Gentile Natalia, parlando di gentilezza, spesso, mi sento dire: «Ma dove vivi? Sai che non esiste più?». Quasi una resa,o qualcosa che assomiglia alla rassegnazione, che non si può cambiare. Eppure, con una dose in più di gentilezza si starebbe meglio. Se ne è accorto un bambino, che un giorno, a scuola, mi ha consegnato la sua lettera, indirizzata alla gentilezza. «Ci manchi, ti prego, torna perché senza di te mancano sorrisi, felicità e le persone sono nervose. Possibile che me ne accorga solo io, un bambino di 10 anni?». Essere gentili non è sinonimo di essere deboli. È cercare di tendere la mano a chi ha bisogno. Quella mano, che credo faccia piacere a tutti quando siamo in difficoltà. Perché vergognarsi di essere gentili?
Gaia Simonetti
Un taxista mi ha urlato qualunque cosa, pieno di rabbia: al taxista, gentilissima, do ragione con voce dolce, qualunque cosa dica, e a lui, anziché uccidermi, gli passa la voglia di farmi una scenata sul nulla e brontola non si sa di che.Gli è pa…
Gentile Natalia, parlando di gentilezza, spesso, mi sento dire: «Ma dove vivi? Sai che non esiste più?». Quasi una resa,o qualcosa che assomiglia alla rassegnazione, che non si può cambiare. Eppure, con una dose in più di gentilezza si starebbe meglio. Se ne è accorto un bambino, che un giorno, a scuola, mi ha consegnato la sua lettera, indirizzata alla gentilezza. «Ci manchi, ti prego, torna perché senza di te mancano sorrisi, felicità e le persone sono nervose. Possibile che me ne accorga solo io, un bambino di 10 anni?». Essere gentili non è sinonimo di essere deboli. È cercare di tendere la mano a chi ha bisogno. Quella mano, che credo faccia piacere a tutti quando siamo in difficoltà. Perché vergognarsi di essere gentili?
Gaia Simonetti
Un taxista mi ha urlato qualunque cosa, pieno di rabbia: al taxista, gentilissima, do ragione con voce dolce, qualunque cosa dica, e a lui, anziché uccidermi, gli passa la voglia di farmi una scenata sul nulla e brontola non si sa di che.Gli è passata? Sì, gli è subito passata, e poco prima pareva pronto a uccidermi non mi ricordo perché. Di colpo gentile, quasi antico corteggiatore, alla fine mi fa un bello sconto e mi accompagna sino al portone. Perché era tanto furibondo? Non lo sa, lo ha dimenticato, perché così si fa oggi, anche davanti a una vecchiolina come me che osa parlare con chi non essendo amico può essere solo un nemico. Ecco cosa volevo dirle, signora Simonetti. Adesso c’è questa moda di essere villani, ma se lei con gli sconosciuti, mettiamo un taxista, gli flauta parole di massima gentilezza, senza accorgersene gli verrà fuori quel che la mamma gli ha insegnato,e diventerà buonissimo.
IL GRANDE CORAGGIO DI IMANE KHELIF
Gentile Natalia Aspesi, apprezzo molto un certo suo distacco da temi apparentemente di scottante attualità, che mi sembra di poter attribuire allo sguardo di una giornalista che in vita sua ne ha viste tante e sentite anche troppe,ma desidererei il suo parere sulla polemica che ha investito la pugile algerina Imane Khelif. Personalmente, l’ho trovata disgustosa, fiumi d’inchiostro e chiacchiere da salotto, dove anche troppi politici nostrani sono intervenuti, non si capisce a quale titolo, solo per ribadire la loro angusta visione del mondo. Anche la stampa, però, ha le sue responsabilità. Troppo spesso si lascia dettare l’agenda dall’ultima pretestuosa questione. In questo caso non una parola è stata spesa sulla pugile algerina, sulle difficoltà che nella vita deve avere incontrato... insomma,una sconsolante mancanza di considerazione per l’essere umano. Per fortuna la biologia conosce tante sfumature di genere che le nostre ristrette categorie mentali, magari intrise anche di razzismo, ignorano. Con stima, Alessandro Tinterri
Ha ragione e chiedo scusa. Tempo fa avevo deciso di non potermi occupare del mondo, anche minimo, che arriva a noi, e mi sono detta, per esempio, basta Olimpiadi. Ecco, poi arriva Imane Khelif e io continuo a non sapere cosa le è capitato: ma poi una stupidella bionda senza saperne niente dice «è un uomo», e decine di noiosi in rete, anche loro in attesa di notizie sceme, le danno subito ragione. E a questo punto lei, signor Tinterri, ha ragione e io le chiedo scusa. Le Olimpiadi avranno chi controlla il genere dei partecipanti e avranno capito che Imane malgrado l’aspetto è proprio una donna ed è giusto che combatta contro una donna.Sì, lei ha ragione, questa ragazza bruttina, e lo dico sperando che i pro Imane non mi inseguano arrabbiati, deve avere un grande carattere e aver combattuto per andare oltre i principi religiosi dei suoi e aver scelto lo sport che le piaceva. È quindi un esempio per chi, essendo donna, lotta per sopravvivere, o per vivere,anche contro un aspetto che la perseguita, forse difficile da accettare.
