ncora semincosciente, forse in preda ai fumi dell’alcol della notte di Capodanno, nelle prime ore del nuovo giorno ho avuto straordinarie visioni di quel che ci aspetta in questo distopico 2025. Dovevo aspettarmelo. Nessuno resta fino in fondo presente a se stesso, dopo aver subito, nell’ordine: il solito cenone fine di mondo (a base di affettati italici e fieramente sovranisti, insalata russa ma non putiniana, scodelloni di tortelli in brodo, lenticchie con “maiale ripieno di porco”, come diceva Fiorello quando imitava il Califfo, panettoni e torroni a volontà); la solita penosissima diretta canora della patriottica Rai Uno con annesso conto alla rovescia (stavolta dalla ridente Reggio Calabria, per l’occasione impavesata come neanche ai tempi dei Bronzi di Riace): il solito brindisi di rito con i pochi amici affamati e affezionati; le solite quattro miccette tristanzuole sparate in modo equo e sostenibile dal balcone, schivando le bombe carta esplose allegramente dai vicini; il soli…
ncora semincosciente, forse in preda ai fumi dell’alcol della notte di Capodanno, nelle prime ore del nuovo giorno ho avuto straordinarie visioni di quel che ci aspetta in questo distopico 2025. Dovevo aspettarmelo. Nessuno resta fino in fondo presente a se stesso, dopo aver subito, nell’ordine: il solito cenone fine di mondo (a base di affettati italici e fieramente sovranisti, insalata russa ma non putiniana, scodelloni di tortelli in brodo, lenticchie con “maiale ripieno di porco”, come diceva Fiorello quando imitava il Califfo, panettoni e torroni a volontà); la solita penosissima diretta canora della patriottica Rai Uno con annesso conto alla rovescia (stavolta dalla ridente Reggio Calabria, per l’occasione impavesata come neanche ai tempi dei Bronzi di Riace): il solito brindisi di rito con i pochi amici affamati e affezionati; le solite quattro miccette tristanzuole sparate in modo equo e sostenibile dal balcone, schivando le bombe carta esplose allegramente dai vicini; il solito sonnacchioso ma propiziatorio Mercante in fiera, rigorosamente fissato intorno alle 4 del mattino. Inebriato, o piuttosto inebetito da cotanta baldoria, ho visto cose che voi umani. Ho visto Meloni, sorridente e serena in un caldo maglione natalizio, che la piantava di urlare come un’ossessa contro i complottisti e i comunisti, faceva gli occhi languidi e quasi baciava sulle labbra Schlein, come Breznev e Honecker in quel famoso frammento preistorico di socialismo reale.
Ho visto Salvini – finalmente in pace coi pensieri e i pubblici ministeri, coi migranti e i cantanti – che cingeva dolcemente al collo il mite e mitico Ghali, amico ritrovato e non più nemico giurato. Ho visto un Berlusconi giulivo e redivivo, sorridente come ai tempi della Bicamerale con D’Alema, stretto stretto a un Travaglio in odore di santità, ai piedi di un albero di Natale. Poi ho visto anche la mia amica Fagnani che abbracciava un Mammucari felice dopo un probabile trapianto di cervello, Zidane e Morgan che facevano pace rispettivamente con Materazzi e Bugo, e infine persino Selvaggia Lucarelli che quasi limonava con un Fedez incredibilmente pago e compiaciuto, dunque reduce da qualche affaruccio con un capo ultrà del Milan o dal festoso pestaggio di un buttafuori. «Caspita che anno formidabile ci aspetta!», mi sono detto tra il lusco e il brusco. Poi, all’improvviso, è arrivata quella santa donna di mia moglie, che mi ha scosso e mi ha urlato: guarda che non stai anticipando il futuro, stai solo smanettando con il cellulare… Non ci potevo credere. In un sussulto di consapevolezza, mi sono accorto che in effetti avevo in mano lo smartphone, e stavo guardando quasi ipnotizzato un video-fake pazzesco, generato mostruosamente bene da Open AI. Sono stato uno stupido: come ho fatto a non pensarci subito? È tutto, sempre e solo una finzione. Neanche l’Intelligenza Artificiale può sostituire la nostra demenza naturale. Buon 2025, umani.