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Ricette. Spaghetti alla marinara: ci sono menu che cantano come Sinatra

Sono tanti i ristoranti che propongono piatti “a modo mio”. Proprio come recita il brano più noto di The Voice
2 minuti di lettura

Claude François era un cantante e un personaggio piuttosto curioso e tragico: era nato in Egitto da padre francese e madre italiana, ebbe un grande e breve successo e morì, nel 1978, a soli 39 anni, fulminato mentre usciva dalla vasca da bagno. La sua canzone più famosa s’intitola Comme d’habitude, che vuol dire più o meno “come al solito, come sempre”.

La canzone parla dei piccoli gesti e dei rituali di risveglio di una coppia di innamorati, con gli occhi incrostati di sonno, lui che si sveglia lei che si gira dall’altra parte, uno che beve il caffè da solo ed è sempre in ritardo, e lei che resta a letto. Senonché, si capisce poco a poco, la sera la situazione si ribalta: l’uomo si addormenta da solo e la donna torna tardi, lasciandolo nel grande letto gelido a nascondere le lacrime.

Claude François era un cantante e un personaggio piuttosto curioso e tragico: era nato in Egitto da padre francese e madre italiana, ebbe un grande e breve successo e morì, nel 1978, a soli 39 anni, fulminato mentre usciva dalla vasca da bagno. La sua canzone più famosa s’intitola Comme d’habitude, che vuol dire più o meno “come al solito, come sempre”.

La canzone parla dei piccoli gesti e dei rituali di risveglio di una coppia di innamorati, con gli occhi incrostati di sonno, lui che si sveglia lei che si gira dall’altra parte, uno che beve il caffè da solo ed è sempre in ritardo, e lei che resta a letto. Senonché, si capisce poco a poco, la sera la situazione si ribalta: l’uomo si addormenta da solo e la donna torna tardi, lasciandolo nel grande letto gelido a nascondere le lacrime.

Fuori dalla Francia in pochi la ricordano o la conoscono, ma basta ascoltarne qualche strofa per avere una strana sensazione. Verso la fine degli anni Sessanta Paul Anka, anche lui cantante e compositore e all’epoca poco più che ventenne, era a Parigi, sentì questa canzone, e il motivo musicale attirò molto la sua attenzione. Tornato in America, fece acquisire i diritti per la musica, e scrisse un testo che parla di un uomo che sta per morire e osserva la sua vita passata facendo un bilancio.

Quella canzone si chiama My Way, e fu cantata da molti, ma soprattutto da Frank Sinatra. Ogni volta che ascolto l’una e l’altra, chissà perché, mi vengono in mente tutta una serie di tratti di stile molto frequenti nel linguaggio dei menu dei ristoranti in Italia, in cui ricette più o meno note vengono eseguite e interpretate “a modo mio”, “nella nostra maniera”, e così via. Non sono stato in grado di ricostruire le abitudini alimentari di Claude François, penso sia vissuto troppo poco perché ce ne siano testimonianze. C’è invece un’immensa letteratura sui piatti preferiti di Frank Sinatra, che trascorse svariati decenni della sua vita in giro per i migliori ristoranti italiani d’America. Tra gli altri, uno di quei piatti di pasta che in Italia non mangiamo mai, e cioè gli spaghetti alla marinara, che invece io mangio almeno una volta a settimana, senza mai servirla ai clienti, ma solo per noi, con la pasta integrale.

Ricetta: spaghetti alla marinara

Ingredienti per una persona
100 g di spaghetti integrali
100 g di passata di pomodoro
1 spicchio d’aglio
1 cucchiaio di origano secco
Olio, sale e pepe

Come procedere
Schiacciate e tritate l’aglio finemente e soffriggetelo in 4 cucchiai d’olio per 4 minuti, a fuoco basso. Aggiungete quindi la passata, una presa di sale, l’origano, e coprite, lasciando cuocere dolcemente. Nel frattempo scaldate l’acqua, salatela, e calate la pasta per il tempo indicato. Scolate e versate in padella, saltandola vigorosamente un minuto con altro olio e servitela, a voi stessi.

Sul Venerdì del 26 luglio 2024

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