Niente donne e regole severissime. Il Monte Athos è un Paese per giovani: ma solo se conservatori
di Jaime D'AlessandroMonte Athos (Grecia). In un pezzo di Europa metà di noi, da più di mille anni, non può metter piede. Una terra fatta di cittadelle monastiche fortificate che non ha eguali, con l’aria che sa di incenso e viste mozzafiato sul mare. Chiese, a decine, nelle quali la luce filtra a fatica e gli affreschi vivono attraverso il bagliore delle candele. Si animano al crepuscolo: dagli edifici medievali escono i monaci vestiti di nero, la barba lunga, le tuniche svolazzanti al suono di legni percossi e campane. In certe si possono ascoltare canti meravigliosi, in altre le preghiere sono mormorii. I pellegrini baciano le icone, fanno il segno della croce, assistono in silenzio. Fin qui, le apparenze, o se volete il folklore.
«Dovremmo tutti guardare alle nostre radici cristiane». Antun, un trentenne franco-libanese, ce lo sussurra sotto le mura della Grande Lavra. Edificato nel 963, è il primo nella gerarchia dei venti monasteri dello Stato Monastico Autonomo del Monte Athos, in Grecia. Il più a…
Monte Athos (Grecia). In un pezzo di Europa metà di noi, da più di mille anni, non può metter piede. Una terra fatta di cittadelle monastiche fortificate che non ha eguali, con l’aria che sa di incenso e viste mozzafiato sul mare. Chiese, a decine, nelle quali la luce filtra a fatica e gli affreschi vivono attraverso il bagliore delle candele. Si animano al crepuscolo: dagli edifici medievali escono i monaci vestiti di nero, la barba lunga, le tuniche svolazzanti al suono di legni percossi e campane. In certe si possono ascoltare canti meravigliosi, in altre le preghiere sono mormorii. I pellegrini baciano le icone, fanno il segno della croce, assistono in silenzio. Fin qui, le apparenze, o se volete il folklore.
«Dovremmo tutti guardare alle nostre radici cristiane». Antun, un trentenne franco-libanese, ce lo sussurra sotto le mura della Grande Lavra. Edificato nel 963, è il primo nella gerarchia dei venti monasteri dello Stato Monastico Autonomo del Monte Athos, in Grecia. Il più antico, grande e remoto di questa strana teocrazia che occupa una superficie due volte quella di Milano e ha bandito non solo le donne, ma persino gli animali di sesso femminile. Fanno eccezione gatti, uccelli e insetti; non è possibile controllarli.
Solo dal mare
Antun preferisce l’anonimato, di qui il nome di fantasia. È fra i tanti giovani che di questi tempi hanno preso il posto a modello. Si accompagna con un coetaneo, pure lui di Parigi. Dispensano una visione radicale: «I problemi sono nati con la divisione fra Stato e Chiesa e con l’Età dei Lumi. Ecco perché siamo colonizzati da altre religioni». Di mestiere fa lo psicologo e studia teologia. Tra le due cose non vede contraddizione. Antico e Nuovo Testamento sono gli unici “manuali” per curare l’animo. Qui, sotto le torri delle mura del Lavra, sullo sfondo il monte che sale oltre duemila metri, sente di aver trovato le fondamenta del futuro. Lo Stato Monastico, lingua di terra che si spinge nell’Egeo dalla Macedonia Centrale, è un intero Paese di clausura e ultimo frammento dell’impero bizantino.
Non è un’isola ma isola si sente. Il contemporaneo e il mutare della società sono guardati con fastidio. Vigono leggi che a volte risalgono al 971, quando l’imperatore Giovanni Zimisce concessel’indipendenza. Toglie il respiro per la bellezza e il clima pesante che vi regna.Circa duemila i monaci provenienti da nazioni di fede ortodossa, trentamila i pellegrini all’anno. Uno su dieci può essere di altre religioni. Molti i quarantenni e i cinquantenni, pochi gli anziani, giovani in quantità inaspettate. Vi si accede solo dal mare, con un visto che va richiesto via email e ritirato al porto di Ouranopoli, base di partenza dei traghetti. Si dorme nei monasteri senza pagare: un letto in una camerata, due pasti cucinati con quanto i monaci coltivano e obbligo di partecipare alle preghiere della sera e della mattina prima dell’alba. È necessario scrivere ai singoli monasteri per esser accolti. Alcuni rispondono dopo giorni.
Come in un fantasy
In questo universo che sembra aver ispirato più di un romanzo fantasy, votato al passato e che dall’esterno si protegge da sempre con fortificazioni, è vietato fotografare e online le informazioni sul suo presente sono poche. Ma qualche ritratto esiste: Athos, girato nel 2016 dagli austriaci Peter Bardehle e Andreas Martin e Where are you, Adam? del 2019, dell’ucraino Aleksandr Zaporoshchenko. La deriva ultraconservatrice dei pellegrini giovani – non tutti, ovviamente – non pare sia stata registrata. Nei tanti commenti raccolti c’è il riflesso di quel quasi 10 per cento ottenuto alle ultime elezioni europee nella vicina Salonicco dal partito di estrema destra Niki di Dimitris Natsios. Pedagogo e teologo, favoleggia di identità pan-bizantina e sostiene di avere l’appoggio di quattro monasteri. L’arcivescovo Geronimo, primate della Chiesa ortodossa greca, ha parlato di «volgare tentativo di usare la religione come strumento politico».
La regina sul tappeto
Alecu, altro nome di fantasia, lo incontro invece in uno dei pulmini che percorrono le strade sterrate della penisola. Vestito di nero, barba lunga, ha 40 anni e vuol farsi frate. Non parla greco, ma conosce bene l’italiano e sorride, merce rara da queste parti. Ha lavorato a Milano e Londra nell’edilizia. Aveva tutto, dice, era però «vuoto». Qui ha capito qual è l’unica esistenza possibile. Identità forte, iniziando dal rifiuto del femminile, in un’epoca di identità fluide. Del resto, rigettare la contemporaneità e avere posizioni estreme è una risposta di moda un po’ ovunque. Sul monte Athos è bastato continuare a fare quel che si fa da secoli. «Questo è il giardino della vergine Maria ed è l’unica che può calpestarlo», spiega prima di insistere per un selfie con il mio smartphone.
Ci sono state delle eccezioni, poche: attorno al 1350 Elena di Bulgaria, che aveva donato molto ai monasteri, pretese una visita. La fecero camminare su tappeti per non farle toccare terra. Cinque secoli dopo, oltre a partigiane comuniste, riusciranno ad intrufolarsi tre donne travestite da uomo. Con l’ultima, nel 1953, fu scandalo. Da allora le infrazioni sono punite col carcere. Vivere in un luogo dal quale è stata estirpata una parte di mondo fa impressione. Non subito, quando si è ancora rapiti dagli scorci e dalla melodia delle preghiere. Poi diventa realtà che colpisce, come l’esser privati di metà dei colori, o di una costola. Fra le meraviglie del monte Athos c’è il ritorno ad Ouranopoli: lì ci si accorge di aver trattenuto il respiro troppo a lungo.
Sul Venerdì del 13 settembre 2024