Accade ad Adria, in provincia di Rovigo, il 18 luglio 1925, verso le sei del mattino. Carmela, che lavora come domestica da un professore, si sveglia sentendo degli strani rumori che vengono dall’appartamento al piano di sopra, una lotta, gemiti soffocati, poi, all’improvviso, più niente. Lassù ci abita una coppia, lei, Anna, detta Annita, che fa la maestra e il marito, Giovanni, che la moglie chiama Ughetto, che fa il rappresentante di uno zuccherificio.
A volte litigano, e va bene, ma quando Carmela va in bagno, un’oretta dopo, vede che dal tubo di scarico che scende dal soffitto sta colando del sangue. Allora sveglia il professore, che non sa bene cosa fare, vede Ughetto entrare e uscire dall’appartamento con dei grossi pacchi di tela, avvisa il padrone di casa che anche lui non sa bene cosa fare e alla fine chiamano i carabinieri. Dall’appartamento non risponde nessuno, il maresciallo sfonda la porta e quando entra nel bagno trova un macello, con la vasca piena di sangue.
Accade ad Adria, in provincia di Rovigo, il 18 luglio 1925, verso le sei del mattino. Carmela, che lavora come domestica da un professore, si sveglia sentendo degli strani rumori che vengono dall’appartamento al piano di sopra, una lotta, gemiti soffocati, poi, all’improvviso, più niente. Lassù ci abita una coppia, lei, Anna, detta Annita, che fa la maestra e il marito, Giovanni, che la moglie chiama Ughetto, che fa il rappresentante di uno zuccherificio.
A volte litigano, e va bene, ma quando Carmela va in bagno, un’oretta dopo, vede che dal tubo di scarico che scende dal soffitto sta colando del sangue. Allora sveglia il professore, che non sa bene cosa fare, vede Ughetto entrare e uscire dall’appartamento con dei grossi pacchi di tela, avvisa il padrone di casa che anche lui non sa bene cosa fare e alla fine chiamano i carabinieri. Dall’appartamento non risponde nessuno, il maresciallo sfonda la porta e quando entra nel bagno trova un macello, con la vasca piena di sangue.
Cos’è successo? È successo che Annita e Ughetto hanno litigato, sono sposati da sette anni, Annita si era perdutamente innamorata di quell’uomo prestante ed elegante, aveva 37 anni, ormai pensava di restare, come si diceva, zitella, e invece eccolo, il suo Ughetto, che però la amava molto meno ed era sempre fuori con la scusa del lavoro, assieme ad altre donne. Quella mattina finisce male, Ughetto affetta il collo di Annita e dopo averla uccisa la porta nella vasca da bagno e la fa a pezzi con un coltello da cucina, poi la infila in una serie di pacchi che carica sul carrozzino del suo sidecar e va a buttarli nel fiume. Non è un caso difficile, il sangue in casa, Ughetto che ha fatto avanti e indietro col sidecar proprio nelle zone che batte come rappresentante, lo arrestano subito e quando ritrovano i pacchi che contengono la povera Annita, confessa, finisce sotto processo e si prende l’ergastolo per uxoricidio. Premeditato, perché la corte ritiene che avesse già in mente di liberarsi della moglie.
Povera Annita. Ci sono anche due strani episodi, riportati da Alessandro Ceccotto e Monica Stefani, in un bel libro che racconta questa storia. Annita che al momento della sua morte va a trovare, in spirito, una sua amica, per salutarla. E una bella signora elegante, con il cappello a falde larghe che portava Annita, che ogni tanto veniva intravista dalla famiglia che negli anni 80 abitava il suo vecchio appartamento. Ma queste sono cose da storie di fantasmi. Il nostro per ora è un giallo, molto semplice e molto brutto, come lo sono sempre quelli che riguardano i femminicidi. Povera Annita.