Ricette. Dhal: quando lenticchia significa casa
di Tommaso MelilliDedorah Levy è una delle più importanti scrittrici inglesi viventi, e con ogni probabilità una di quelle che negli ultimi anni stanno maggiormente influenzando la letteratura occidentale contemporanea. Ha scritto e continua a scrivere romanzi, ma la definitiva celebrità è dovuta a tre libri, legati fra loro, che l’autrice definisce un’autobiografia in movimento. I tre libri, pubblicati con grande merito e coerenza tutti lo scorso anno da NN Editore, s’intitolano Cose che non voglio sapere, Il costo della vita e Bene immobile.
Il titolo originale di quest’ultimo è Real Estate, e parla di quella parte della vita che riguarda le case dove abitiamo, dove abbiamo abitato, dove verosimilmente abiteremo e anche e soprattutto di quelle che non ci potremo permettere mai. In ge…
Dedorah Levy è una delle più importanti scrittrici inglesi viventi, e con ogni probabilità una di quelle che negli ultimi anni stanno maggiormente influenzando la letteratura occidentale contemporanea. Ha scritto e continua a scrivere romanzi, ma la definitiva celebrità è dovuta a tre libri, legati fra loro, che l’autrice definisce un’autobiografia in movimento. I tre libri, pubblicati con grande merito e coerenza tutti lo scorso anno da NN Editore, s’intitolano Cose che non voglio sapere, Il costo della vita e Bene immobile.
Il titolo originale di quest’ultimo è Real Estate, e parla di quella parte della vita che riguarda le case dove abitiamo, dove abbiamo abitato, dove verosimilmente abiteremo e anche e soprattutto di quelle che non ci potremo permettere mai. In genere, ma è una mia idiosincrasia personale, questo tipo di argomento mi urta. Proiettare la propria identità sulle case che possediamo o che vorremmo possedere, e credere che si possano risolvere i propri problemi esistenziali trovando la casa giusta: questo tipo di racconto, in un libro, in genere tradisce un privilegio di classe.
Varie volte, tangenzialmente ad altri argomenti, Levy racconta di aver cucinato un dhal (o dal, o dahl) una zuppa di lenticchie indiana: in particolare in un momento di difficoltà economica e con una figlia molto piccola, Levy è particolarmente fiera di riuscire comunque a scrivere, la notte. Questo insistere sulle lenticchie mi ha ricordato un passaggio di un’altra grande scrittrice, Joan Didion, che in The White Album raccontava di riuscire a fare molte cose, tra cui ricordarsi di “mettere le lenticchie in ammollo il sabato sera per la zuppa della domenica”. Purtroppo per Joan Didion, le lenticchie non si mettono in ammollo: Didion con ogni probabilità non cucinava davvero, le piaceva solo farlo credere. Le lenticchie in molte culture rappresentano i soldi, e Levy sembra saperlo molto bene, e le sa anche cucinare.
Ricetta: dahl
Ingredienti per 4 persone:
400 g lenticchie gialle decorticate
1 cucchiaio di curcuma
4 cm di zenzero fresco
2 cucchiai di burro chiarificato
1 cipolla
2 spicchi d’aglio
1 cucchiaio di semi di cumino
Coriandolo fresco e peperoncino se piace
Come procedere:
Lavate sotto acqua corrente le lenticchie e scolatele. Portatele quindi a bollore in acqua salata, e appena faranno schiuma scolatele di nuovo lavandole ancora una volta. (Questo procedimento le rende più digeribili e meno amare). Affettate la cipolla, l’aglio, lo zenzero e il peperoncino spezzato e soffriggeteli, in una pentola, nel burro chiarificato per 8 minuti. Aggiungete la curcuma e il cumino e continuate a soffriggere altri due minuti a fuoco basso. Versate quindi le lenticchie e un litro e mezzo di acqua calda. Lasciate cuocere per almeno un’ora, fino a quando le lenticchie cominceranno a disfarsi e diventeranno cremose e dense. Servite con coriandolo fresco accompagnando con riso, o roti, o parotha.