Crichton e Patterson, nel nuovo romanzo un’eruzione catastrofica
di Gabriele RomagnoliQuesta è la storia di un RGM, un romanzo geneticamente modificato. Lo ha partorito Michael Crichton, lo ha portato alla luce James Patterson (insieme, oltre 600 milioni di copie vendute). Ha fatto da tramite Sherri, l’ultima moglie di Michael, che di quel testo conosceva la genesi e ha seguito l’evoluzione senza fine.
Alla sua morte, nel 2008, Crichton ha lasciato un vuoto e un patrimonio. Il secondo ha in parte colmato il primo. La voce che si credeva perduta, così familiare per chi amava la narrativa di grande intrattenimento, ha continuato a raccontare attraverso inediti, compiuti o completati. Un’eruzione di nuovi libri, nessuno paragonabile a questo Eruption (Longanesi), sicuramente il progetto a cui teneva di più e a cui lavorava da oltre un decennio.
Sherri aveva ricordi, ri…
Questa è la storia di un RGM, un romanzo geneticamente modificato. Lo ha partorito Michael Crichton, lo ha portato alla luce James Patterson (insieme, oltre 600 milioni di copie vendute). Ha fatto da tramite Sherri, l’ultima moglie di Michael, che di quel testo conosceva la genesi e ha seguito l’evoluzione senza fine.
Alla sua morte, nel 2008, Crichton ha lasciato un vuoto e un patrimonio. Il secondo ha in parte colmato il primo. La voce che si credeva perduta, così familiare per chi amava la narrativa di grande intrattenimento, ha continuato a raccontare attraverso inediti, compiuti o completati. Un’eruzione di nuovi libri, nessuno paragonabile a questo Eruption (Longanesi), sicuramente il progetto a cui teneva di più e a cui lavorava da oltre un decennio.
Sherri aveva ricordi, riferimenti, tracce disperse nell’archivio, ma sapeva che avrebbe avuto bisogno di qualcuno di cui fidarsi per assemblarle e completare l’opera. Mister Bestseller era la più facile e al tempo stesso la più difficile delle risposte. E se non avesse funzionato? Come fermarlo? I dubbi sono stati presto fugati. Tra Sherri Crichton e James Patterson c’è un’alchimia che risulta anche da questa intervista condotta su Zoom per renderli ubiqui, mentre uno si trova in Florida e l’altra alle Hawaii.
Quanto del progetto sul vulcano le era noto, Sherri?
Sherri Crichton. «Per Michael era un’ossessione. Noi vivevamo alle Hawaii e già questo creava una connessione. Il Mauna Loa qui è una presenza, ma per lui lo era più che per altri. Avevamo perfino un dipinto che lo rappresentava appeso sul letto nella nostra camera. Era sempre lì. Lui lo guardava e ne parlava. Parlava di cosa avrebbe voluto scrivere, ma a quel suo modo, iniziando a dire una cosa, poi facendo una pausa e lasciandola in sospeso».
Un creatore naturale di cliffhanger. Ma la coinvolgeva nel processo?
Crichton. «Fino a un certo punto. Lui studiava ogni particolare. È capitato che facessi qualche osservazione e lui mi fermasse: tesoro, ci ho già pensato. Dove mi coinvolgeva era nei viaggi mirati per fare ricerche. Nella nostra luna di miele siamo passati per Pompei. Stupenda, ma lui la guardava con occhi diversi, come se fosse un possibile scenario. Lasciava cadere qua e là briciole del suo percorso mentale, spunti di trama, mai niente sui personaggi. Ma era dal 1994 che lavorava a questo romanzo, era la sua passione. Nei suoi appunti lo aveva intitolato The black zone, La zona nera».
Chi ha cambiato il titolo in Eruption, che ora è così in tutto il mondo?
James Patterson. «Lo abbiamo fatto tutti insieme. Uso il noi perché c’è molto “noi” in questa vicenda, molta collaborazione. E soltanto la collaborazione può salvare il mondo...».
Prima che arrivasse Jim e ci fosse un “noi”, che cosa era disponibile?
Crichton. »Dopo la morte di Michael ho cercato nel suo archivio le tracce della Zona nera. Ho trovato un dattiloscritto con le sue note a margine, un mucchio, come era solito fare. Aveva costruito una storia straordinaria, ma bisognava rimetterne insieme i pezzi. Ho incaricato un professionista. Sono stati passati al setaccio documenti e dischi rigidi. C’erano molti file, dati da incrociare, testi scientifici, appunti, scalette, personaggi, con nomi diversi da quelli finali e per ciascuno la back story. La cosa che più mi ha colpito, emozionato, sono stati i Vhs, per dire dell’epoca in cui stava già lavorando al libro. Si vede Michael che guida nei posti del romanzo, Michael che intervista un vulcanologo, Michael su un elicottero che avrà poi una scena chiave. Ci sono tante fotografie di lui sul vulcano. E, per dire come era meticoloso, la tabella delle ore e dei giorni dedicati a questo progetto».
Il che porta una domanda: perché in tutto questo tempo non lo aveva finito?
Crichton. «Non ho una risposta. Forse perché c’era bisogno di Jim».
Patterson. «Presente! Sherri venne da me, emozionata come è adesso quando parla di questo romanzo. E io sono stato da sempre un grande fan di Michael, ho letto tutto di lui».
L’ha mai incontrato di persona?
Patterson. «No, era troppo alto. Le persone alte mi innervosiscono, preferisco starne lontano».
Che cosa ha risposto quando Sherri le ha proposto di completare il romanzo?
