Carlo Lucarelli: il Vampiro della Bergamasca
di Carlo LucarelliSecondo Cesare Lombroso era abbastanza pazzo da potergli applicare l’articolo 95, quello sul vizio parziale di mente. Per undici dei giudici della Corte d’Assise di Bergamo che lo processa agli inizi del 1873, invece, Vincenzo Verzeni è perfettamente in grado di intendere e di volere, mentre il dodicesimo non sa cosa rispondere, trasformando così una sicura condanna a morte nei lavori forzati a vita.
Vincenzo aveva cominciato presto a sentire questa irresistibile voglia di far male, di stringere fino a uccidere e poi colpire e tagliare fino a vedere il sangue e quello che c’è dentro un corpo. Prima gli animali della fattoria in cui viveva con i suoi nella campagna di Buttanuco, vicino a Bergamo, le galline a cui tirare il collo, poi la cugina a letto, ammalata, al piano di sopra, poi una vicina incontrata sul sentiero nel bosco, poi l’operaia di una filanda che torna dal lavoro.Non le uccide, perché raggiunge l’orgasmo prima, e loro quel maschio violento e prepotente come tanti altri …
Secondo Cesare Lombroso era abbastanza pazzo da potergli applicare l’articolo 95, quello sul vizio parziale di mente. Per undici dei giudici della Corte d’Assise di Bergamo che lo processa agli inizi del 1873, invece, Vincenzo Verzeni è perfettamente in grado di intendere e di volere, mentre il dodicesimo non sa cosa rispondere, trasformando così una sicura condanna a morte nei lavori forzati a vita.
Vincenzo aveva cominciato presto a sentire questa irresistibile voglia di far male, di stringere fino a uccidere e poi colpire e tagliare fino a vedere il sangue e quello che c’è dentro un corpo. Prima gli animali della fattoria in cui viveva con i suoi nella campagna di Buttanuco, vicino a Bergamo, le galline a cui tirare il collo, poi la cugina a letto, ammalata, al piano di sopra, poi una vicina incontrata sul sentiero nel bosco, poi l’operaia di una filanda che torna dal lavoro.Non le uccide, perché raggiunge l’orgasmo prima, e loro quel maschio violento e prepotente come tanti altri maschi, solo un po’ più strano, non lo denunciano, o quando lo fanno non vengono prese in considerazione.
Giovanna ed Elisabetta, invece, le uccide, e non solo, perché quello che fa con i loro corpi lo porta a meritare il soprannome di “Vampiro della Bergamasca” e lo proietta fin dall’inizio in una ideale classifica dei serial killer italiani più efferati.
Scampato al plotone d’esecuzione, Vincenzo finisce nel manicomio criminale di Milano con una condanna a vita. Cade in depressione e cercano di curarlo con i mezzi del tempo, che spesso consistono in scariche elettriche, isolamento e docce gelate legato ad una sedia. Non migliora, anzi, dopo un breve periodo di apparente tranquillità aggredisce un infermiere e quasi lo uccide a morsi. Nell’estate del 1873, verso le quattro del mattino, il compagno di cella, un assassino che ha ucciso un uomo a colpi di scalpello, lo trova impiccato alla grata di una finestra con una specie di corda. Respira ancora, gli infermieri accorrono per tirarlo giù ma non c’è niente da fare.
Così muore Vincenzo Verzeni, spesso considerato il primo dei serial killer italiani. In una lunga intervista rilasciata in manicomio a Lombroso aveva raccontato il piacere intenso che provava nell’uccidere, «mi sentivo più bene».E concordava che era un bene che fosse finito dentro, e che ci rimanesse, «perché io non potrei fare a meno di procurarmene, e uccidere altre donne».
Sul Venerdì del 4 agosto 2024