Amor alberato, ti vivo, né sorto, né schivo, né corto. Tu, Fintroppa, tu esalatrice di primi respiri. Tu pene dei miei stivali e tacco dei miei quintali. Sofferenza del mio senza e del mio cardio. Pulce di una luce cane. Ballo delle mie trame: dimmi, chi è il più fratello in sto’ parentame? Non rispondermi subito: aspetta che io ci e ti ripensi. Amor m’alato, abbi guarigione di te, e ch’io t’abbi…