Preghiera e vacanza. In India è l’ultima tendenza: i giovani vanno in “preganza”
di Carlo PizzatiVaranasi (India). Camminando a piedi nudi sui pavimenti di pietra nei sacri templi indiani, da Varanasi a Dharamshala, oppure da Sarnath, dove il Buddha tenne il primo sermone da illuminato, fino al tempio induista di Kamakhya nell’Assam, dove si sacrificano ancora galline, capre e bufali a un avatar della dea Shakti, si nota qualcosa di diverso da tre o quattro anni fa: tra le colonne che incorniciano gli altari, oltre il fumo delle offerte votive, schivando i cocchi spaccati in onore degli idoli, si contano sempre più fedeli ventenni invece degli indù più anziani. Ovvio, si dirà, che molti pellegrini siano giovani in una nazione dove il 65 per cento del miliardo e 400 milioni di abitanti ha meno di 35 anni. Ma non è così consueto che, invece di viaggiare dalle metropoli e dalle campagne per genuflettersi a Shiva, Vishnu, Saraswati o a una dei 33 milioni di divinità indiane, i giovani non se ne vadano a divertirsi al mare, a un rave party, ai festival, a ballare scatenati fino all’al…
Varanasi (India). Camminando a piedi nudi sui pavimenti di pietra nei sacri templi indiani, da Varanasi a Dharamshala, oppure da Sarnath, dove il Buddha tenne il primo sermone da illuminato, fino al tempio induista di Kamakhya nell’Assam, dove si sacrificano ancora galline, capre e bufali a un avatar della dea Shakti, si nota qualcosa di diverso da tre o quattro anni fa: tra le colonne che incorniciano gli altari, oltre il fumo delle offerte votive, schivando i cocchi spaccati in onore degli idoli, si contano sempre più fedeli ventenni invece degli indù più anziani. Ovvio, si dirà, che molti pellegrini siano giovani in una nazione dove il 65 per cento del miliardo e 400 milioni di abitanti ha meno di 35 anni. Ma non è così consueto che, invece di viaggiare dalle metropoli e dalle campagne per genuflettersi a Shiva, Vishnu, Saraswati o a una dei 33 milioni di divinità indiane, i giovani non se ne vadano a divertirsi al mare, a un rave party, ai festival, a ballare scatenati fino all’alba. Insomma, come si fa in Occidente.Invece, in India, un numero crescente di giovani sceglie il pellegrinaggio, fenomeno sociale che arricchisce l’industria del turismo spirituale. I giovani pellegrini hanno anche foggiato un neologismo: “praycation”, fusione di pray, pregare, e vacation,vacanza, che potremmo tradurre in “preganza”, pregare in vacanza.
In fuga
Questa vita in “preganza” non nasce a caso, ma sboccia da un incrocio d’elementi, alcuni spontanei, altri voluti dalla politica. Dopo la pandemia, anche in India s’è verificato il revenge travel, ovvero la fuga dai muri di casa dove si era rimasti ostaggi del virus. Andare, non importa dove, imbarcandosi su un volo low cost, cogliendo l’offerta Airbnb, provando tutti gli street food immaginabili, rimpinzandosi d’aria, di folla, di altri, di realtà oltre lo schermo…Anche qui è accaduto, ma tutti quei mesi chiusi in casa hanno spinto molte persone a coltivare un’introspezione spirituale già insita nella tradizione indiana, rinfocolando la bhakti, la fervente devozione che s’esprime in modo ecumenico tra induisti, giainisti, buddisti, ma anche tra musulmani e cristiani. I lunghi mesi in spazi proibitivi hanno spinto tanti ragazzi a pregare, meditare, offrire voti agli altarini domestici, nutrendo la religiosità in modo spontaneo. La voglia di ritrovare la fonte di energia della meditazione si è convogliata poi nei templi, considerati vere centrali energetiche divine, dove basta fissare per qualche istante gli idoli celati nei sancta sanctorum per provare una ricarica di forza e positività.«Non ci interessa far festa a Goa o dove la gente va per i party sfrenati e la vita notturna o giocarci i risparmi al casinò. Io e gli amici cerchiamo la pace e la positività che si trovano nei luoghi religiosi», commenta un ragazzo al tempio di Bhairava, a Varanasi. Qui si viene a cercare una connessione con il divino, dice, una pace mentale dalla pressione della scuola o della carriera. Una ricerca della società Cbre conferma che il turismo religioso in India è il 60 per cento del mercato, con una crescita annuale del 16,2 che, si calcola, potrebbe tradursi in 4,3 miliardi di euro di incassi entro il 2033. La fascia d’età dove cresce di più è la Generazione Z, i nati tra il 1997 e il 2012.
