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Michele Serra: la scrittura si salva scrivendo

PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. L’intelligenza artificiale può essere d’aiuto in molti campi, ma non nei luoghi dove regna l’imperfezione umana, come la cultura
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Gentile Serra, secondo Lei è ancora difendibile l’idea che l’impiego di software nella scrittura e nella produzione culturale non peggiori la qualità? Certo, non dipende solo dal mezzo, ma dal modo in cui lo usiamo. Se però la priorità è solo il risparmio di tempo e soldi, la tecnologia verrà sempre impiegata male. In campo editoriale i programmi di correzione automatica potrebbero servire a produrre testi più corretti e precisi, ma abbiamo già visto che la direzione verso cui si sta andando è tutt’altra: fare a meno di figure professionali come il correttore di bozze, o comunque di qualcuno che rilegga i testi con competenza e spirito critico. Purtroppo ci vuole più impegno, sia per il lavoro che per la formazione, e tutto costa. Molto di ciò che leggeremo presto sarà creato dall’intelligenza artificiale. Che c’è di male? In sé niente, solo che meno le persone scrivono, meno devono porsi domande sulla coerenza del testo, e sempre meno persone saranno in grado di leggere criticamente.…

Gentile Serra, secondo Lei è ancora difendibile l’idea che l’impiego di software nella scrittura e nella produzione culturale non peggiori la qualità? Certo, non dipende solo dal mezzo, ma dal modo in cui lo usiamo. Se però la priorità è solo il risparmio di tempo e soldi, la tecnologia verrà sempre impiegata male. In campo editoriale i programmi di correzione automatica potrebbero servire a produrre testi più corretti e precisi, ma abbiamo già visto che la direzione verso cui si sta andando è tutt’altra: fare a meno di figure professionali come il correttore di bozze, o comunque di qualcuno che rilegga i testi con competenza e spirito critico. Purtroppo ci vuole più impegno, sia per il lavoro che per la formazione, e tutto costa. Molto di ciò che leggeremo presto sarà creato dall’intelligenza artificiale. Che c’è di male? In sé niente, solo che meno le persone scrivono, meno devono porsi domande sulla coerenza del testo, e sempre meno persone saranno in grado di leggere criticamente. A quel punto, a che servirà più scrivere?

Costanza Orlandi

Cara amica, arrivati fino a qui, purtroppo niente ci autorizza a pensare che lei abbia torto. Non è l’intelligenza artificiale che deve farci paura. È chi la usa come un’arma per ridurre i costi. Cosa che, almeno in certi campi, porta a un abbassamento inevitabile della qualità, in due maniere: la più ovvia è la sostituzione sbrigativa, e “al buio” (cioè senza avere la minima idea delle conseguenze), di competenze umane molto raffinate e molto complesse (ai correttori di bozze, io aggiungerei un lungo elenco di ruoli editoriali e redazionali che presiedono alla qualità, alla cura, al controllo della parola scritta). La seconda, meno ovvia ma non meno insidiosa, è l’appiattimento, l’omologazione della scrittura secondo canoni volendo anche equi e rispettosi,ma decurtati di personalità, di autorialità, di riconoscibilità – la riconoscibilità che ci fa amare un autore, o un giornalista, in quanto proprio lei, proprio lui.

Non dubito che l’IA darà, anzi sta già dando, un grande contributo di innovazione e precisione in molti settori (la medicina, i trasporti, purtroppo anche le attività belliche). Ma la scrittura non è una tecnologia, non è una scienza esatta, non è una modulazione canonica di dati acquisiti. È una manifestazione espressiva potente, personale, imprevedibile e anche “impura” del pensiero umano, nella quale l’esperienza individuale, la stratificazione culturale, l’elemento emotivo, lo humour, la fantasia, l’influenza dell’inconscio (nella scrittura narrativa) e perfino l’imperfezione sono imprescindibili. Facile fare un paragone con il cibo. Il cibo standardizzato dell’evo agroindustriale è quasi sempre salubre, ben confezionato, stabilizzato nel sapore e negli elementi nutritivi. Ma non ha alcuna personalità, non ha identità, è uguale ovunque. È un cibo massificato, decurtato di storia e geografia, separato dai suoi produttori: e la parola rischia di fare la stessa fine. Dubito che gli editori – qui parlo soprattutto del mondo dell’informazione – si rendano conto dei rischi che la qualità del prodotto sta correndo, anzi ha già corso. Fosse così, organizzerebbero meno meeting sulle nuove tecnologie e più corsi sulla materia prima del loro prodotto, che è la parola. Io sarò anche un vecchio umanista, sarò anche novecentesco, ma sono arcisicuro che la scrittura si salva solo scrivendo, la lettura solo leggendo, la cultura solo studiando e insegnando. Il resto è solo un diversivo buono per entusiasmare i tecnocrati e rassodare i bilanci. Non per aiutare la scrittura a sopravvivere alla sua imitazione algoritmica.

