Una coppia da copertina. Lui è distinto, elegante e di ottima famiglia piemontese, e fa il diplomatico. Lei, figlia di gioiellieri torinesi, è bella come un’attrice del cinema e ha il portamento di una principessa. Non stupisce che Ettore e Vincenzina detta Nina si trovino sulle copertine delle riviste nel giorno del matrimonio, lei in bianco, lui impeccabile nel suo tight da viceconsole. Viaggio di nozze da sogno a Singapore e poi Bangkok, dove vanno a vivere.
E neppure dovrebbe stupire che dai giornali scompaiano quando gli succede una cosa che normalmente, in un altro tempo e in un altro luogo, dovrebbe avere una copertura mediatica eccezionale. Proprio per una coppia da copertina. Una mattina di novembre Ettore va a fare la doccia e quando torna in camera trova Nina riversa sul letto, una piccola automatica Browning 6.35 sulle lenzuola e una serie di colpi alla testa che l’hanno uccisa. Che è successo? Suicidio, dice la polizia locale. No, un momento, dice la famiglia di Nina e anche le autorità italiane quando il marito ritorna in patria, come avrebbe fatto a spararsi tutti quei colpi? Ce n’è anche uno alla nuca!
Così Ettore finisce sotto processo per omicidio e si prende una condanna a ventiquattro anni di galera. Ma niente copertine, perché, appunto, siamo in un altro tempo e in un altro luogo. È l’Italia del 1938, pieno regime fascista che non vede di buon occhio le notizie di cronaca nera, soprattutto se eclatanti come quella di Ettore Grande che ha ucciso la moglie Vincenzina Virando, per cui minima copertura, pagine interne e dimenticarsene subito.
Poi arriva la guerra e il regime se ne va. E a questo punto la coppia torna in copertina, in un’Italia affamata di gossip, sensazionalismo e brividi “noir”, come quella che è appena uscita dalla tragedia. Il processo d’appello trasforma il caso in un evento mediatico, con gli avvocati che portano in tribunale il modellino dell’appartamento di Bangkok, anticipando plastici più famosi della scena del crimine. Arrivano scrittori come Dino Buzzati a raccontare quella «favola d’amore finita in tragedia» e anche luminari forensi a dimostrare che quella ferita alla nuca non l’ha fatta un proiettile ma il movimento di un osso sotto i colpi di pistola.
Il caso diventa uno dei più noti, seguiti e discussi della cronaca italiana, con innocentisti da una parte e colpevolisti dall’altra, che in assenza di salotti televisivi dibattevano fisicamente nei salotti di casa, o al bar. Ettore viene prima assolto per insufficienza di prove e poi con formula piena. La morte di Nina resta un suicidio.
Sul Venerdì del 5 luglio 2024