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Ramy Essam e la nostalgia per l’Egitto

La copertina del singolo Lessa Bahinlha di Ramy Essam (Spotify, 2021) 
La canzone della settimana è “Lessa Bahinlha” di Ramy Essam
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Questa me l’aspettavo da Ramy Essam, si chiama Lessa Bahinlha (Mi manchi ancora). Non solo perché Tom Morello, dopo i diciotto giorni passati dal cantautore egiziano a piazza Tahrir con la chitarra in mano, durante la rivoluzione del 2011 (all’epoca aveva 23 anni), aveva detto: «Ramy Essam è il Bob Dylan del Medio Oriente», ma perché quando l’ho intervistato nel 2020 (per le pagine della Cultura di Repubblica) in occasione del Premio Tenco (che gli fu consegnato a Roma in piena pandemia) aveva espresso tutta l’amarezza della vita da esule (tra Svezia e Finlandia, dove ancora vive, dopo una rocambolesca fuga dal Cairo).

«Quel che sta succedendo in Egitto dal 2018 a questa parte è materia per le mie canzoni», mi disse. Alludeva agli arresti che avevano fatto seguito alla pubblicazione della canzone Balaha (letteralmente, dattero, come i fratelli musulmani chiamano il presidente al-Sisi). Tra loro, il poeta Galal El-Behairy, Mustafa Gamal, amministratore della pagina Facebook di Ram…

Questa me l’aspettavo da Ramy Essam, si chiama Lessa Bahinlha (Mi manchi ancora). Non solo perché Tom Morello, dopo i diciotto giorni passati dal cantautore egiziano a piazza Tahrir con la chitarra in mano, durante la rivoluzione del 2011 (all’epoca aveva 23 anni), aveva detto: «Ramy Essam è il Bob Dylan del Medio Oriente», ma perché quando l’ho intervistato nel 2020 (per le pagine della Cultura di Repubblica) in occasione del Premio Tenco (che gli fu consegnato a Roma in piena pandemia) aveva espresso tutta l’amarezza della vita da esule (tra Svezia e Finlandia, dove ancora vive, dopo una rocambolesca fuga dal Cairo).

«Quel che sta succedendo in Egitto dal 2018 a questa parte è materia per le mie canzoni», mi disse. Alludeva agli arresti che avevano fatto seguito alla pubblicazione della canzone Balaha (letteralmente, dattero, come i fratelli musulmani chiamano il presidente al-Sisi). Tra loro, il poeta Galal El-Behairy, Mustafa Gamal, amministratore della pagina Facebook di Ramy, Shady Habash, regista del videoclip di Balaha, morto in circostanze mai chiarite nello stesso carcere in cui si trovava Patrick Zaki.

La ballata che meglio esprime la condizione di esule, Lessa Bahinlha, è arrivata pochi mesi dopo. «Cosa le manca del suo Paese?», gli chiesi. «Tutto. La famiglia, il modo di vivere, le riunioni tra amici, il calore della gente, il cibo, il caos della metropoli», rispose il rocker, che ha collaborato con PJ Harvey ed è un fan di Rage Against The Machine, System Of A Down e Limp Bizkit. Eccola questa struggente ballata acustica, carica di nostalgia e risentimento, in cui la sua città è il perduto amore: «La desidero ancora / Era tutto per me in quelle prime ore del mattino / Scendere nel caffè sotto casa / A salutare amici e parenti / Tutt’intorno il profumo di fave e felafel /…/ Sono un pesce all’amo / Con l’anima fuori dall’acqua».

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