Il servizio civile secondo la destra

Caro Serra, quanto temeva (penso a sue vecchie Amache) si è avverato. Il ministro Lollobrigida, sia pure distorcendola, le ha rubato l’idea (da me condivisa) del servizio civile esteso a tutti i giovani per praticare in concreto il concetto di solidarietà, e diventare cittadini migliori. Una buona idea mai adottata dalla sinistra, fatta propria ora dalla destra sia pure al limitato e strumentale fine di aiutare l’agricoltura, o meglio il partito di Meloni, e “servire la patria”.

Andrea La Francesca - Novara

Caro La Francesca, io pensavo a un servizio civile di leva del tutto disgiunto (ovviamente!) dalle attività produttive. Assistenza agli anziani e ai disabili, protezione civile, lavori utili alla comunità (cura e manutenzione del territorio). Dunque non mi sento minimamente “copiato” dal buon Lollobrigida, che ha in mente, semmai, di soccorrere i suoi amici della Coldiretti fornendoli di manodopera gratuita. Con una significativa ricaduta politica: vuole mettere un campo di pomodori affidato alle mani della vigorosa gioventù italiana, senza dover ricorrere ai migranti, al caporalato e alle altre pessime cose che danno una così brutta fama, in parte meritata, all’agricoltura nazionale? Pomodoro alla Patria!

Campo democratico, più che campo largo

Caro Michele, suggerirei alla segretaria del Pd di cambiare il concetto di “campo largo” in quello di “campo democratico”, o “campo della democrazia”. Vi dovrebbero confluire tutti quelli che non possono accettare che l’Italia possa essere governata da Giorgia Meloni fin quando non taglia i ponti con l’estrema destra, che continua a esaltare Mussolini e le SS. Il discorso vale per i partiti di centro che dichiarano di essere schierati per la democrazia; hanno tutto il diritto di allearsi anche con la destra, ma se sono partiti seri devono pretendere che venga soddisfatta la condizione del taglio con l’estrema destra.

Giuseppe Barilari

Caro Barilari, per come si sono messe le cose mi accontenterei della definizione di “campo” e basta. Sarebbe già un miracolo che ne rimanesse uno. A proposito: e provare con “campo dei miracoli”?

Il Papa è sempre un papa di che cosa stupirsi?

Caro Serra, già che è in vena di chiedere perdono per gli abusi coperti dalla Chiesa, Bergoglio farebbe bene a chiederlo anche per l’orrido insulto, che non ripeterò, rivolto ai medici che fanno il proprio lavoro per le donne e il proprio dovere ottemperando alla legge di uno Stato laico. Maschilismo e integralismo ancora a braccetto, proprio come nei barbuti regimi talebani. Ricordo perfettamente che il nostro Curzio Maltese diffidava istintivamente delle presunte “aperture” con cui questo Papa iniziò il suo mandato. Faceva bene.

Roberto Pugliese

Anche altri lettori (Giorgio Breveglieri, Mauro Bianchetti) manifestano una vivace opposizione alle recenti parole del Papa sui medici che praticano, secondo la legge e secondo la volontà delle donne interessate, l’interruzione della gravidanza. Confesso di non esserne rimasto troppo stupito – se non per la forma, davvero brutale. In tema di fine vita, maternità scelta e non subita, nuove pratiche di concepimento, sessualità, la Chiesa è impossibilitata per sua natura, direi per suo statuto, a cambiare. Nella concezione monoteista la vita non appartiene agli uomini che la vivono, ma a Dio. Questo papa, così attento a tanti altri aspetti politici e sociali – uno per tutti, l’ambiente – è pur sempre il papa.

Sul Venerdì dell’11 settembre 2024

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