Freud e l’interpretazione dei brutti sogni
di Vittorio LingiardiSettembre 1939. A Vienna i nazisti hanno preso il potere, il mondo è sull’orlo della guerra, Freud in esilio a Londra. È preoccupato, arrabbiato. War panic sono le ultime parole che scrive sul suo diario. Il cancro alla bocca lo tormenta, i ricordi lo inseguono. Fa brutti sogni. Il legame possessivo e dipendente con Anna,la figlia di cui fatica ad accettare la relazione omosessuale con Dorothy Burlingham (inseparabili), lo placa ma anche lo assilla. La fine è vicina, lo sa. E la sua mente più che mai viva. «Così era questo dottore: ottantenne aveva ancora voglia di pensare alle nostre vite», dirà Auden nella magnifica poesia in sua memoria.
A partire da questi fatti, Matt Brown inventa il suo film: Freud. L’ultima analisi (più calzante il titolo originale Freud’s Last Session, L’ultima seduta di Freud). Ispirandosi all’omonimo dramma di Mark St. Germain, racconta l’infiammato duello verbale con Clive S. Lewis, professore di Oxford convertito al cristianesimo anglicano e futuro notissi…
Settembre 1939. A Vienna i nazisti hanno preso il potere, il mondo è sull’orlo della guerra, Freud in esilio a Londra. È preoccupato, arrabbiato. War panic sono le ultime parole che scrive sul suo diario. Il cancro alla bocca lo tormenta, i ricordi lo inseguono. Fa brutti sogni. Il legame possessivo e dipendente con Anna,la figlia di cui fatica ad accettare la relazione omosessuale con Dorothy Burlingham (inseparabili), lo placa ma anche lo assilla. La fine è vicina, lo sa. E la sua mente più che mai viva. «Così era questo dottore: ottantenne aveva ancora voglia di pensare alle nostre vite», dirà Auden nella magnifica poesia in sua memoria.
A partire da questi fatti, Matt Brown inventa il suo film: Freud. L’ultima analisi (più calzante il titolo originale Freud’s Last Session, L’ultima seduta di Freud). Ispirandosi all’omonimo dramma di Mark St. Germain, racconta l’infiammato duello verbale con Clive S. Lewis, professore di Oxford convertito al cristianesimo anglicano e futuro notissimo autore di Le cronache di Narnia. Tanto Freud è veemente (Anthony Hopkins ci trascina con lui sopra le righe) quanto Lewis è pacato. Il filo conduttore è il rapporto con la fede, nevrosi infantile secondo Freud, necessità dello spirito secondo Lewis.
Un ateo e un credente, ma anche un padre e un figlio. Si danno del vigliacco e dell’egoista,poi si sfiorano e si commuovono. Due voci umane e dell’umanità. Segnati entrambi, il professore inglese dalla perdita precoce della madre e da un trauma di guerra, quello viennese dal travaglio della psicoanalisi e dalla lunga malattia.Ora che i dolori si fanno atroci, la decisione di Freud di togliersi la vita è imminente (lo farà con l’aiuto del fedele dottor Schur). Pessimista e razionale, la sua ultima seduta la fa con la morte, davanti a un Dio in cui non crede, di fronte a un aldilà che non lo attende.
Sul Venerdì del 29 novembre