Isole Kerkennah, il microcosmo del Mediterraneo
di Michele Gravino
Confesso che, prima di leggere il reportage di Stefano Liberti che pubblichiamo sul Venerdì di oggi, 20 settembre, delle isole Kerkennah non avevo mai sentito parlare. Formano un piccolo arcipelago poco al largo delle coste della Tunisia, in corrispondenza della città di Sfax; ma, secondo Liberti, che ne scrive anche nel suo nuovo libro Tropico mediterraneo (Laterza) sono anche un microcosmo dove vedere da vicino gli effetti di tutte le crisi che stanno colpendo il Mare che ci piace ancora chiamare Nostrum: i cambiamenti climatici, l'overfishing, le migrazioni.
Per riassumere: le Kerkennah sono da sempre una delle zone di pesca più ricche del Mediterraneo, tanto che con il sistema tradizionale i pescatori non devono nemmeno uscire in barca: affittano un tratto di mare, vi piantano un sistema di reti un po' simile alle tonnare e aspettano che i pesci vengano a intrappolarsi da soli. Ora però, con la pesca eccessiva e l'innalzamento delle temperature, di pesci ne arrivano sempre meno, e nelle reti si trovano sempre più i poco redditizi granchi blu. Così tra i pescatori alcuni ricorrono alla pesca a strascico, ancora più deleteria per l'ambiente. Altri, i più giovani, vanno via (la popolazione delle isole si è più che dimezzata in 30 anni), spesso tentando la traversata su un barcone. Anche perché la Tunisia sta diventando un Paese sempre più povero e autoritario. E Lampedusa è lì, a soli 120 chilometri.
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