Michael Pollan è uno scrittore, giornalista e firma storica del New Yorker. È anche, con ogni probabilità, il più importante autore vivente di testi e riflessioni sul cibo, su cosa mangiamo, su cosa potremmo e dovremmo mangiare e su come funzionano le talvolta oscure e complesse dinamiche sociali, ambientali ed economiche che ci portano ad avere certe cose in tavola.
Le persone che parlano e si occupano di cibo si dividono, a mio parere, tra quelle che hanno letto il suo primo grande libro, Il dilemma dell’onnivoro, e quelle che non l’hanno letto. Quel libro è uscito quasi vent’anni fa, ma l’anno successivo Pollan pubblicò un più piccolo e agile libretto, intitolato Manuale dell’onnivoro, da poco ripubblicato da Adelphi in una nuova veste illustrata da Maria Kalman. Il manuale ha una strana caratteristica: contiene 83 regole e stratagemmi su come mangiare, ma di fatto non contiene ricette.
Michael Pollan è uno scrittore, giornalista e firma storica del New Yorker. È anche, con ogni probabilità, il più importante autore vivente di testi e riflessioni sul cibo, su cosa mangiamo, su cosa potremmo e dovremmo mangiare e su come funzionano le talvolta oscure e complesse dinamiche sociali, ambientali ed economiche che ci portano ad avere certe cose in tavola.
Le persone che parlano e si occupano di cibo si dividono, a mio parere, tra quelle che hanno letto il suo primo grande libro, Il dilemma dell’onnivoro, e quelle che non l’hanno letto. Quel libro è uscito quasi vent’anni fa, ma l’anno successivo Pollan pubblicò un più piccolo e agile libretto, intitolato Manuale dell’onnivoro, da poco ripubblicato da Adelphi in una nuova veste illustrata da Maria Kalman. Il manuale ha una strana caratteristica: contiene 83 regole e stratagemmi su come mangiare, ma di fatto non contiene ricette.
Le due battaglie principali di Pollan, che condivido pienamente, si possono riassumere con due concetti: mangiare cibo vero, e quindi non alimenti ultra processati, e mangiare soprattutto piante. Se le piante sono facili da riconoscere (magari meno da cucinare), i cibi ultra processati sono una categoria più sfuggente. La maggior parte delle regole raccontano come distinguerli, per esempio: «Non è cibo se ha lo stesso nome in tutte le lingue (Big Mac, Pringles...)»; «mangiate solo cibo che è stato cotto da esseri umani»; «evitate i prodotti alimentari con indicazioni salutiste»; «evitate i prodotti con ingredienti che un alunno delle elementari non saprebbe pronunciare».
Ogni regola viene spiegata in un breve capitolo, e per fortuna, perché quando ho letto la seconda regola stavo per arrabbiarmi: «Non mangiate nulla che la vostra bisnonna non riconoscerebbe come cibo». Capisco perché lo scrive e sono d’accordo, perché fa riferimento a ciò che si mangiava prima dell’industrializzazione. Però ho temuto che anche Pollan stesse cadendo nella nostalgia di un passato dorato in cui in realtà avevamo fame, e soprattutto nell’idealizzazione della tradizione. E invece poi spiega che non dovremmo mangiare cose che qualsiasi bisnonna del mondo non avrebbe riconosciuto come cibo.
«Se non vi mangereste una mela, allora non è vera fame». Allora mangiamo una mela, per esempio cotta, che è una cosa che non fa più nessuno.
Mele cotte
Per 4 persone:
4 mele renetta
2 cucchiaini di cannella
in polvere
40 g di burro
20 g di zucchero
Un pizzico di sale
Come procedere
Preriscaldate il forno a 180°. Nel frattempo lavate le mele e asciugatele. Create, in una piccola ciotola, un impasto grossolano con il burro, lo zucchero, la cannella e il sale. Spalmate con le mani l’impasto sulle mele e infornatele per 30 minuti. Servite tiepide o a temperatura ambiente, con un cucchiaio di panna montata se volete.