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Ricette. L’amore al tempo delle mele cotogne

Cotognata fresca 
È quello narrato da Giorgio Manganelli nelle sue pagine piene di passione. Tutte metafore prettamente stagionali
2 minuti di lettura

È da poco uscita in libreria una raccolta di scritti dispersi di Giorgio Manganelli che testimoniano del suo rapporto con la singolarissima figura dello psicanalista e astrologo Ernst Bernhard. S’intitola Il vescovo e il ciarlatano. Inconscio e letteratura: l’incontro con Ernst Bernhard (Sellerio, 2024, 200 pagine, 14 euro), ma non è di questo libro che vorrei parlare.

Vorrei parlare di un precedente piccolo volume di scritti di Manganelli, in questo caso inediti, pubblicati due inverni fa. Quest’ultimo s’intitola Mia anima carnale (Sellerio, 2023, 128 pagine, 13 euro). Si tratta delle lettere scritte nell’arco di un decennio da Manganelli a Ebe Flamini, educatrice, attivista, militante e partigiana con cui lo scrittore intrattenne una lunga ma spesso distante relazione amorosa. Sono pagine piene di dichiarazioni d’amore strane ed esagerate come quasi solo Manganelli sarebbe stato capace di fare.

È da poco uscita in libreria una raccolta di scritti dispersi di Giorgio Manganelli che testimoniano del suo rapporto con la singolarissima figura dello psicanalista e astrologo Ernst Bernhard. S’intitola Il vescovo e il ciarlatano. Inconscio e letteratura: l’incontro con Ernst Bernhard (Sellerio, 2024, 200 pagine, 14 euro), ma non è di questo libro che vorrei parlare.

Vorrei parlare di un precedente piccolo volume di scritti di Manganelli, in questo caso inediti, pubblicati due inverni fa. Quest’ultimo s’intitola Mia anima carnale (Sellerio, 2023, 128 pagine, 13 euro). Si tratta delle lettere scritte nell’arco di un decennio da Manganelli a Ebe Flamini, educatrice, attivista, militante e partigiana con cui lo scrittore intrattenne una lunga ma spesso distante relazione amorosa. Sono pagine piene di dichiarazioni d’amore strane ed esagerate come quasi solo Manganelli sarebbe stato capace di fare.

Una delle pagine più belle è anche la ragione per cui ho tardato a scriverne: le metafore coinvolte sono prettamente stagionali. Ecco la pagina, del 1964: “Cara la mia cotogna, tu mi sembri un morbido, sugoso frutto autunnale, di quelli che abbisognano di gran tempo per maturare tutti i loro frutti intrinseci, che vivono la loro estate assieme all’autunno, quei frutti deliziosi, voluttuosi, mielati, goccianti zuccheri interiori che hanno una lunga, afra e lazza (acerbetta) adolescenza, quando erano piccoli e duri, e legavano i denti. Ora sei nespola, ananasso, pompelmo e cotogna. E io ti voglio mangiare, ammannita sul desco delle tue lenzuola”.

Ora, quando è uscito il libro la stagione delle mele cotogne era già finita, l’anno scorso mi sono dimenticato, e quindi quest’anno eccoci qua. Le stagioni, come le parole, sono importanti, com’è importante mangiare i frutti che la natura ci mette a disposizione.

Le mele cotogne, salvo nelle conserve più gelatinose, non le mangia più nessuno, ma si può farne un’ottima pasta, senza aggiungere zuccheri, che si accompagna volentieri a formaggi, castagnacci, o per farcire brioche e cornetti, o ad accompagnare selvaggine arrostite o in umido, o come volete.

Ricetta: cotognata fresca

Ingredienti:
3 mele cotogne
Il succo di mezzo limone
10 ml di olio d’oliva
Un pizzico di sale

Come procedere:
Preriscaldate il forno a 180°. Pelate le mele cotogne col pelapatate e tagliatele a grossi pezzi, facendo attenzione a evitare tutte le parti del complesso e arzigogolato torsolo, che rimarrebbero legnose. Le mele cotogne sono molto dure: potreste far fatica, o tagliarvi, ma a volte se si sta attenti vale la pena di prendere certi rischi. Infornate le mele cotogne in una placca ricoperta di carta forno, per 40 minuti, o in ogni caso fino a quando saranno perfettamente tenere. Sbarazzatele dalla teglia e mettetele in un frullatore: frullate aggiungendo olio, succo di limone e un pizzico di sale. Lasciate raffreddare e consumate, tenendo in frigorifero, entro 4 giorni.

Sul Venerdì del 29 novembre 2024

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