La rabbia degli indesiderabili
di Vittorio LingiardiLo dico subito: non ha l’impeto de I miserabili, l’epica nella banlieue, opera prima di Ladj Ly, regista francese di origini maliane. Però. Però gli do fiducia, aspetto il terzo film, dopo che il primo è stato fiammante e questo secondo, verso il finale, brucia un po’ meno. S’intitola Gli indesiderabili ed è ancora una storia di repressione e rivolta. Nel paese immaginario di Montvilliers, cioè in tutti i sobborghi francesi, Haby, impegnata nella vita della comunità, scopre che è stato varato un progetto di riqualificazione del suo quartiere. Il progetto, guidato a porte chiuse da un sindaco vile e furbastro che cavalca una politica di disumanizzazione, prevede la demolizione dell’edificio (il Bâtiment 5 del titolo originale) dove Haby è cresciuta con tutta la famiglia. Col pretesto della sicurezza, centinaia di residenti, africani e mediorientali, vengono sfrattati, per un futuro, se va bene, di baraccopoli. Nella scena centrale del film, la più corale, la più potente, cercano di sal…
Lo dico subito: non ha l’impeto de I miserabili, l’epica nella banlieue, opera prima di Ladj Ly, regista francese di origini maliane. Però. Però gli do fiducia, aspetto il terzo film, dopo che il primo è stato fiammante e questo secondo, verso il finale, brucia un po’ meno. S’intitola Gli indesiderabili ed è ancora una storia di repressione e rivolta. Nel paese immaginario di Montvilliers, cioè in tutti i sobborghi francesi, Haby, impegnata nella vita della comunità, scopre che è stato varato un progetto di riqualificazione del suo quartiere. Il progetto, guidato a porte chiuse da un sindaco vile e furbastro che cavalca una politica di disumanizzazione, prevede la demolizione dell’edificio (il Bâtiment 5 del titolo originale) dove Haby è cresciuta con tutta la famiglia. Col pretesto della sicurezza, centinaia di residenti, africani e mediorientali, vengono sfrattati, per un futuro, se va bene, di baraccopoli. Nella scena centrale del film, la più corale, la più potente, cercano di salvare le loro cose calandole dalle finestre, mentre la polizia in tenuta antisommossa incalza. Iniziata con I miserabili, continua la riflessione di Ladj Ly sul rapporto tra comunità multietniche delle banlieues e scena istituzionale bianca. Vedere un film come
Gli indesiderabili oggi è istruttivo, direi necessario. Mostra quanto sia anacronistica l’avanzata sovranista e xenofoba in un’Europa ormai densamente abitata dai discendenti di quelle che furono le sue colonie. Molti, come Haby, chiedono la giustizia e la dignità in cui credono; alcuni, come suo fratello Blaz, sono gonfi di rabbia; altri ci idealizzano, andando spesso incontro a delusioni. Ladj Ly sa bene che per affrontare i grandi problemi etnici e di classe non basta una buona amministrazione, qui peraltro corrotta. Ma sa riconoscere e raccontare il fuoco che arde nei Bâtiment 5, perché lì è nato.
Sul Venerdì del 5 luglio 2024