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Potete meditare. Oppure ascoltare Bill Evans

La copertina dell’album Everybody Digs Bill Evans (1958) che contiene Peace Piece 
SENTI QUESTA La canzone della settimana è “Peace Piece” di Bill Evans
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Questa, di questi tempi, dovremmo ascoltarla senza interruzione, 23 ore 56 minuti 4,0905 secondi al giorno, 365,256363051 giorni all’anno. I 6 minuti e 42 secondi di Peace Piece (Pièce di pace), che Bill Evans (1929-1980), gigante della musica jazz, pubblicò nell’album Everybody Digs Bill Evans (1958), non disturbano il sonno, inducono alla riflessione, conciliano la meditazione, mettono in sintonia con la parte buona della natura umana, placano gli impeti bellicosi, invitano alla trascendenza.

Fu un anno di battaglie interiori e trionfi per il tormentato pianista, che aveva già conosciuto Thelonious Monk, accompagnato Billie Holiday, suonato con il Modern Jazz Quartet e inciso la prima versione del capolavoro Waltz for Debbie. Fu proprio nel 1958 che Miles Davis lo chiamò a suonare nel leggendario Kind of Blue. Lasciò il mitico trombettista subito dopo: aveva da combattere i suoi demoni, affrontare problemi familiari e portare a termine la sfida con un avversario indomabile e d…

Questa, di questi tempi, dovremmo ascoltarla senza interruzione, 23 ore 56 minuti 4,0905 secondi al giorno, 365,256363051 giorni all’anno. I 6 minuti e 42 secondi di Peace Piece (Pièce di pace), che Bill Evans (1929-1980), gigante della musica jazz, pubblicò nell’album Everybody Digs Bill Evans (1958), non disturbano il sonno, inducono alla riflessione, conciliano la meditazione, mettono in sintonia con la parte buona della natura umana, placano gli impeti bellicosi, invitano alla trascendenza.

Fu un anno di battaglie interiori e trionfi per il tormentato pianista, che aveva già conosciuto Thelonious Monk, accompagnato Billie Holiday, suonato con il Modern Jazz Quartet e inciso la prima versione del capolavoro Waltz for Debbie. Fu proprio nel 1958 che Miles Davis lo chiamò a suonare nel leggendario Kind of Blue. Lasciò il mitico trombettista subito dopo: aveva da combattere i suoi demoni, affrontare problemi familiari e portare a termine la sfida con un avversario indomabile e disumano, il pianoforte. Per non parlare della sofferenza di essere costretto in un recinto, il jazz, che i laureati della Juilliard guardavano di traverso (lui che adorava Mozart, Beethoven, Schubert, Stravinsky e Milhaud).

Bill Evans avrebbe esultato sapendo che il giovane pianista classico Igor Levit ha aperto il recinto incidendo una magnifica versione della sua Peace Piece; che Keith Jarrett ha suonato anche Bach, Mozart e Händel; che il prodigioso Daniil Trifonov ha ripreso When I Fall in Love (nel suo ultimo My American Story: North, per la Deutsche Grammophon), che fu un suo cavallo di battaglia all’alba degli anni Sessanta. Succede quando certe composizioni – di Chopin, Gershwin o Bill Evans; non solo di Lennon & McCartney, Bacharach o Kendrick Lamar – hanno l’urgenza di una pop song. E il potere di Peace Piece.

Sul Venerdì del 29 novembre 2024

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