Tom Morello dei Rage Against the Machine: “Vi salverò grazie al rock e ai Maneskin”
di Simona Orlando«Accendi la radio e trovi questo brano, Gossip, con due assoli di chitarra elettrica. Un’anomalia, visti i tempi. Non è cosa da poco». È abbastanza per far sentire Tom Morello fiero della collaborazione con i Måneskin, che non è finita nel 2023 al Festival di Sanremo, loro griffati e stilosi, lui vestito Gramsci (Antonio, con falce e martello sulla t-shirt): «Ho invitato Thomas Raggi a suonare con me il 13 giugno a Londra e l’8 luglio a Villafranca di Verona», ci rivela dalla casa di Los Angeles: «Quel ragazzo ama il suo strumento, e io amo il fatto che nel 2024 un giovane chitarrista italiano ne ispiri altri nel mondo». Nessuno snobismo da parte del guitar hero laureato con lode in scienze politiche ad Harvard, l’arto furioso dei Rage Against The Machine, poi degli Audioslave, e in varie incarnazioni fino al sodalizio con Bruce Springsteen.
Il tour solista di Morello fa tappa anche il 6 luglio al Lucca Summer Festival (con gli Smashing Pumpkins) e il 10 a Torino. Ci risponde mentre s…
«Accendi la radio e trovi questo brano, Gossip, con due assoli di chitarra elettrica. Un’anomalia, visti i tempi. Non è cosa da poco». È abbastanza per far sentire Tom Morello fiero della collaborazione con i Måneskin, che non è finita nel 2023 al Festival di Sanremo, loro griffati e stilosi, lui vestito Gramsci (Antonio, con falce e martello sulla t-shirt): «Ho invitato Thomas Raggi a suonare con me il 13 giugno a Londra e l’8 luglio a Villafranca di Verona», ci rivela dalla casa di Los Angeles: «Quel ragazzo ama il suo strumento, e io amo il fatto che nel 2024 un giovane chitarrista italiano ne ispiri altri nel mondo». Nessuno snobismo da parte del guitar hero laureato con lode in scienze politiche ad Harvard, l’arto furioso dei Rage Against The Machine, poi degli Audioslave, e in varie incarnazioni fino al sodalizio con Bruce Springsteen.
Il tour solista di Morello fa tappa anche il 6 luglio al Lucca Summer Festival (con gli Smashing Pumpkins) e il 10 a Torino. Ci risponde mentre scrive.
Sta stilando la scaletta?
«Sì, è un’arte sottovalutata. Sono fissato. Vedo un concerto dei Beastie Boys o dei Led Zeppelin e penso: qui cambierei, metterei l’altro pezzo. Nel live pescherò dal mio prossimo disco e da tutto il mio catalogo, Springsteen compreso. Con Thomas faremo più brani».
Che cosa la convince dei Måneskin?
«Non è una band costruita. Ha energia, carisma. Suonano per davvero, lo assicuro, abbiamo jammato varie volte. Possono farti venire voglia di imbracciare uno strumento. A me accadde così a 17 anni».
Chi la folgorò?
«Randy Rhoads fu il mio primo poster in camera e il motivo per cui mi esercitavo otto ore al giorno, anche con la febbre, prima di un esame. Joe Strummer invece è il poster affisso nel cuore. Mi mostrò che al virtuosismo potevo aggiungere la filosofia politica. Ero uno studente con la Gibson in una mano e i Quaderni del carcere di Gramsci nell’altra».
Trovò la sintesi?
«Il metal aveva testi sciocchi, il punk non richiedeva studio, l’hip hop non usava chitarre. Allora creai una fusione e sulle corde sperimentai rumori, versi di animali, scratch da dj. Mollai le scale per un approccio olistico. Essere un artista non richiede tecnica ma idee».
Dice che i Måneskin le ricordano gli anni 90. In che modo?
«Oggi la folla si muove per il rap o per la musica elettronica. Loro riescono a richiamarla con il rock. Alzano il volume, sono sexy, aggressivi. I fan rispondono come capitava ai primi festival Lallapalooza».
Lì con i Rage Against The Machine suonaste nudi nel 1993, contro la censura. Nostalgia del periodo?
«Guardo avanti, ma certo fu l’età d’oro dell’esplorazione, con gruppi non commerciali che finivano in classifica. Tool, Nirvana, Nine Inch Nails, Smashing, Soundgarden: tutti diversi ma con in comune l’etica underground, i contenuti. Si faceva musica per ragioni che andavano oltre donne e soldi».
Da militante, è finito in prigione cinque volte.
«Per disobbedienza civile. Quando Michael Moore girò il video Sleep Now in the Fire era già un regista controverso, ma gli servì lavorare con i Rage per essere arrestato! Facemmo chiudere la Borsa di Wall Street in pieno giorno. Non ho mai smesso di manifestare. Poco fa ero con gli studenti per la Palestina al Cal State Northridge, dove nel 1991 i Rage fecero il primo concerto».
È l’unico della band ad aver accettato di entrare nella Rock And Roll Hall Of Fame.
«Rispetto totalmente i codici etici di ognuno, ma marcio al ritmo del mio tamburo, e ho un concetto di giusto e sbagliato che l’opinione altrui non può cambiare. È un onore vedere riconosciuto il nostro lavoro. I Rage firmarono con una multinazionale, e fu una decisione calcolata, perché da band politica vai oltre, sfrutti occasioni per la tua missione, con onestà. Io non ragiono da idealista, ragiono da attivista».
La differenza?
«Se vuoi cambiare il mondo, devi raggiungere le persone. Rifiuti uno show per le pressioni o perché ai punk-rocker non piacerà? Scherzi? Per me devi andarci e urlare il gospel della rivoluzione. Ho fatto 22 dischi senza compromessi e ogni sera tento di creare un po’ del mondo che vorrei vedere».
Sua madre l’ha cresciuta così?
«Ha 100 anni, è l’attivista di sinistra più radicale che conosca».
Alle sue spalle c’è la foto a Pratiglione, Torino.
«Il bel giorno in cui ho ricevuto la cittadinanza italiana. Mio nonno materno emigrò dal Piemonte in Illinois per lavorare in miniera. Il paese mi ha dedicato una scultura a forma di chitarra, accanto al monumento ai partigiani che combatterono i nazifascisti. È il perfetto esempio di This Machine Kills Fascists (la frase incisa sulla chitarra di Woody Guthrie, ndr). La resistenza all’oppressione troverà voce sul mio palco».
Crede che il rock sia ancora rilevante?
«È divertente, ma soprattutto importante. Fa venire voglia di lottare, ed è una possibilità di redenzione collettiva».
Come aprirà il concerto?
«Con Soldier in the Army of Love, scritta con mio figlio dodicenne. L’ho sentito suonare questo riff in camera: “Papà, ti piace?”. E io: “Posso usarlo?”. Credo lo suonerà con me in Italia. Attenti: un altro Morello in arrivo».
Dallo Speciale Festival sul Venerdì del 7 giugno 2024