Influencer della fede
È un fenomeno che nutre se stesso anche grazie ai social media. Come spiega il direttore di Temple Connect, agenzia di viaggi nei templi indù, Giresh Kulkarni, «più i giovani viaggiano alla ricerca di luoghi meno conosciuti, più postano storie per condividere le scoperte, più i templi meno noti diventano famosi. «Attorno ad essi brulica un’industria di hotel, ristoranti, visite guidate. Ad esempio, i templi di Mathura lungo il fiume Yamuna, nell’Uttar Pradesh, hanno registrato un aumento del 190 per cento del turismo nel 2022». Un’ulteriore accelerazione è arrivata a fine gennaio con l’inaugurazione del tempio di Ayodhya, anch’esso nell’Uttar Pradesh, dove si crede nacque il dio Ram: un edificio sacro costruito, dopo decenni di controversie giudiziarie e polemiche, sui resti di una moschea distrutta dai fondamentalisti induisti negli anni 90. «L’inizio di una nuova era», ha detto in quell’occasione il premier Narendra Modi. «Da gennaio, qui ad Ayodhya», assicura il direttore di Spiritual Tour, Santosh Singh, «c’è stata un’impennata di visite del 70 per cento». Gran parte sono giovani.
Viaggi di Stato
Per capire come s’è arrivati al fenomeno della “preganza” giovanile bisogna risalire a uno dei punti cardine del governo Modi: la volontà di rendere fluido e facile il pellegrinaggio induista per rinsaldare la fede su cui si basa il partito di governo. Fu proprio il Bjp, il partito del premier, a varare dieci anni fa il programma pro-turismo religioso Prashad, acronimo che compone la parola in sanscrito “offerta votiva”. La “Campagna per ravvivare il pellegrinaggio e aumentare le tradizioni spirituali” è un investimento equivalente a 190 milioni di euro per costruire infrastrutture in 73 luoghi di culto. Di 43 approvate in 26 diversi Stati indiani, ad oggi solo 22 sono state completate. Ma alcuni risultati già si vedono: treni ad alta velocità come il Vande Bharat Express collegano le metropoli con i templi più famosi. Si progettano aeroporti internazionali per avvicinare i pellegrini ai luoghi di culto. Nel tempio di Jagannatha, a Puri, in Orissa, è stato persino allestito un tunnel di 75 metri con aria condizionata, accesso ad acqua potabile e a bagni pubblici.
Il direttore della sicurezza Jatin Panda, dice che i risultati si vedono: «Sono aumentati i turisti adolescenti e giovani dopo il Covid. Prima erano il 10 per cento, oggi sono il 40. Forse è dovuto a un aumento di fede, o forse alla crescita della disoccupazione giovanile. Tanti vengono a pregare per avere un lavoro».Oltre ai templi, è partita la corsa al mattone tra le grandi catene di hotel, come Hyatt, Marriott, Taj. E poi wellness, yoga, centri di meditazione, ristoranti e shopping mall. Mentre prima i pellegrini erano in maggioranza pensionati che per la religione induista, dopo la fase produttiva, abbandonano l’attaccamento terreno e si preparano a una vita ascetica, con diete e pellegrinaggi a piedi per reincarnarsi o liberarsi dal ciclo delle reincarnazioni attraverso la devozione, ora invece arrivano anche famiglie che vogliono l’hotel di lusso con la piscina e vanno a visitare gli artigiani locali, come le tessitrici di seta di Varanasi. Così, si possono portare offerte di fiori e frutta agli dèi nel tempio, acquistare un braccialetto consacrato dal sacerdote, e poi fare un giro a comprare un sari nuovo dagli artigiani. E, infine, farsi un tuffo nella piscina dell’hotel o un giro in mongolfiera o in battello sul Gange. Ciò fa crescere i consumi, in un circolo virtuoso che porta elettori sempre più fedeli al Bjp e incassi agli esercenti. un altro mondo... In questo modo la spiritualità soft vince sullo sballo spensierato.
Guardare da vicino il fenomeno è interessante: l’illusione che il mondo sia standardizzabile da un consumismo globalizzato scalabile, evapora di fronte alla massa di giovani pellegrini indiani. Dal Sud globale ecco i segnali che rivelano realtà diverse, richieste di servizi cui forse il mondo deve imparare a rispondere non imponendo uno stampino di consumi univoco basato su malsani fast food, locali festaioli o multisala d’evasione, ma afferrando realtà specifiche per adattarsi a esse.
Sul Venerdì del 15 agosto 2024