con gli appassionati a chiedersi: «Fino a quando resisterà Ale?».
Hello, Goodbye
La risposta è arrivata il 5 marzo a Doha, nel match contro Yanguas e Garrido. La chiamata di un fallo di piede come miccia per l’esplosione incontrollata del Lobo: urla, parolacce verso tutti, una pallata contro il vetro di protezione e la ricerca del contatto fisico con l’allenatore degli avversari, Juani Mières, messo sotto scorta dagli organizzatori del torneo per tornare in albergo con i suoi giocatori. L’espressione disgustata di Galán che lascia il campo dicendo al suo tecnico «io non gioco più» chiude una partita ma anche un’era.
Tre giorni dopo, l’annuncio su Instagram: «Mi separo da Juan. Una scelta non facile ma ponderata. Ti auguro il meglio per il futuro, Juanito». Quattro righe per liquidare quattro anni insieme. Nessun paragone col post pieno di ringraziamenti, cuoricini e rimpianti di Lebrón. Frase chiave: «Penso che tutti e due avremmo voluto un altro addio, ma rispetto la tua decisione».Galán chiama accanto a sé l’argentino Federico Chingotto, centosessanta centimetri di tattica e di intelligenza. Lebrón torna col suo partner del 2019, Francisco “Paquito” Navarro, andaluso e caliente come lui. Con loro in campo lo show è scontato: Paquito, 35 anni, è il giocatore più amato dai fan, scatena standing ovation in tutti i palazzetti quando, dopo i punti importanti, suona la pala, la racchetta, come una chitarra. E pazienza se ogni tanto esce di testa e perde i match 6-0, 6-1, spegnendosi completamente, tradito dal suo umore ballerino.
Se mi lasci non vale
Vedremo se i nuovi assetti dureranno: i dieci metri per dieci della metà campo in cui convivere stressano i rapporti, sportivi e personali. Come racconta la tumultuosa carriera di Gemma Triay, 31 anni, la regina del padel femminile. Dal 2016 al 2020, fa coppia in campo e nella vita con Lucía Sainz. Si lasciano quando sono in vetta alla classifica mondiale, e la giocatrice di Minorca va con la madrilena Alejandra Salazar, con cui domina il circuito e conquista 23 tornei in tre stagioni.
La storia di “TriAzar” si conclude ad agosto 2023: Gemma scrive (sui social) i titoli di coda e Alejandra, che stava recuperando da un infortunio al gomito, non nasconde i rimpianti: «Meritavamo una fine diversa», parole così simili a quelle di Lebrón di fronte all’addio di Galán. A febbraio 2024, dopo mesi di risultati non all’altezza, un nuovo divorzio per Triay, che lascia Marta Ortega per la giovanissima Claudia Fernández, classe 2006.
Sembrano sceneggiature scritte da Pedro Almodóvar – quasi tutti i protagonisti spagnoli, spesso sull’orlo di una crisi di nervi – ma sono pezzi di vite racchiuse in una gabbia, dorata finché si vuole. Chi si lascia, spesso non si parla più. Fernando Belasteguín, il più forte giocatore di tutti i tempi, è riuscito a evitare il mutismo reciproco con Juan Martín Díaz, quando i due si sono divisi dopo tredici anni, nel 2015. Giusto in tempo per mantenere formalmente e pubblicamente rapporti cordiali.
Nel bene e nel male
Sono invece più amici che mai, dopo essere stati una coppia piena di talento in campo, Adriano Panatta e Paolo Bertolucci, che spiega: «Per resistere insieme mezzo secolo, nello sport come nella vita, devi capire quando è meglio non ascoltare. O, meglio, quando far finta di ascoltare: le parole che entrano da un orecchio devono subito uscire dall’altro». Impossibile non litigare mai: «Quando succedeva, per qualche game io cambiavo campo da una parte, Adriano dall’altra, finché non cancellavamo l’episodio».
Rari gli strascichi: «Il più lungo a Indianapolis: mi chiusi nel silenzio più assoluto, nonostante fossimo in camera insieme. Panatta, che vuole sempre chiacchierare, stava diventando matto. Finché il terzo giorno, nella sala colazioni dell’albergo, mi disse: “Scegli: o mi parli o ti strozzo qui, davanti a tutti”. Mi misi a ridere e passò tutto».
Tra Galán e Lebrón, però, la frattura era profonda, uno non sopportava più le guasconate dell’altro: «Allora io merito una medaglia, le ho accettate per tutta la vita. I caratteri diversi possono rivelarsi un pregio, non un difetto: dove c’è troppa calma ci si addormenta per la noia, due atleti esplosivi sempre a contatto rischiano di mandare a fuoco la casa da un momento all’altro».
Le coppie scoppiano nel tennis, non solo nel padel. Non era così ai tempi di Bertolucci giocatore: «Io e Adriano, Fleming-McEnroe, Newcombe-Roche, Hewitt-McMillan: quando ci si sceglieva si stava insieme fino a fine carriera. Ora se vai a vedere le Finals del doppio, con le prime otto coppie del mondo, a un anno di distanza ne trovi solo due o tre che non sono cambiate. Prima ci si sopportava di più». Che si impugnassero racchette o chitarre.