Anime storte che parlano di noi
di Vittorio LingiardiQuando è in arrivo un film di Nuri Bilge Ceylan, cioè circa ogni quattro anni, si produce in me uno stato di disposizione e attesa che non riesco a ridurre alla formula “è un regista che amo”. C’è qualcosa in più e provo a tradurlo, anche a me stesso, così: “è un regista necessario”. I suoi film sono letteratura classica e nello stesso momento contemporanea. Racconto di due stagioni, nelle sale da una settimana, ruota attorno alla figura di Samet, insegnante d’arte in una scuola di un remoto villaggio dell’Anatolia, dove sta terminando il quart’anno di servizio obbligatorio, in vista dell’ambito trasferimento a Istanbul.
Samet ha un brutto carattere, è superbo, irascibile, insoddisfatto; non ispira simpatia. Eppure, con la sua anima storta che pare uscita da un romanzo…
Quando è in arrivo un film di Nuri Bilge Ceylan, cioè circa ogni quattro anni, si produce in me uno stato di disposizione e attesa che non riesco a ridurre alla formula “è un regista che amo”. C’è qualcosa in più e provo a tradurlo, anche a me stesso, così: “è un regista necessario”. I suoi film sono letteratura classica e nello stesso momento contemporanea. Racconto di due stagioni, nelle sale da una settimana, ruota attorno alla figura di Samet, insegnante d’arte in una scuola di un remoto villaggio dell’Anatolia, dove sta terminando il quart’anno di servizio obbligatorio, in vista dell’ambito trasferimento a Istanbul.
Samet ha un brutto carattere, è superbo, irascibile, insoddisfatto; non ispira simpatia. Eppure, con la sua anima storta che pare uscita da un romanzo russo, racconta qualcosa di noi. L’altro personaggio è Nuray: anche lei insegnante, ha perso una gamba a seguito dell’attentato di un kamikaze nella capitale turca. È una donna con un trauma e un pensiero politico. Il terzo personaggio è Kenan, coinquilino di Samet, più vitale e più leale. C’è attrazione tra i tre,ma Racconto di due stagioni non è Jules et Jim. Infine, ma sarebbe meglio dire all’inizio, c’è Mevin, allieva preferita di Samet, quattordicenne, vero cuore della storia. Ceylan dirige un’opera di opposizioni cogliendone, senza mai schierarsi,la complessità: città e campagna, disincanto e utopia, individuo e comunità, uomini e donne. Aleggia su tutto un potere invisibile, opprimente. A sua volta dominato dalla bellezza e dallo spavento della grande Anatolia di Ceylan con le sue due stagioni: di neve e di erba. Ma sopra ogni cosa c’è il cinema di Ceylan, il suo magnetismo narrativo, gli scarti nel reale, la lezione di Bergman e Tarkovskij, la fratellanza di Farhadi. Dura più di tre ore, Racconto di due stagioni, e non c’è un minuto di troppo.
Sul Venerdì del 28 giugno 2024