NOI VENETI RICATTATI DA “MANIPOLATORI”
Sono veneto, circondato da vicini di destra o post-democristiani e ho alcuni parenti dichiaratamente fascisti, un po’ per tradizione e per paura di perdere i privilegi economici e di status accumulati dai loro padri nel dopoguerra. Si ritengono moderni perché accettano alcune istanze femministe e anche i gay, purché se ne stiano tranquilli,senza rivendicazioni oppure chiassose manifestazioni. Guardano con ammirazione a una “presidente” del Consiglio belloccia, a una “poliglotta” lingua sciolta e sempre pronta a puntare il dito contro le nefandezze dei suoi nemici,che vanno dai fantomatici poteri forti alle opposizioni. Ne sono attratti perché fornisce loro le parole che non trovano, avendo, in genere,un vocabolario ristretto. I veneti tendono ad assumersi tante responsabilità e, se possono,ad aiutare gli altri. Cercano l’approvazione dei loro simili e preferiscono evitare il più possibile i conflitti. Sono perciò facile preda dei ricattatori morali, vale a dire quei personaggi capaci di manipolare gli altri, minacciandoli, in modo esplicito oppure indiretto, di punirli se non fanno quello che vogliono.I manipolatori si dipingono in modo benigno e si propongono come “cavalieri delle ingiustizie”. Facendo leva sulla paura, sul senso del dovere e quello di colpa, sono molto abili nell’avvolgere le loro azioni creando una grande confusione, una sorta di foschia che intrappola i fruitori dei loro messaggi. Si tratta, in genere,di soggetti che hanno una storia di vissuti d’ansia e di inadeguatezza; infanzie e adolescenze dure e infelici, di solito in quartieri marginali e difficili. La manipolazione morale è l’unica maniera che hanno per raggiungere un po’ di sicurezza e potere, mettendo momentaneamente a tacere i sentimenti dolorosi che hanno accumulato nel tempo. Sono capaci di mostrarsi passivamente amorevoli, ma anche aggressivi. Lo diventano tutte le volte che si sentono messi in discussione. Inducono così una sorta di complicità coi ricattati, che cedono alle loro lusinghe, per cui insegnano loro come ricattarli ancora. Purtroppo, non solo il Veneto,ma tutto il mondo è pieno di gente “risentita”, per cui non è difficile per alcuni politici maneggioni diventare autocrati: basta far leva sulle paure (del nuovo, del “diverso”, di ciò che sfugge alla comprensione immediata) e offrire su di un piatto d’argento ciò che tradizione ha accumulato nei secoli (territorio, lingua, religione, identità culturale e cittadinanza). Disfarsi dei ricattatori morali è pertanto difficile, quando manca la consapevolezza e la collaborazione dei ricattati. L’opposizione dovrebbe guardarsi l’ombelico e, intanto, cominciare a chiedersi quanti personaggi di questo tipo alberga nei suoi anfratti intestinali. Con l’affetto di sempre,
Franco Viviani
Mi scusi signor Viviani, sarà il caldo eccessivo, ma pubblico tutta la sua lettera non avendone capito nulla. Capisco che non è questo il suo intento, ma da dove cominciare? Allora, non era meglio se la metteva da parte? Siccome ho avuto il piacere di sue lettere e le ho talvolta pubblicate, vorrei capire dove io mi sono persa.È un gioco? Forse. Ma forse è interessante.