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La Parigi di Frida Kahlo

L’artista messicana Frida Kahlo (1905-1954) (Getty images) 
ORA D’ARIA Il viaggio europeo della pittrice messicana, tra grandi successi e parolacce
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Trockij era molto all’antica, e riteneva sconveniente che le donne fumassero; così Frida Kahlo e la bellissima Jacqueline, moglie del surrealista André Breton, andavano in cortile –il meraviglioso patio esuberante della Casa Azul, dove Frida e il marito Diego Rivera ospitavano il rivoluzionario: i due francesi, nello studio di Diego. Era l’aprile del 1938, Breton vide per la prima volta le opere di Frida, e decretò (era asseverativo) che le avrebbe fatto una mostra a Parigi. Frida era contenta anche di star lontana dalla pistola del marito, che era traditore e geloso, e minacciavai suoi spasimanti (ma non fu lui a assassinare Trockij, bensì uno staliniano, zio come si sa di Christian De Sica, che beninteso non era ancora nato).

Frida salpò da New York, dove, Depressione o no, una sua mostra aveva venduto metà dei …

Trockij era molto all’antica, e riteneva sconveniente che le donne fumassero; così Frida Kahlo e la bellissima Jacqueline, moglie del surrealista André Breton, andavano in cortile –il meraviglioso patio esuberante della Casa Azul, dove Frida e il marito Diego Rivera ospitavano il rivoluzionario: i due francesi, nello studio di Diego. Era l’aprile del 1938, Breton vide per la prima volta le opere di Frida, e decretò (era asseverativo) che le avrebbe fatto una mostra a Parigi. Frida era contenta anche di star lontana dalla pistola del marito, che era traditore e geloso, e minacciavai suoi spasimanti (ma non fu lui a assassinare Trockij, bensì uno staliniano, zio come si sa di Christian De Sica, che beninteso non era ancora nato).

Frida salpò da New York, dove, Depressione o no, una sua mostra aveva venduto metà dei quadri, e lei era stata incensata dal “carnevale” mondano e culturale di Manhattan. Nel catalogo, Breton la presentava come la «perniciosa farfalla» del marito marxista; ma fu a N.Y. che la definirono “pittrice in proprio”, disgiungendola dal muy distinguido pintor Diego Rivera – dal ’33 lei ripeteva che Diego «per essere un ragazzino» se la cavava molto bene, «mail grande artista sono io».

Nel gennaio del ’39, l’Europa non sapeva di essere instabile, Hitler era stato “fermato” con gli accordi di Monaco e il regime spagnolo di Franco riconosciuto. «Queste democrazie del c. non valgono una cicca», scrive al marito Frida, sempre molto colorita anche nel linguaggio (leggere per credere la mitica biografia Frida di Hayden Herrera, ora da Gramma Feltrinelli): «Questi marci buoni a nulla degli europei sono la causa di tutti gli Hitler e di tutti i Mussolini, e si comportano come maiali con i rifugiati messicani (i lealisti della guerra civile spagnola). I surrealisti stanno ore al caffè a parlare di arte e rivoluzione, e nessuno di loro lavora (sottolineato)».

Quel f. di p. di Breton non aveva fissato la galleria e non era andato a sdoganare i quadri – sarà Marcel Duchamp a occuparsi della mostra. Il vernissage, racconta Jacqueline Breton, fu animatissimo. Joan Miró abbracciò Frida, grosse lodi le aveva tributato Kandinskij, e congratulazioni erano venute da Picasso, Tanguy, Paalen e «tutti i gran caca del surrealismo» – insomma, deve ammettere la pittrice, un successo. Frida piacque anche al mondo della moda, Vogue mise in copertina le sue mani ingioiellate, ed Elsa Schiaparelli disegnò un abito Madame Rivera, ispirato ai suoi sgargianti costumi tehuani. Ma lei a Parigi non comperò indumenti, perché «essendo una tehuana non porto nemmeno le mutande e le calze».

Sul Venerdì del 10 gennaio 2025

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