Patterson. «“Fammi leggere”. E quel che lessi mi colpì molto. C’era già il cuore della storia e la sua forza era di avere un doppio innesco. Il primo è l’eruzione del vulcano, ma il secondo, che l’eleva a potenza, è la presenza al suo interno di un deposito di scorie chimiche. C’era questo e c’era già la figura del protagonista, Mac, ben delineata. C’era un sacco di note, soprattutto a carattere scientifico, e queste erano preziose per me che di scienza non sono esperto».
Ha avuto timore di “lavorare con” Michael Crichton?
Patterson. «Vede, io ho collaborato con molti, da Bill Clinton a Dolly Parton, ma questo caso era diverso, più impegnativo, perché lui non c’era più e volevo rendere orgogliosi Sherri e il bambino che aspettava da sei mesi quando Michael morì e che non avrebbe mai conosciuto suo padre, ma lo avrebbe letto».
Crichton. «È ovvio, sono stata molto protettiva nell’affidare il lavoro di Michael: ne cercavo il senso, qualcuno che lo estraesse. Mettere insieme due grandi poteva non funzionare, ma quando ho conosciuto Jim la domanda è diventata: come possiamo non farlo?».
Jim, come lo ha fatto?
Patterson. «Il mio intento, spero riuscito, era quello di completare il romanzo rendendo invisibili i confini, sfidando chiunque a capire che cosa fosse di Michael e che cosa fosse mio. Avevo un concept, dei personaggi, tante ricerche, ma perché un progetto funzioni occorrono tre cose: la prima è che quel concept ti ecciti, e c’eravamo. La seconda è estenderlo senza che cada la tensione. L’ultima è sapere dove va a finire. Viaggiando in linea retta. Odio le digressioni. Un buon libro per me va sempre avanti. E non succede più molto spesso che escano libri così, del tipo che non vorresti finissero».
Sherri, poi spiego il perché della domanda: Michael era credente, aveva fede?
Crichton. «Sì, credeva. Cercava. Era guidato da forze interiori e questo lo aiutò molto quando scoprì di avere il cancro. Come aiutò me dopo la sua scomparsa. Volle il matrimonio, quello celebrato nello stile hawaiiano. Si interessò al buddismo, vedeva sensitivi. Era curioso. Lo ripeto: cercava».
Patterson. «Io invece sono cattolico. Un cattolico nervoso che si gratta la testa. E che si aspetta che il Papa faccia due cose per salvare la Chiesa: permettere alle donne di diventare prete e ai preti di sposarsi».
Nell’attesa, nella lunga attesa, spiego perché ho fatto questa domanda. A pagina 390 dell’edizione italiana c’è questa scena: evacuano l’isola ma la madre di un ragazzo rifiuta di salire sull’imbarcazione che li porterebbe a Maui. Al figlio spiega: «La dea ha sempre provveduto a noi. Questa è la sua volontà, non la mia o la tua». Lui replica: «Stai dicendo che la sua volontà è che restiamo a morire in questa casa?». E lei: «Devi avere fede. Sei stato allevato secondo le regole del mondo della natura ma anche secondo quelle del mondo spirituale». Che l’abbia scritto lei, Jim, o Michael, questa è la chiave di tutto. E la donna avrà ragione.
Patterson. «Senza fare spoiler, ma soltanto guardando la cronaca e la storia: la natura vince».
Crichton. «Assolutamente».
E su questo eravate d’accordo. Jim, lei ha sottoposto a Sherri tutti i cambiamenti?
Patterson. «Sì. E li ha accolti. Alcuni più facilmente di altri. Di mio ho aggiunto il personaggio del miliardario tracotante che arriva per salvare il mondo con i suoi potenti mezzi...».
Quello che mentre leggevo aveva la faccia di Elon Musk?
Patterson. «Quello, perché sentivo il bisogno di aggiungere attualità e comicità. C’è stato un piccolo cambiamento che però è risultato difficile. C’era una scena in cui il protagonista, Mac, giocava a pallacanestro con il figlio della donna che non voleva partire, un momento di pausa dalla tragedia. Ho trovato funzionasse meglio metterli su un surf, di fronte alla bellezza della natura, dell’oceano, del cielo».
Perché un cambiamento sofferto?
Crichton. «Perché Michael giocava a basket. Mac è un po’ lui stesso. Hanno tanto in comune, e in quella scena vedevo Michael come l’ho visto spesso, ma ho capito il punto di vista di Jim e ho accettato».
Che cosa non avrebbe accettato?
Crichton. «Che Michael, cioè Mac, non si salvasse: ci sono già altre morti, una in particolare, che mi hanno fatto male».
Patterson. «Ehi Sherri, nei libri di Michael nessuno è al sicuro».
Nemmeno noi. Voglio dire che spesso hanno contenuto profezie realizzate.
Crichton. «Sì, ha anticipato molte cose proprio perché si basava su studi. Anche la grande eruzione è possibile».
E la seconda minaccia, quella del deposito radioattivo?
Patterson. «È la più pericolosa, ma chi sa veramente dove si trovano sulla Terra quelle scorie, e quanto sono pericolose, prima che accada un disastro? Che cosa è successo a Fukushima?».
E che cosa può succedere in un altrove che non sappiamo? Intanto, immagino, vedremo Eruption al cinema…
Crichton. «Stiamo finalizzando l’accordo, è ancora riservato».
Possibilità di un sequel?
Patterson. «Se Mac è sopravvissuto, la storia può continuare».
Sul Venerdì del 7 giugno 2024