Vittorio Lingiardi: la vita a colori
di Vittorio LingiardiHo tardato a guardarlo, per paura di non ritrovarlo. Parlo di Almodóvar, regista della mia vita, e del suo ultimo film, di cui temevo la stilizzazione, l’armocromia, Manhattan, l’upper class, la recitazione lussuosamente consapevole. La voce umana del 2020, altro idillio con Tilda Swinton, non mi aveva entusiasmato, mentre Dolor y Gloria del 2019 lo avevo amato moltissimo. Il tema del nuovo film, una donna malata che decide di porre fine alla propria vita, mi chiamava con urgenza e così, alle tre di un freddo pomeriggio milanese, sono andato a vedere La stanza accanto.
La storia la sapete: due amiche si ritrovano dopo anni, Martha, corrispondente di guerra, ha un tumore incurabile e Ingrid, famosa scrittrice, accetta la richiesta di starle vicino nei giorni in cui deciderà di t…
Ho tardato a guardarlo, per paura di non ritrovarlo. Parlo di Almodóvar, regista della mia vita, e del suo ultimo film, di cui temevo la stilizzazione, l’armocromia, Manhattan, l’upper class, la recitazione lussuosamente consapevole. La voce umana del 2020, altro idillio con Tilda Swinton, non mi aveva entusiasmato, mentre Dolor y Gloria del 2019 lo avevo amato moltissimo. Il tema del nuovo film, una donna malata che decide di porre fine alla propria vita, mi chiamava con urgenza e così, alle tre di un freddo pomeriggio milanese, sono andato a vedere La stanza accanto.
La storia la sapete: due amiche si ritrovano dopo anni, Martha, corrispondente di guerra, ha un tumore incurabile e Ingrid, famosa scrittrice, accetta la richiesta di starle vicino nei giorni in cui deciderà di togliersi la vita con una pastiglia letale acquistata illegalmente dal dark web. Tema perfetto per il melodramma, come nelle corde di Almodóvar, e invece niente: La stanza accanto è un film misurato, per nulla lacrimoso, sulla forza dell’amicizia, il valore dell’autodeterminazione, la consolazione dell’arte. Al buio della morte si oppongono i colori, le infinite armonie della bellezza; al suo silenzio, si oppongono le parole, le infinite gradazioni del pensiero. Quando non c’è speranza di salvezza e il futuro è solo un’agonia, molti vorrebbero la libertà di decidere quando è il momento di chiudere la porta della propria vita. Per questo è importante che La stanza accanto sia abitata da chi sa rispettare la dignità di questa decisione.
«Se siamo padroni della nostra vita dobbiamo esserlo anche della nostra morte», dice il regista, a sottolineare il significato politico del suo film. Noi siamo d’accordo, eppure sentiamo, in questa storia colorata e sobria,che parla più di vita che di morte, qualcosa che non torna, l’ombra geometrica di una complessità rimossa.
Sul Venerdì del 27 dicembre 2024